BookBlister
Pirateria editoriale in Italia nel 2025: quanto vale il fenomeno
EDITORIANumeri e dati

Pirateria editoriale in Italia nel 2025: quanto vale il fenomeno

Analizziamo i dati della ricerca Ipsos Doxa per AIE e, soprattutto, che cosa misurano davvero le stime sul danno al mercato del libro.

Quando si parla di pirateria editoriale si continua a pensare, quasi automaticamente, a qualcuno che scarica illegalmente degli ebook. I dati recenti ci raccontano però un fenomeno ben più strutturato e pervasivo.

Leggendo i risultati dell’indagine La pirateria nel mondo del libro – Ipsos Doxa per AIE, presentata a Roma l’11 febbraio 2026 i dati sono decisamente minacciosi. Nel 2025 il valore delle vendite sottratte al mercato del libro dalla pirateria è stimato in 722 milioni di euro. Questa cifra equivale a circa il 30% dell’intero mercato librario italiano, calcolato al netto del settore scolastico e dell’export.

Se si allarga lo sguardo all’intera filiera, considerando anche logistica, servizi e attività collegate, la perdita complessiva per il sistema Paese arriva a 1,95 miliardi di euro, con un mancato gettito fiscale stimato in 313 milioni di euro e una ricaduta occupazionale pari a 11.500 posti di lavoro in meno, di cui circa 4.500 direttamente nel mondo del libro.

Come è stata realizzata la ricerca Ipsos Doxa per AIE?

Per leggere correttamente questi numeri è importante capire come è costruita la rilevazione. L’indagine è stata realizzata da Ipsos Doxa nel mese di ottobre 2025 con metodologia CAWI, quindi tramite questionari online.

Il campione complessivo è composto da 3.800 persone. Di queste, 2.700 rappresentano la popolazione italiana sopra i 15 anni, selezionata per essere rappresentativa per genere, età, area geografica, ampiezza del centro abitato, professione e titolo di studio.

A questo gruppo si affiancano 805 studenti universitari, rappresentativi per genere, età e area geografica, e 785 liberi professionisti, rappresentativi per area geografica.

La rilevazione riguarda i dodici mesi precedenti all’intervista e si basa su domande molto puntuali sui singoli comportamenti: scaricare, ricevere, fotocopiare, stampare, condividere abbonamenti, utilizzare rielaborazioni prodotte con strumenti di Intelligenza Artificiale.

Come vengono costruite queste stime

La ricerca Ipsos Doxa non misura direttamente né il fatturato perso né l’occupazione persa. La base dell’indagine è una rilevazione di tipo comportamentale, svolta su un campione articolato in tre universi distinti – popolazione sopra i 15 anni, studenti universitari e liberi professionisti – costruiti per essere rappresentativi rispetto alle principali variabili sociodemografiche.

Il primo risultato riguarda quindi i comportamenti: quante persone dichiarano di aver compiuto atti di pirateria, quali atti e con quale frequenza negli ultimi dodici mesi. Questi dati vengono poi proiettati sull’universo reale della popolazione italiana, utilizzando come basi di riferimento le fonti ufficiali (Istat per la popolazione, dati MUR per gli studenti, dati dell’Osservatorio sulle libere professioni per i professionisti).

Gli atti dichiarati vengono successivamente riclassificati e trasformati in una stima di copie o licenze editoriali equivalenti perse nei tre comparti – editoria di varia, universitaria e professionale – distinguendo tra libro intero, porzioni rilevanti di libro e materiali digitali. Da qui nascono le stime delle copie perse.

Solo a questo punto le copie equivalenti vengono valorizzate economicamente, applicando prezzi medi di mercato per ciascun comparto, arrivando così alla stima delle vendite perse, pari a 722 milioni di euro.

Passaggi delicati

Il passaggio dai 722 milioni ai 1,95 miliardi di euro di perdita per il sistema Paese è invece un passaggio macroeconomico. In questa fase viene utilizzata la tavola input-output dell’Istat, che consente di stimare, branca per branca, l’effetto della perdita di fatturato sull’indotto – logistica, servizi, filiera produttiva e attività collegate – e, per estensione, sull’occupazione complessiva. Si tratta di un modello econometrico standard, non costruito ad hoc per il settore editoriale.

Anche il dato sugli 11.500 posti di lavoro, quindi, non rappresenta una fotografia di persone che hanno effettivamente perso il lavoro, ma il risultato di una simulazione economica che traduce una perdita di fatturato stimata in una perdita potenziale di occupazione lungo la filiera.

La delicatezza del dato non sta nel campione, che è ampio, stratificato per target e coerente con le basi ufficiali, ma in un passaggio preciso della catena di stima: quello che trasforma l’atto di pirateria in copia persa e, da lì, in vendita mancata. Il modello assume infatti che una parte rilevante delle unità fruite in modo illecito si sarebbe trasformata in acquisto legale se quell’atto non fosse stato possibile. Questo passaggio non è osservabile empiricamente: è una assunzione di modello.

