Dal rumore bianco

Ritornano i vostri consigli nello spazio degli Scelti da voi, partecipare è facile: se vi piace leggere, se trovate un libro che vorreste consigliare, basta mandare qui la vostra recensione. Sono ben accette anche le critiche negative, purché serie e ben motivate.
Questa settimana a raccontarci una storia è Antonia Dininno.

Travolta da un’insolita (affascinante) lettura nell’azzurro mare d’agosto: è questa la sintesi del mio incontro con le pagine del romanzo di Mariano Baino. Un “giallo” di ambientazione partenopea, atipico e di grana finissima, colto, ricco di sorprese e divertente (assai).
Il protagonista è Ottone Ingravoglia, vicecommissario sui generis che indaga nella Napoli del dopoguerra. Muovendosi cogitabondo tra l’intrico dei vicoli e lo “gliommero di concause”che si intrecciano nella curiosa trama, crea piani di racconto che oscillano tra la prima e la terza persona, smontando molte coordinate e trovando, infine, altro da ciò che cercava.
Gli ingredienti di un poliziesco ci sono tutti (mistero, una ragazza scomparsa, indagini, cadaveri riesumati) ma sono magistralmente combinati e scombinati in un fuoco pirotecnico di insospettati scoppiettii che minacciano il gran botto finale. Che, manco a dirlo, detonerà altrove dal punto indicato dal dito divertito dell’autore, nell’esplosiva coreografia di luci colorate che di volta in volta il lettore sta fissando.
Incastonato nel groviglio, ritroviamo anche un tale Titò de Cortis (scritto proprio così), personaggio che rende omaggio alla popolare e amata maschera dal viso sghembo, principe della risata.
Colonna sonora del rumore bianco, è l’inventiva musicalità di un linguaggio funambolico e spericolato. Complesso e denso, come la trama, di raffinati riferimenti artistici e culturali, nonché di alte citazioni letterarie (Gadda, per dirne una) esplicite o talvolta sibilline, è stato accolto da un riscontro lusinghiero di critica e di pubblico.
È un romanzo che sovverte molti cliché editoriali. È un testo fuori dai canoni correnti, che strizza l’occhio alla poesia. Fatto sta che, entrato nel rumore bianco dello stile e della storia, il lettore ne è sedotto. Sebbene gli si chieda molta attenzione, si sente stimato dall’autore e affabulato dal piacere che entrambi finiranno col condividere. Cosa dire, poi, dell’ironia sarcastica e dissacrante che soffia e talvolta impazza tra le pagine, non è forse il miglior viatico per rinsaldare una nuova amicizia?
Diretto a lettori di lungo corso, dal gusto raffinato, che abbiano voglia di affidarsi e lasciarsi stupire da parole che hanno un rumore nuovo, forse bianco.
Un’avvincente sfida per il lettore, che poi è la stessa dell’autore e dell’editore (coraggiosi tutti, onore al merito).
Era agosto, e questo l’ho già detto. Ero sdraiata un po’ al sole, un po’ all’ombra in riva al mare, e mi sono ritrovata immersa in una lettura fuori onda, di raro valore.

Dal rumore bianco, Mariano Baino, Ad est dell’equatore, p. 156 (10,00 euro)

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3 Commenti

  • Tale's Teller Reply

    25 settembre 2012 at 13:28

    Interessante il libro ed interessante l’idea di proporre qualche recensione.
    Sospetto però che i miei commenti non siano sufficientemente seri …

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      25 settembre 2012 at 15:08

      Lei mandi la recensione, e sarà pubblicata! Parola di lettrice 😉

      • Tale's Teller Reply

        25 settembre 2012 at 20:37

        Ma che bello.
        Ne ho già diverse pronte, le ricontrollo, le sistemo e le spedisco. *_*

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