Lo conosci il book coach?

Writing coachNon un editor, neppure un ghostwriter… un insegnante di scrittura narrativa (e non solo) dedicato che aiuta l’autore nella ideazione e stesura della sua storia.  

Non si può mai stare tranquilli! Se avete appena capito chi è un editor e cosa fa un agente letterario, sappiate che dovete Writing coachaggiungere una voce tra quelle dei professionisti dell’editoria: il book coach o writing coach.

In questo caso non si tratta di mettere le mani su un testo che ha qualche problema, né di scriverlo in toto per qualcun altro come fa per esempio il ghostwriter o di correggere refusi e strafalcioni, compito questo del correttore bozze, ma di accompagnare l’autore lungo quel tortuoso percorso creativo che è la produzione di una storia: dalla definizione dell’idea fino alla revisione conclusiva.

Autori disperati e book coachPertanto per decidere di rivolgersi all’“esperto” basta avere un solo convincimento: voglio scrivere un libro! E il coach in una fase preliminare verificherà la fattibilità del progetto (mettendone in luce lacune e punti di forza) e le potenzialità (originalità, pubblicabilità) dell’idea. In un secondo tempo aiuterà l’autore a scalettare la storia e progetterà le tempistiche dei successivi passaggi – ritmo di stesura, consegna del materiale, revisioni – fino a opera conclusa.

Un book coach inoltre, se per esempio realizza che l’autore ha delle lacune nella stesura dei dialoghi, oltre a spiegare gli errori nel dettaglio, prevede esercizi ad hoc, suggerisce letture appropriate… si trasforma insomma in un insegnante di scrittura narrativa personale. E non è necessario essere “vicini” perché si può gestire il rapporto a distanza tramite Skype e Google Drive.

Pare che la figura all’estero sia particolarmente richiesta dai selfpublisher che sentono il bisogno di essere affiancati da un Book coachprofessionista, così da rendere meno solitaria la propria avventura editoriale. Per chi invece predilige la via tradizionale, un book coach che si rispetti rappresenta anche il trait d’union con le agenzie letterarie (alcuni sono infatti degli scout).

Inutile dire che il book coach o il writing coach esiste da parecchio tempo ma forse non sapeva ancora (a cominciare dalla sottoscritta) di chiamarsi così. Però credo che il lettore debba sempre conoscere il ruolo dei professionisti (talvolta i criminali, lo so) che hanno permesso a un libro di occupare spazio sugli scaffali della libreria.

11 Commenti

  • sandra Reply

    16 luglio 2015 at 17:10

    Uno, il penultimo per essere precisi, tra i miei tanti insegnanti di scrittura creativa, l’ho chiamato a lungo coach, senza conoscere questa figura professionale e, in effetti, faceva proprio le cose che citi, o almeno buona parte e mi è stato utile, fino a quando ha perso un po’ la bussola per stare dietro ai romanzi della figlia 😀

  • Barbara Reply

    16 luglio 2015 at 17:20

    “Inutile dire che il book coach o il writing coach esiste da parecchio ma forse non sapeva ancora (a cominciare dalla sottoscritta)…”
    Se non lo sapevi tu, figurati io 😉
    L’idea, sicuramente contorta, che mi sono fatta da fuori è:
    – Editor: l’autore ha le idee ma non scrive perfettamente
    – Writing coach: l’autore sa scrivere, ma ha poche idee e/o non sa come organizzarle
    – Agente letterario: il mastino dell’autore; il libro c’è, adesso bisogna piazzarlo

    Io il writing coach l’ho sostituito dal LIFE Coach (ehhhh, questo te l’eri perso), perchè se tutto il resto della vita è nei casini, non c’è testa che riesca a scrivere 😉

    • sandra Reply

      16 luglio 2015 at 17:41

      Sai che io più incasinata sono nella vita e meglio scrivo? 😀 Tipo recentemente con un mal d’orecchio potente durato 40 giorni con diversi cambi di cura, più infiltrazione d’acqua in bagno causa rottura di qualcosa nella vasca di quelli di sopra, ecco lì ho dato il massimo! 😀

      • Barbara Reply

        16 luglio 2015 at 17:53

        Eh, diciamo che dipende da cosa devo scrivere!
        Se sono arrabbiata, potrei scrivere benissimo di un assassinio in prima persona
        Se sono in malattia, comincio a descrivere la fine del mondo, disgrazie funeste, destini astrali dolorosi
        Però è inevitabile, che il meglio lo scrivo quando sono tranquilla. Non dico felice, mi basta il tranquilla, senza rotture di bipbipbip 😉

  • sandra Reply

    16 luglio 2015 at 17:50

    Cara Chiara, a volte sì, sei il mio sfogatoio sfigatoio, ma non posso esagerare!
    Comunque siamo in ballo col rimborso, il danno sta ancora lì sul soffitto, come un pipistrello.

  • lita Reply

    16 luglio 2015 at 18:21

    Puoi chiedere a quelli di sopra se per piacere possono rompere qualcosa in bagno 😉

    • sandra Reply

      16 luglio 2015 at 18:37

      Non se se funziona con il guaio indotto 😀

  • Evaporata Reply

    16 luglio 2015 at 19:39

    Ecco, hai già detto tutto! Non servono commenti. Un po’ come le escort che son sempre esistite un tempo si chiamavano accompagnatrici e prima ancora entreneuse. Ora hanno affinato la tecnica, ma il lavoro è sempre quello. Però loro non permettono nefandezze letterarie.

  • lordmax Reply

    21 luglio 2015 at 10:03

    Il mio lavoro da 10 anni almeno.
    Ho sempre usato il termine technical coach o meglio ancora coach tecnico per scrittori ma anche book coach va bene.
    L’unico problema è che in Italia siamo proprio pochi, fino ad un paio di anni fa eravamo in 2, sì, in 2.

    Se avete bisogno di maggiori dettagli (sulla tipologia di attività) lordmax@email.it

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      21 luglio 2015 at 10:20

      Ma anche “book coach” va bene?
      Oh, grazie.

      • LordMax Reply

        29 luglio 2015 at 13:52

        Ma non era in senso dispregiativo.
        Era solo per dire che si cambia continuamente il nome alle cose, alle volte per dare maggiore dettaglio alle volte per caso alle volte per dare diversa valenza.
        Un po come con la retorica, con il tempo dire retorica è diventato dispregiativo ed allora hanno inventato un sacco di altri termini più americaneggianti tipo storytelling e via dicendo.
        Non è che la retorica e le figure retoriche siano scomparse o cambiate, sono sempre quelle, hanno solo cambiato nome.

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