Chi fa cosa? – L’editor e l’agenzia editoriale

Per un non addetto ai lavori la filiera editoriale può apparire alquanto misteriosa… questa nuova rubrica settimanale sarà dedicata alle figure che operano in editoria così da sapere sempre a chi rivolgersi e perché.

Pensate a un editor come a un personal trainer. Solo che invece di badare alla forma fisica di una persona, si occupa della “salute” di un testo. Si pone il problema dell’efficacia di una storia, valuta la sua struttura innanzitutto e poi le parti che la compongono: azione, dialoghi, descrizioni… e i personaggi? Anche loro, ovvio. Prima guarda allo scheletro – suggerisce migliorie, ipotizza soluzioni – poi pensa ai muscoli e alla pelle: si preoccupa cioè della forma e della voce dell’autore (sperando ne possieda una).

Un editor migliora ciò che c’è e segnala all’autore quello che ancora manca nel suo testo

Un editor non scrive al posto dell’autore. Se lo fa, i casi sono due: vorrebbe fare l’autore (male), l’autore non è in grado di fare da solo (malissimo!). Un editor a mio avviso migliora ciò che c’è e segnala all’autore ciò che ancora manca. E lo accompagna nel percorso, perché scrivere è un mestiere per chi osserva con attenzione la vita e il mondo – e quindi deve per forza di cose viverlo e sperimentarlo – ma costringe l’autore ad abitare anche i cantucci: bisogna ritirarsi per scrivere, stare da soli. Bisogna aspettare, avere pazienza. E spesso ci si sente non solitari ma soli. E poi ci sono le ansie, le incertezze… In effetti, aver studiato psicologia può essere d’aiuto!

Un editor di solito lavora all’interno di una casa editrice ma può – come nel mio caso – essere un esterno e collaborare con gli autori, gli editori e le agenzie letterarie. Si tratta quindi di lavorare come freelance e magari far parte di una agenzia editoriale.

Alcune agenzie editoriali sono un nodo intermedio tra agente e autore

Una agenzia editoriale è un network composto da redattori, correttori bozze, traduttori, revisori, grafici… è una realtà che fornisce servizi, appunto, editoriali. Quindi lettura e valutazione dei testi (narrativa e saggistica), editing ma anche correzione bozze, traduzioni, revisioni di traduzioni. Può occuparsi dei paratesti, della stesura delle bandelle e della quarta di copertina… Insomma, si tratta di offrire tutte le competenze e professionalità che permettono a un testo (ma anche a un giornale) di essere pronto per la stampa o venire affidato alle cure di un agente.

Alcune agenzie diventano infatti un nodo intermedio tra agente e autore: ormai la prima grande fatica è farsi rappresentare, il problema della pubblicazione è secondario. E le agenzie editoriali – ricevendo testi da leggere, valutare, editare… – si occupano di fare scouting e proporre i dattiloscritti più validi alle realtà che ritengono adatte.

Selfpublishing, promozione, comunicazione social ma anche recupero diritti... 

Oggi si aiutano molto anche gli autori che devono fare i conti con il digitale. Sia selfpublisher, sia scrittori che vogliono recuperare i diritti di uno o più titoli o autopubblicare testi ormai fuori collana e magari rimetterli a disposizione dei lettori nelle piattaforme online. Come si fa un ebook? Se voglio autopubblicare quale piattaforma scelgo? Ebook, cartaceo o tutti e due? Cosa è il print on demand? E il print on sale? E per la fiscalità? Ecco alcuni dei dubbi che una agenzia editoriale può aiutare a chiarire. In questo caso si crea per l’autore una rete di consulenti, grafici, correttori… A conti fatti si replica, in piccolo, la filiera editoriale con un occhio di riguardo per la promozione e la comunicazione social.

Ogni agenzia editoriale, è chiaro, ha le proprie peculiarità ma come vedrete è una realtà molto diversa da una agenzia letteraria – ne parleremo la prossima puntata – anche se il lavoro di entrambe si completa e integra. Un testo letto con attenzione, ben valutato e revisionato, e messo nelle mani di un agente capace ha maggiori probabilità di trovare “casa”.

8 Risposta

  1. Di editor proprio come avviene per ogni professione, ce ne sono di validi e di meno validi 😀 con l’importante variabile che occorre entrare in sintonia con l’autore a prescindere quindi dalle reali capacità. Io so che quando il personal trainer mi assesta un cazzotto (occhei al testo, non a me) vado al tappeto, un attimo prima del suono del gong mi rialzo e la ritirata che pareva l’unica soluzione fino a poco prima, si trasforma in un nuovo round. Eh.
    Rispondo qui alla tua domanda sotto: ho in kindle sul pc. E dimmi un giorno per settimana prossima.
    Grazie bacione

    • Con l’editor è come dallo psicologo. Ci deve essere fiducia reciproca, tocca saper incassare, tocca saper reagire e tocca essere sinceri. Cose da poco! 😉

  2. Sei un “life coach” solo che la “life” in questo caso è la vita della storia stessa, più che dell’autore 😉

  3. Ti sembrerà un domanda stupida (o magari ti darà l’idea per il prossimo post), ma il direttore (o curatore) editoriale di una collana non dovrebbe essere la figura preposta alla scelta dei testi pubblicabili in data collana, che rispettino la linea editoriale con continuità tra gli altri pubblicati? E’ la prassi che il curatore “curi” il testo, mettendo davanti all’autore cambi di nome, vita o morte di un personaggio, ribaltamento del finale, taglio delle parti, arrivando a dimezzare uno scritto? Giusto per capire…

    • Be’, Barbara, direi che questo curatore è anche un editor. Ci può stare. Può sia scegliere i testi – romanzi o racconti – sia dare indicazioni editoriali qualora i lavori abbiano problemi tali per cui sarebbe impossibile includerli nella collana/raccolta. L’editor non impone, comunque, al massimo suggerisce. E se l’autore è in disaccordo… Dimezzare uno scritto non è di per sé un sacrilegio se esiste una motivazione narrativa. Dimezzarlo perché se fossimo l’autore faremmo così: questo è il problema 😉

      • Quel che pensavo anch’io, semplicemente con un po’ di buon senso. Ma si leggono cose strane in giro 😉

  4. Editor come personal coach: non l’avevo mai pensata così, eppure penso sia davvero un paragone azzeccato.
    Talvolta leggo anche che l’editor è anche amico dello scrittore. Certamente, se il rapporto editor-autore è roseo, il lavoro scorre molto meglio, come in qualsiasi altro contesto. Però l’editor non deve mai dimenticare che è un professionista e che sta lavorando. Sennò cade il confine tra lavoro e amicizia, con sgradevoli ripercussioni sul testo, magari eliminando o non considerando alcune (gravi o no) incoerenze perché “magari XX si offende”.

  5. […] se non giorni su una singola frase, aveva problemi di spelling. Per quanto riguarda Perkins: l’editor non è un correttore bozze. Può fare il correttore bozze (quasi tutti cominciano da lì) ma non […]

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