Ebook: come sta il libro digitale?

Mercato, strategie di comunicazione, falsi miti da sfatare. Se ne parla domani sera alle 19 a BookPride, la fiera dell’editoria indie, insieme con Marco Ferrario a.d. di Bookrepublic e Eugenio Trombetta a.d. di Ibs.

Gli ebook non vendono, costano troppo, ce ne sono pochi, non si trovano in libreria, non si possono regalare, gli ereader non servono, in America il mercato è crollato, il cartaceo ha vinto la battaglia contro il digitale. Tutte queste affermazioni hanno qualcosa in comune:bookrepublic sono false. L’ultima è una super baggianata perché carta e digitale al massimo sono “colleghi”, non contendenti. Entrambi, infatti, sono contenitori di contenuti con precise specificità.

Domani sera avrò il piacere di moderare un incontro con due persone – Marco Ferrario a.d. di Bookrepublic ed Eugenio Trombetta a.d. di Ibs – che ogni giorno, nei retailer di cui si occupano devono fare i conti con cifre, lettori, formati, comunicazione e desideri. Perché dietro a un acquisto c’è sempre un bisogno.

Ibs logoPartiremo facendo una breve panoramica sul digitale in Europa e negli Stati Uniti per inquadrare meglio i dati e il loro significato. Poi torneremo di corsa in Italia per vedere come i lettori percepiscono il digitale e, soprattutto, come lo considerano gli editori.

Qual è il valore di un ebook, come viene comunicato il libro digitale? Perché, se da un lato ci sono lettori esperti, è molto più ampia la fetta di pubblico che non fruisce per mancanza di competenze e giudica sulla base di un “sospetto”book-pride generalizzato contro il digitale.

Quindi, per prima cosa giocheremo a vero o falso! E poi cercheremo di capire cosa ci sarà da aspettarsi nel futuro da un formato che è una occasione in più per leggere. Altro che nemico!

Io – che ve lo dico a fare – ho una sfilza di domande in testa e son pronta a prendere appunti. Vi aspetto alle 19 a BookPride (Base Milano, via Bergognone 34) nella Sala Aleph. Così le domande potrete farle anche voi, dal vivo, oppure attraverso i commenti qui sotto. Sarà un piacere riportarle agli intervistati. Non mancate!

10 Risposta

  1. ho una domanda: perché, a differenza del mondo della musica, non c’è sempre l’equivalente in carta o in digitale di un libro?
    capisco che il mercato letterario è stato invaso da ebook di autori che non hanno [giustamente] trovato un editore, ma perché questa regola vale anche per i grandi scrittori?

    • Fabiana, ciao, ottima domanda. Se l’ho bene intesa.
      Non trovi un ebook perché alcuni editori boicottano il digitale (guadagnano di meno con un ebook, quindi puntano sulla carta) e non hanno un catalogo digitale o tengono i prezzi molto alti. Alcuni autori non credono nel digitale e quindi non vogliono uscire in questo formato. Alle volte dipende dagli agenti letterari che non cedono i diritti di commercializzazione per il formato digitale (questo è il caso dei grandi scrittori).
      Talvolta l’ebook esce molto dopo, come fosse un paperback la versione cheap di un libro.
      Spero di averti risposto 😉

      Chiara

      • hai inteso benissimo. io per praticità preferisco gli ebook. viaggio molto in treno e non leggo mai un solo libro per volta. di solito alterno una lettura impegnata con due più frivole.
        poi se un libro mi è piaciuto particolarmente voglio la versione cartacea da mettere in libreria.

  2. Che bell’incontro!
    Io la domanda dal vivo causa distanza massima non potrò farla.
    Però se dai l’opportunità di porre una possibile domanda anche qui nei commenti non mi tiro indietro. 😉
    E provo a farla bella tosta.
    Posto che parliamo di ebook e posto che il self publishing ancora in Italia è parecchio lontano dai livelli del mondo inglese.
    Quali strategie Book Republic e Ibs pongono per attrarre e incentivare gli autori indie del self publishing sulle loro piattaforme?