Nella realtà, il comportamento controfattuale non è misurabile: una parte degli utenti avrebbe acquistato, una parte avrebbe rinunciato, una parte avrebbe comunque utilizzato materiali alternativi. La ricerca può stimare il volume degli accessi illeciti, non quello degli acquisti che si sarebbero verificati in assenza di pirateria.

L’“ottimismo” implicito della stima

Nel trasformare gli atti di pirateria in copie perse e poi in vendite mancate si assume anche che i contenuti ottenuti in modo illegale siano stati effettivamente fruiti: letti, studiati e quindi utilizzati.

In realtà, l’indagine misura gli atti di acquisizione dei contenuti – scaricare, ricevere, fotocopiare, stampare, utilizzare rielaborazioni con Intelligenza Artificiale – ma non rileva cosa ne è stato fatto dopo (fa eccezione l’Intelligenza Artificiale, dove vengono rilevati alcuni comportamenti successivi all’acquisizione – soddisfazione, conservazione e condivisione delle rielaborazioni – che verranno analizzati più avanti.)

In altre parole, ciò che viene misurato è il volume dell’accesso illecito ai contenuti, non il volume della loro fruizione effettiva. Questo significa che nella stima del danno economico si assume non solo che una parte significativa degli accessi illegali avrebbe potuto trasformarsi in acquisto, ma anche che dietro quegli accessi vi fosse una reale domanda di contenuto.

Nella pratica quotidiana sappiamo invece che una quota non trascurabile di materiali scaricati o ricevuti rimane inutilizzata o viene consultata solo in parte, soprattutto nei contesti universitari e professionali.

Per questo, quando si leggono numeri come i 722 milioni di euro di vendite perse, i 1,95 miliardi di impatto sul sistema Paese e gli 11.500 posti di lavoro stimati, è corretto ricordare che si tratta di stime costruite a partire dal volume degli accessi illeciti ai contenuti, non dal loro consumo reale.

Come si distribuisce il danno tra editoria di varia, universitaria e professionale

Tornando ai dati, l’elemento interessante non è tanto la cifra complessiva del fenomeno, quanto la sua composizione.

Nel comparto dell’editoria di varia – narrativa e saggistica vendute nel canale trade – si stimano circa 38 milioni di copie perse in un anno, che corrispondono a un danno economico di 439 milioni di euro.

L’editoria universitaria registra circa 4,4 milioni di copie perse, per un valore di 165 milioni di euro.

L’editoria professionale e le banche dati arrivano a circa 2,2 milioni di copie o licenze perse, per un valore di 118 milioni di euro.

In altre parole, la parte più consistente del danno continua a concentrarsi sull’editoria di varia, ma la pirateria universitaria e quella professionale restano un pezzo rilevante e strutturale del fenomeno.

Quante persone compiono atti di pirateria editoriale

Se si guarda a chi compie concretamente questi comportamenti, il quadro diventa ancora più chiaro.

Nel 2025 il 36% della popolazione sopra i 15 anni dichiara di avere compiuto almeno un atto di pirateria editoriale negli ultimi dodici mesi. Significa più di un italiano su tre.

La situazione cambia radicalmente quando si entra nei segmenti che fanno un uso intensivo dei contenuti editoriali. Tra gli studenti universitari la percentuale di chi ha compiuto almeno un atto di pirateria sale al 76%. Tra i liberi professionisti la quota è del 48%.

Pirateria tra studenti universitari e professionisti: un comportamento ripetuto

Il dato rilevante, per chi osserva il mercato, non è solo l’ampiezza del fenomeno, ma la sua intensità.

Nel mondo universitario, il numero medio di comportamenti di pirateria per ciascun soggetto che pirata è pari a 9,8 atti all’anno. Nel mondo professionale il numero medio è di 9,4 atti. Nella popolazione generale il valore medio scende a 4,9.

Questo significa che, soprattutto in ambito di studio e di lavoro, la pirateria è una pratica ricorrente.

Che cosa fanno concretamente i “pirati” editoriali

Nel campione generale, il 25% dichiara di avere scaricato almeno una volta ebook o audiolibri da fonti illegali, il 18% di avere ricevuto file da amici o familiari, il 14% di avere ricevuto o acquistato un libro interamente fotocopiato e il 9% di avere utilizzato codici di accesso o abbonamenti condivisi per ebook e audiolibri.

Nei contesti universitari e professionali il peso dei materiali scambiati tra pari, delle fotocopie, dei compendi, dei file stampati o riutilizzati è ancora più rilevante.

Intelligenza artificiale e pirateria editoriale: il nuovo dato chiave

Dentro questo quadro già molto esteso, la vera novità introdotta dall’indagine 2025 riguarda l’Intelligenza Artificiale.

