Tipografo, pod, pos… se voglio stampare il mio libro, cosa devo fare?

L’autore indie può scegliere di pubblicare solo in digitale ma molti non vogliono rinunciare al cartaceo; ecco qualche suggerimento per scegliere al meglio.

Prezzo del libro di carta, dell’ebook, vita da selfpublisher… cosa non abbiamo detto? Quanto costa a un autore, indie, stampare il proprio libro da sé. Conviene? Meglio il pod (print on demand)? O il pos (print on sale)? E soprattutto: cosa sono?

Per realizzare un ebook i costi – a parte editing, traduzione, correzione bozze, impaginazione e conversione (mobi, epub 2 o epub 3), copertina (da 50 a migliaia di euro), isbn spesso è gratuito, altrimenti siamo sugli 80 euro) – riguardano la messa online sulla piattaforma che, di norma, trattiene il 30% del prezzo di copertina.

La stampa è una faccenda più complessa. Per prima cosa, inutile dirlo, i prezzi scendono, se si stampano più copie. Però i testi da qualche parte vanno tenuti… avete idea di quanto spazio occupino mille libri?!

E poi, ovvio, non basta produrli, i libri tocca farli arrivare al lettore, portarli nelle librerie (non certo quelle di catena, ma in molte librerie indipendenti è possibile lasciarli
in conto vendita, con l’ovvio sconto di copertina del 30-40%), organizzare presentazioni…

Veniamo ai costi: difficile essere precisi, perché dipende dal numero di pagine, dalle dimensioni (14-15x21) e dalla carta usata. Comunque, immaginando che si tratti di 250 cartelle, si va dai 2,50 ai 4 euro a copia (a cui si deve aggiungere l’iva al 22% e il trasporto).

E se voglio realizzare poche copie, stampare solo quando il libro viene effettivamente acquistato e pure distribuirlo? Le piattaforme che offrono questi servizi sono diverse: Lulu, ilmiolibro, YouCanPrint, Blurb, BookBaby…

Per esempio se andate su StreetLib – un tempo si chiamava Narcissus e offre svariati servizi – potete optare per il pod  e stampare e ricevere a casa anche piccoli quantitativi (il minimo qui sono 50 copie). Costi? Per un ordine di 50 libri di circa 200 pagine, si parla di 172 euro (sono comprese la preparazione del file per la stampa, l’adattamento della copertina, l’sbn e la spedizione). Quindi parliamo di 3,44 euro a copia.

Oppure ecco il pos, il print on sale, che ha un costo di 40 euro a titolo (è un forfait quindi è svincolato dalle caratteristiche del testo) più le spese di stampa. Con il pos il titolo viene effettivamente stampato soltanto al momento dell’acquisto (quindi dimenticate il magazzino) e distribuito: non ci sono anticipi sui costi di stampa e la piattaforma si occupa della distribuzione e vendita su Amazon. Il che significa? Il lettore, oltre alla versione digitale, potrà acquistare tramite Amazon la copia cartacea (con tanto di spedizione gratuita per i clienti Prime) del vostro libro.

I costi? Non variano in base al formato ma dipendono dal numero delle pagine e dal prezzo di vendita. Per avere una idea piuttosto precisa andate qui: inserite il numero delle pagine (mettiamo 250) e indicate il prezzo di copertina (scegliamo 9,99). Ecco le vostre royalty:

Costi pos StreetLib

Su Amazon trovate CreateSpace che vi permette di stampare il vostro libro, dotarlo di un isbn, metterlo online e venderlo on demand. Se ne avete bisogno, vi fornisce anche i soliti servizi editoriali (impaginazione, consulenza…). Prezzi? Anche qui le opzioni sono tante, a cominciare dal fatto che si può optare per un profilo standard (che non costa alcunché) o per un profilo pro che costa per ogni titolo 39 dollari più 5 dollari di tassa di iscrizione annua (e consente sconti per chi compra e maggiori guadagni per chi vende). Sulla pagina del sito relativa ai costi è possibile farsi una idea, caso per caso, dei royalty.

E i contro? Sempre che ce ne siano... Ci spiega tutto Marco Amato: «Create Space è attivo in Italia ma il pannello di controllo è ancora in inglese. Pagano direttamente con bonifico su conto corrente italiano. La vera difficoltà è la compilazione del modello che loro chiamano Tax Information Interview. Si compila la prima volta soltanto. Si suda e via! Va compilato anche su KDP (cioè Kindle Direct Publishing), il self publishing di Amazon. L’unica differenza è che su Amazon si compila in italiano, su Create Space in inglese. E alcuni termini giuridici in inglese possono essere ostici. Questo documento serve per dichiarare (sotto pena di spergiuro!) che non si è cittadini americani e che i proventi non derivano da vendite negli Stati Uniti.»

Come vedete, prima di tutto dovete capire di cosa avete bisogno e quali sono le difficoltà che volete bypassare: spendere poco, non fare magazzino, poter scegliere al meglio carta e impaginazione, toccare con mano e non limitarvi a una panoramica online, avere un interlocutore in carne e ossa con cui discutere le diverse soluzioni... Ovviamente le piattaforme hanno il vantaggio di essere state “testate” da molti autori ma un bravo stampatore può aggiungere una cura diversa all’intero processo.

