Come sta l’editoria italiana?

Dalla Buchmesse, la fiera del libro di Francoforte, ecco un po’ di dati sul mercato editoriale italiano nei primi mesi del 2016.

Aggrappiamoci al segno più! Un +0,2% che conferma nei primi otto mesi del 2016, il trend positivo per il fatturato dei libri di carta nei canali trade (librerie, librerie online – al netto di Amazon – e grande distribuzione organizzata) secondo i dati Nielsen per l’Associazione Italiana Editori (AIE).

Ma non rilassatevi troppo perché in quanto a copie vendute siamo ancora in difetto: -2,9% (circa 1,4 milioni di copie di libri di carta in meno) anche se si tratta di un calo più contenuto rispetto al -5% dello stesso periodo dello scorso anno.

Il settore potrà lasciarsi alle spalle il lungo periodo di flessione? Di sicuro alla Buchmesse, la fiera del libro di Francoforte, il nostro Paese sta cercando di manifestare un certo ottimismo. Lo Spazio Italia è infatti duplicato e ospita 107 editori, vale a dire oltre il doppio del 2015. Complessivamente sono 250 gli editori italiani presenti alla 68ma edizione della Fiera.

Tra gennaio e giugno 2016 sono cioè stati pubblicati 32.903 libri cartacei e 41.538 ebook

Altre notizie positive riguardano l’export di diritti di libri italiani all’estero (+11,7% nel 2015). Siamo sicuramente un Paese esterofilo – basta dare uno sguardo allo spazio che occupano gli stranieri in classifica e allo spazio che viene loro dedicato dai media – ma se prima le traduzioni si assestavano al 23-24% oggi scendono al 17,6%, questo significa un maggiore peso delle proposte degli autori italiani.

Aumenta – ma a mio avviso non si tratta di una buona notizia – la produzione dei titoli: +6,5% per quelli di carta, +54,4% per gli ebook. Tra gennaio e giugno 2016 sono cioè stati pubblicati 32.903 libri cartacei e 41.538 ebook. Solo che questo tsunami di titoli deve fare i conti con una forchetta di lettori molto ristretta.

Tantissimi libri vengono ignorati, altrettanti non hanno il tempo di vivere sugli scaffali e finiscono al macero alla velocità della luce, altri ancora sembrano solo degli strumenti per ottenere liquidità (da usare magari per altri titoli) o più semplicemente per contrastare il flusso negativo delle rese. Le rese, appunto, tornano indietro e quando succede il flusso finanziario ha segno negativo, per contrastare questo segno meno? Rimpiazzo le rese con le nuove uscite, cioè altre copie che vengono fatturate e quindi il flusso ha di nuovo segno positivo. Una bugia, diciamo così, per mantenere il fatturato.

Aumentare il numero dei lettori, la sfida resta quella di sempre. La lettura nel 2015 è tornata a crescere ma il 42% di lettori contro un 58% di non lettori rimane un risultato davvero insufficiente. Soprattutto se paragonato al dato negli altri Paesi: 62,2% in Spagna, il 69% in Francia, il 68,7% in Germania, il 73% negli Stati Uniti, l’84% in Canada, l’86% in Belgio e ben il 90% in Norvegia (elaborazioni Ufficio studi AIE).

Come affronta l’Aie (l’Associazione italiana editori) questo problema? Investe nelle fiere (Libriful docet e non mi fate parlare che questa settimana mi sono disintossicata) e su progetti come #ioleggoperché (e di questo parleremo prossimamente).

4 Risposta

  1. “Aumenta – ma a mio avviso non si tratta di una buona notizia – la produzione dei titoli…” Ecco…

    • L’unico argomento a favore: se li diminuissero, taglierebbero di certo quelli buoni (che sfuggono al loro controllo cioè alle logiche di mercato). Modalità pessimismo off.

  2. Anch’io sono convinta che tanti titoli non siano un bene, ma siccome spesso leggo roba di nicchia so pure che sarebbero i primi a sparire e allora teniamoci una super vasta scelta e continuiamo con la ricerca di ciò che ci garba, che pescare nel mucchione delle uscite è una pratica a cui sono anche affezionata, scansando pile furbe di best seller attaccati alla cassa nei soliti negozi.
    Pausa pranzo in ufficio, mangio un panino e tiro fuori il libro, normale per me, non sempre eh, a volte un pasto + sostenuto e 4 chiacchiere occupano l’intera ora.
    Battutona del collega:
    “leggi il libro di Icardi!” So a mala pena chi sia, per il polverone sollevato dal suo libro. E mi sento come sempre quella strana, quella che legge, s’insomma una minoranza.

  3. “Aumenta – ma a mio avviso non si tratta di una buona notizia – la produzione dei titoli…”
    E poi sento dire dagli amici: “sono entrato in libreria, ma c’è talmente tanta roba, non so nemmeno dove girarmi, che alla fine non ho preso niente”. Tristezza. Pochi ma buoni, si, ma temo che poi taglierebbero anche alcune storie che, per quanto trash, mi hanno divertito. 🙁

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