Per la prima volta viene misurato in modo sistematico l’uso di rielaborazioni di libri prodotte tramite strumenti di IA.

Il 12% della popolazione sopra i 15 anni dichiara di avere utilizzato rielaborazioni di libri di lettura prodotte dall’IA.

La percentuale sale al 58% tra gli studenti universitari per i testi di studio e al 22% tra i professionisti per i contenuti editoriali di tipo professionale.

Queste rielaborazioni comprendono riassunti, sintesi, analisi e riformulazioni, ottenute sia utilizzando materiali prodotti da altri utenti, sia interrogando direttamente l’algoritmo, sia caricando sull’IA file protetti da diritto d’autore.

Soddisfazione, conservazione e condivisione delle rielaborazioni generate con IA

Il livello di soddisfazione dichiarato supera il 70% in tutti e tre i segmenti considerati.

Una parte consistente degli utenti conserva le rielaborazioni dopo averle utilizzate e una quota non trascurabile le condivide con altre persone.

Quindi il contenuto editoriale non è più soltanto qualcosa che si legge, ma qualcosa che si utilizza come base di lavorazione (cioè come input da cui estrarre e rielaborare informazioni per ottenere sintesi, schemi, risposte e materiali pronti all’uso, più che come testo da attraversare integralmente con la lettura).

“La pirateria è entrata nell’era dell’Intelligenza Artificiale: bisogna informare i cittadini sui rischi di un utilizzo improprio degli algoritmi e far rispettare l’AI Act europeo.”

Innocenzo Cipolletta

Pirateria editoriale e percezione della legalità

Nel 2025 il 63% degli italiani considera la pirateria un reato grave, il valore più alto registrato da quando esistono queste rilevazioni. Allo stesso tempo, il 40% ritiene probabile essere scoperto e sanzionato.

Quando però si entra nello specifico dell’uso dell’Intelligenza Artificiale, il quadro cambia in modo netto. Solo il 34% della popolazione sopra i 15 anni è consapevole che caricare contenuti coperti da diritto d’autore su piattaforme di IA senza autorizzazione è illegale. La maggioranza non si è mai posta il problema oppure non lo percepisce come una violazione.

Cosa ci dicono questi dati sul rapporto tra lettori, contenuti e mercato

I dati mostrano che esiste ancora una forte domanda di contenuti: le persone si attivano, cercano, scaricano, accumulano materiali, si procurano libri e testi in forme diverse. Il libro continua a essere percepito come un luogo autorevole in cui quei contenuti esistono. Ma, allo stesso tempo, cresce una frattura profonda tra la ricerca del contenuto e il libro come oggetto di accesso a quel contenuto.

Una parte sempre più ampia di utenti, soprattutto nei contesti di studio e di lavoro, non entra più nel testo: lo aggira. Preferisce passare direttamente da una rielaborazione, da una sintesi, da una risposta già mediata dall’Intelligenza Artificiale. Il contenuto viene cercato, ma il libro viene bypassato.

Questo ci conferma che il valore cognitivo del contenuto editoriale resta alto. Ma anche che il valore economico del libro come canale di accesso a quel contenuto è sempre meno interiorizzato.

Una parte di questi utenti forse non è disposta a pagare per ottenere quei contenuti. Un’altra parte, più semplicemente, non percepisce con chiarezza che esista un dovere di pagamento legato a quella fruizione.

Proteggere e trasmettere il valore

Il problema, quindi, non è solo come raccontare il valore del lavoro editoriale, della scrittura, della produzione dei contenuti. È rendere quel valore riconoscibile e rispettabile dentro pratiche di consumo che sono ormai orientate alla mediazione, alla sintesi, alla trasformazione del testo.

Soprattutto se, nel frattempo, è la stessa Intelligenza Artificiale – e in modo sempre più visibile anche l’AI Overview che accompagna ormai ogni ricerca in rete – a divorare contenuti prodotti da altri e a restituirli già mediati, normalizzando questo comportamento.

Non solo svalutando il contenuto in sé, ma spostando progressivamente fuori campo chi quel contenuto lo ha pensato e scritto (e chi lo ha reso fruibile). Fino a rendere il creatore una presenza invisibile, e quindi, di fatto, economicamente sacrificabile.

Il mercato editoriale 2025 torna sotto i 100 milioni di copie

L’editoria in Portogallo vola grazie al boom dei libri da colorare

Related posts

Il mercato del libro nel 2019, ecco i dati Nielsen

I giovani li leggono, all’estero li comprano

I libri si scelgono in libreria ma si comprano online?

Privacy Policy

Questo sito web utilizza i cookie per fornirti la migliore esperienza di navigazione. I cookie rimangono nel tuo browser e sono utili per riconoscerti quando torni sul nostro sito. Aiutano quindi il nostro team a capire quali pagine e sezioni del nostro sito potrebbero interessarti di più.