Se avete dubbi o domande, scrivetemi! E se vi va, raccontate la vostra esperienza qui nei commenti.

14 Risposta

  1. aldo

    Scusa, ma ti sei dimenticata di quegli editori che stampano il tuo libro chiedendo solo un contributo alle spese, per esempio un forfait oppure ti chiedono di comprare almeno 300 copie. Ti risparmi la fatica, gli errori e i mal di pancia. E in più i hai un editore, vuoi mettere? 🙂

  2. Questo è il MIO post, grazie. Torno dopo per un commento, cercherò di sintetizzare, con la mia esperienza recente proprio con StreetLib e CreateSpace.

  3. Marco Amato

    Se posso aggiungere in realtà Create Space è pienamente attivo in Italia. Il problema è il pannello di controllo ancora in inglese.
    Pagano direttamente con bonifico su conto corrente italiano.
    L’unica vera difficoltà è la compilazione del modello che loro chiamano
    Tax Information Interview. Si compila la prima volta soltanto. Si suda e via. 😀
    Tale modello va compilato anche su KDP ovvero Kindle Direct Publishing. Il self publishing di Amazon.
    L’unica differenza è che su Amazon si compila in italiano, su Create Space in inglese. E alcuni termini giuridici in inglese possono essere ostici.
    Questo modello che Amazon impone di compilare serve per dichiarare (sotto pena di spergiuro… formula americana che fa sorridere a noi italiani :D) che non si è cittadini americani e che i proventi non derivano da vendite negli Stati Uniti.

    • Santo subito! Non riuscivo a trovare dati congruenti. Integrerò il post con il tuo commento, virgolettato, se posso.

      • Marco Amato

        ahah anche senza virgolette… e sul santo poi… tralasciamo XD

  4. Temo di dover attendere Katch, ora se clicco esce subito quello di Zivago, per sentire il mio nome (wow): non ho il browser giusto, Dio se sono impedita.
    Comunque, dal punto di vista tecnico informatico nessuno ne sa più di Marco qui sopra, per cui mi astengo, aggiungo quindi che StreetLib mette lui il libro nelle varie piattaforme, ed è tutto gratuito, anche il codice ISBN, la contropartita è che all’autore resta il 60% del prezzo di copertina, mentre con Amazon. Ma non ci sono esborsi di alcun tipo, per cui se si è bravi da soli, o si hanno amici competenti davvero non si fanno investimenti alla cieca. Di CreateSpace posso parlare solo benone! Ho inviato più mail e le risposte sono sempre velocissime ed esaustive, nonché ricche di “You have a fantastic day” e similari che mi mettono di buon umore. Quindi lo super consiglio. Anche StreetLib tutto sommato funziona. CreateSpace consente all’autore di comprare in super sconto tutte le copie che vuole, sulle quali non percepisce le royalty, però se le rivende a prezzo pieno ha già un ricavo, questo anche prima delle commercializzazione per visionare il prodotto finito e poterlo ancora correggere, inoltre visualizza subito i report di vendita, StreetLib invece dopo un mese. Le copie acquistate direttamente da CreateSpace vengono stampate negli USA e mi sono arrivate un mese prima della data prevista di consegna, usando una spedizione standard per non avere spese eccessive di trasporto. il cartaceo finito è molto ma molto ben fatto, le pagine un po’ leggerine, ma la copertina fantastica. Sulla copertina ecco CreateSpace ha template galattici, con un po’ di manualità e una buona base, io avevo l’illustrazione di un’amica grafica professionista, escono cose davvero non artigianali nel senso povero del termine. Io credo che sia un’esperienza da fare, nel senso per non lasciare opere nei cassetti, ma le questioni da affrontare sono tante e un po’ di tempo lo si perde, questo va messo in conto.

    • Marco Amato, lo so, è bravo. E infatti lo costringeremo a lavorare per noi, ma questa è un’altra storia.
      Grazie per il commento che, anche nel tuo caso, è un altro post… penso che questa sia la parte più utile del blog. Grazie davvero.

    • Pagine leggerine? Non mi sembra. Non sono veline come in una brossura della TEA per dire. Somigliano più alle pagine dell’ultima edizione de Il piccolo principe della Bompiani, ma non patinate. Insomma, qui è arrivato proprio ben fatto! 🙂

  5. Ok, ora mi sono sentita, ho avuto il mio momento di gloria! 😀 rimane seria la questione perché diavolo alcuni editori fanno solo l’e book senza il POD? Nomi? Aliberti. Se passa di qua o dal Periscope e ci risponde noi gli diciamo grazie grazie, visto che nonostante alla loro mail con la proposta di pubblicazione solo in e book io abbia risposto “e il pod?” e nonostante il loro classico “rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento” non mi hanno più detto nulla. Forse hanno già inteso che sono una spacca balls e manco il digitale vogliono più farmi!

  6. […] vorreste comunque essere letti. Avete perciò bisogno di un sistema che vi consenta di mettere in vendita il vostro libro. Avete bisogno di una piattaforma di selfpublishing. Ne esistono molte: Amazon, […]

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