Gasp! I numeri delle vendite dei fumetti sono introvabili?

Tocca insomma arrangiarsi chiedendo agli esperti (e pure loro si arrangiano) oppure fidarsi delle cifre che dichiarano gli editori. E il digitale che numeri fa? 

Comic books e graphic novels non hanno mai smesso di affascinare gli appassionati di tutto il mondo. Anzi, negli ultimi anni hanno conquistato nuovi lettori (soprattutto donne e bambini) e pure spazi normalmente preclusi (vedi il premio Strega).

Fornire dati sulle vendite non è cosa semplice però, perché gli editori, sia in Italia sia per esempio negli Stati Uniti, mantengono il riserbo o forniscono numeri parziali. Tocca quindi analizzare quelli dei distributori, il che vuol dire, ahimé, non conteggiare la grande distribuzione, l’online e le edicole.

Nel 2015, per esempio, il mercato dei fumetti negli Stati Uniti e in Canada ha superato il miliardo di dollari di vendite: 1,03 miliardi di dollari per l’esattezza (+ 10% rispetto al 2014). In Italia il mercato è decisamente più ristretto ma è comunque il quarto per fatturato dopo Giappone, Stati Uniti e Francia. Al quinto posto? La Spagna.

Per le cifre, come detto, tocca arrangiarsi. Una ottima fonte è il sito Fumettologica diretto da Matteo Stefanelli, professore di linguaggi audiovisivi all’Università cattolica di Milano, che per ottenere i dati utilizza il database di Arianna, intervista gli editori, tiene conto dei numeri forniti dalle fiere e da IBS. «Considerando tutto – librerie, edicole e fumetterie – dovremmo essere intorno ai 200 milioni di euro all’anno».

Per sapere quanto vendono i fumetti di Sergio Bonelli Editore? Bisogna fidarsi delle cifre che ci fornisce “190mila al mese per Tex Willer, 110mila Dylan Dog, 250mila complessive tra Julia, Nathan Never, Zagor, Martin Mystère e gli altri albi periodici. Diabolik dovrebbe vendere ancora intorno alle 100mila copie” (fonte Il Post). Lo stesso vale per la modenese  Panini Comics, che nel 2013 ha acquistato la Disney Periodici, la perugina  Star comics e RW edizioni di Novara che possiede la licenza DC Comics (Batman, Flash, Superman…): per i dati è necessario chiedere ai produttori.

Se si varcano le porte di una libreria e si vogliono acquistare graphic novel – probabilmente di Zerocalcare (che vende intorno alle 100mila copie) e Gipi, i nomi che da noi hanno maggiore successo – basta dare un occhio tra le pubblicazioni della Bao publishing, di Rizzoli Lizard, Coconino Press (di proprietà di Fandango); TunuéShockdomBeccogiallo.

E in libreria da qualche anno le vendite di fumetti fanno numeri più che interessanti – e i librai se ne sono accorti – basti pensare che Bao realizza il 30 percento delle proprie vendite nelle fumetterie e il 70 nelle librerie. E i titoli degli autori meno noti? Se hanno successo, vendono anche 10mila copie.

Il digitale, invece, da noi arranca e fa numeri molto piccoli. In questo caso non è solo un problema di passione per “il profumo della carta”: il lettore di fumetti è spesso un collezionista e il collezionista vuole toccare con mano e rimirare i propri testori. E il digitale in questo senso regala poche soddisfazioni.

Il problema maggiore è in realtà il formato: per godersi un fumetto bisogna avere una visione di insieme della pagina ma per leggerlo è necessario zoomare e ingrandire le vignette. Inoltre i formati dei fumetti non sono standard: per esempio, leggere su un tablet i comic books americani è decisamente più agevole (e infatti lì i dati sulle vendite digitali non sono male) che farlo con un graphic francese.

E poi c’è lo scroll delle pagine: sarà banale sottolinearlo, ma un fumetto non è un libro! È nata per questo motivo Verticomics,  prodotta da Mirko Oliveri ed Enrico Deleo, una app che ottimizza la lettura su smartphone e tablet e consente la visione verticale delle vignette, cioè dall’alto verso il basso. Verticomics è anche un negozio digitale e propone un titolo gratis ogni giorno: tutti i fumetti possono essere scaricati sul proprio dispositivo e quindi essere letti anche senza connessione.

Interessante è anche Bubble Zoom la funzione introdotta da Google Play Books che permette aumentare la dimensione dei balloon senza zoomare sull’intera pagina e al momento è disponibile soltanto sui fumetti Marvel e DC.

E staremo a vedere, è il caso di dirlo, se anche la tecnologia aiuterà le vendite dei fumetti.

7 Risposta

  1. Un venditore di fumetti che conosco aveva una teoria interessante, quasi cospiratoria: che gli editori di fumetti non volessero far notare il loro settore a quelli di libri (come Mondadori) per non attirare in scena un altro attore a rosicchiare un ambito in cui le vendite, anche quando son buone, non danno poi questo enorme guadagno – almeno per il fumetto popolare da edicola, (che un tempo era) a basso prezzo. Un giorno, chiederò se è ancora dell’idea.

    Riguardo alle difficoltà di leggere su dispositivi elettronici, dirò solo che forse, qui in Italia, non ci si fa troppi problemi, ma solo se è gratis 😛 e che anche su carta possono esserci problemi – quando un fumetto è in brossura, ogni splash page vien fuori mutilata! 🙁

    • Bella questa teoria vagamente complottista! Grazie, Daniele 😉
      Comunque la difficoltà a reperire i numeri è una caratteristica dell’editoria. Le classifiche? Una panzana (sono stime, proiezioni e sono parziali). E se ti affidi agli editori dovresti credere alle fascette… e insomma, se credo alle fascette allora devo credere alle scie chimiche!
      Gratis aiuta sempre anche la tecnologia 😉
      Alla prossima!

  2. Non m’intendo di numeri, ma ogni volta che la parola fumetto m'”appare” all’orecchio, penso seriamente di mettere mano alla fondina e correre da mio fratello… Che qualche anno fa prese la nostra formidabile collezione di famiglia di Classici di Walt Disney e di Topolino e la infilò nel cassonetto manco fossero cartoni per la pizza. Erano tutti numeri degli anni 60, 70 e 80!!!
    Ci dovrà pur essere un giudice (senza andare a Berlino) che tratterà il mio caso alla stregua d’un delitto d’onore, no? 😀 😀 😀

    • Oh mio dio! Anzi Gosh! Gasp e pure Gulp!

        • Cugino, se lo trovi fammelo sapere! Mio padre ha cestinato i primi numeri di Tep Willer quand’ero bambina.
          Quand’ero alle superiori, ha regalato tutta la serie di Topolino, Classici Disney, Super Classici e Paperino a mio zio (il quale sospetto li abbia buttati poco dopo)
          Infine, senza chiedermi nulla, ha buttato una vecchia serie di Diabolik mentre ero ad un esame all’università.
          Si è poi stupito di scoprire, al mio trasloco, che i manga li tenevo sottochiave…
          Che delitti, che delitti!!! :/

  3. Su Twitter mi segnalano http://www.comiqube.com/ e io lo giro a voi. È un po’ un social per gli amanti del fumetto. 😉

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