Se lo avete letto, probabilmente vi ricorderà un personaggio di Giancarlo De Cataldo in Romanzo Criminale: Lucio Fabiani, detto Scrocchia (ispirato a Edoardo Toscano, l’Operaietto della Banda della Magliana). Ma la parola compare anche in una puntata di Futurama (e qui stratta di deliziosi gamberetti fritti che si rivelano essere degli alieni bellicosi). Ma lo scrocchiazeppi c’è pure in Distretto di polizia…
Scrocchiazéppi s. m. e f. [comp. di scrocchiare e zeppo], roman. – Persona, e soprattutto bambino o ragazzo (o bambina o ragazza) magro e di costituzione gracile (quasi a dire che, nei suoi movimenti, fa scrocchiare le ossa come se fossero dei fuscelli, degli stecchi).
Eh, sì, perché lo zeppo è il fuscello, il pezzetto di legno corto e sottile. Perciò uno scrocchiazeppi è quella persona tutta pelle e ossa che quando l’abbracci, essendo secca secca, scrocchia come un tocco di legno.
Potere dei dialetti – in questo caso di quello romanesco – mettere al mondo parole che suonano meglio di altre. E “suonare”, in questo caso, non è detto a caso.
2 comments
Un bacio da una ex scrocchiazzeppa.
Ah, qualche luna fa, pure io. Anche se ho sempre avuto braccia forti, meglio dette “braccia rubate all’agricoltura”.
Baci!
😉
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