Anteprima 3 Generations – una famiglia quasi perfetta

Cosa significa identità di genere? Come può una famiglia accompagnare una adolescente nel percorso di cambio di sesso? È il tema che affronta questo film, nelle sale italiane il 24 novembre, nel cast: Elle Fanning, Susan Sarandon, Naomi Watts.

Dal romanzo La danese di David Ebershoff (The Danish Girl tradotto da Anna Mioni, Giunti) ispirato alla storia vera di Lili Elbe pioniera nel mondo transgender, passando per Luna di Julie Anne Peters (traduzione di Sara Reggiani, Giunti) che racconta la storia di Liam che vuole essere Luna: sono tanti i libri e le storie che parlano di percorsi che approdano a una rinascita. Questa volta ad affrontare il tema dell’identità di genere è un film che uscirà nelle sale italiane il 24 novembre.

“Voglio essere un ragazzo” questo Ramona lo sa con tutto se stesso da quando ha 4 anni e si fa chiamare Ray e nella nuova scuola vuole andarci, non con un corpo nuovo, ma con quello che sente come proprio.

Perché il cambio di sesso sia possibile, Ray deve prendere degli ormoni e iniziare un protocollo medico. Essendo però minorenne – di anni ne ha 16 – ha bisogno del consenso informato di entrambi i genitori.

Un passo avventato? Per la sua famiglia è così, nonostante sia decisamente emancipata. Un mondo caotico e stravagante abitato da Maggie (Naomi Watts), la madre single; Dolly (Susan Sarandon), nonna materna ruvida ma concreta e dalla sua compagna Frances (Linda Emond).

“Perché non può essere semplicemente lesbica?” si chiede Dolly. “Perché non è lesbica, mamma: è un ragazzo!” risponde Maggie. E così, nonostante le titubanze, Maggie decide di contattare Craig (Tate Donovan), il suo ex-compagno, per fargli firmare il documento. Il che significa aprire la porta a ricordi tutt’altro che graditi.

E quando un passato ingombrante sembra minacciare il suo futuro, Ray decide di gestire la faccenda personalmente dimostrando a tutti quanto sia importante per lui questo passo.

Cast notevole per una pellicola che pare una ottima commedia indie: originale, scritta bene, interpretata meglio. La Watts riesce nell’impresa di sembrare ancor più brava di una eccellente Sarandon e ci mostra con grande convinzione quale fatica, in termini di sfide e dubbi, comporti il ruolo di madre. Elle Fanning interpreta alla perfezione la complessità dell’essere ciò che si è, nonostante se ne abbia una grande consapevolezza. Il premio simpatia? Va alla Emond, molto più che una spalla.

Gaby Dellal – regista  e sceneggiatrice insieme con Nikole Beckwith – presta cura alle parole, trattiene eventuali eccessi e scegliendo di ambientare la storia in una famiglia anticonvenzionale sottolinea che sapersi mettere in discussione e ascoltare sono sforzi di comprensione e comunicazione che riguardano tutti. E dimostra quanto, in un processo di crescita, la vera transizione spetti alle persone che ci sono accanto e risieda nella loro capacità di vedere e accettare prima di tutto i nostri bisogni.

3 Generations è stato in transizione come i suoi personaggi (per oltre un anno) passando attraverso un cambio di titolo (About Ray) e diversi tagli che hanno messo a fuoco la reale protagonista della storia: una famiglia e le tre generazioni di persone che la compongono ciascuna con la propria identità.

Voto: 8

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