    Contestualizzo la domanda. Al momento attuale per gli autori in self publishing è possibile pubblicare in entrambe le piattaforme. Non so se direttamente, ma di certo tramite Streetlib.
    Ebbene, la quasi totalità di scrittori Indie, nell’auto promozione dei propri libri non indica mai né book republic, né ibs. Ma Amazon e Kobo su tutti.
    Perché questi store non attuano strategie per attirare gli scrittori indie?
    E giustificare che il mercato del self publishing è piccolo, significa sottovalutare il mercato. L’ebook self publishing di Giulia Beyman nel 2014 è stato il più venduto su Amazon. Ovvero ha battuto gli autori bestseller dei grandi editori.
    L’intero blocco degli scrittori in self publishing su Amazon conterà migliaia di vendite al giorno. E per la maggior parte è tutto traffico e vendita veicolato dagli autori stessi.
    Perché Amazon dall’estero sì, cavalca le potenzialità di questo mercato e loro italiani no?

    Oh Chiara io l’ho detta. Se è troppo politically incorrect, fa finta che il mio sia un Pesce d’Aprile. 😀

    P.s. Immagino che bookpride non faccia riprese dell’evento. Tu sei sul palco a moderare e non puoi dirigere una bella diretta Periscope… Mi sa che qui ce lo perdiamo l’evento. Ah mannaggia 🙁

    • Bella domanda, segnata! Grazie, Marco.
      E per Periscope, vediamo. Se c’è una anima pia, le faccio fare la diretta o provo a farla io… vediamo.

  3. Sono sfiancata, ma ci faccio un pensiero per la mia presenza di persona pirsonalmente. (Catarella style).
    Comunque anche se l’ho già detto mille volte non mi stanco di ripeterlo: non è una guerra e non prevedere il digitale è una cosa che non si può sentire! (Anche non prevedere il POD per chi fa gli e book di mestiere) devono esserci entrambi, i lettori sono pochi, chi mi chiedo chi può permettersi il lusso di perderne anche solo uno perché non trova il suo formato preferito?
    Poi c’è tutto il discorso del prezzo…

  4. Non conosco Bookrepublic, ma IBS si. E guardando il sito vedo una certa ritrosia nel spiegare cos’è un ebook e come si legge. Si, c’è la guida, ma non pubblicizzata in homepage. L’utente deve andare in Ebook e cerca la guida, che non è nemmeno ben ottimizzata (un menù con tutte le modalità di leggere ebook sarebbe stato meglio, anzichè scorrersi il paginone per capirci qualcosa). Per esempio, se non voglio leggere da un pc e non voglio acquistare un Tolino, per sapere che c’è un app per Android devo passare dalla ricerca Google…
    I lettori non sono evoluti, ma mi sembra che si voglia mantenere lo status quo.

  5. Ho provato a cercare in giro, anche sul sito del Book Pride, non c’è traccia di come sia andato il dibattito.
    E’ un peccato che gli organizzatori spendano tante energie nell’organizzare eventi importanti, di successo e poi però non sappiano valorizzare i dibattiti della manifestazione. Anche il salone del libro di Torino pecca in questo. Eppure ormai mezzi a basso costo come Youtube, Periscope, Facebook sono di facile portata. Peccato.

    • Ah, caro Marco. Purtroppo coprire un evento è costoso… ma, in effetti, se non lo si fa tutto il “materiale” rimane inutilizzato.
      Fare un Periscope era impossibile per l’acustica (le salette adiacenti non erano chiuse, quindi le voci dei vari relatori e spettatori si sommavano) ho l’audio e la prossima settimana scriverò un pezzo perché la prospettiva dei relatori e gli argomenti erano interessanti. E poi c’è la risposta alla tua domanda!

      • Ah, pure la risposta alla mia domanda. Allora attendo con piacere. 😉

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