Copertine identiche? Tu chiamale, se vuoi, distrazioni

La cover di un libro vi ricorda qualcosa... vi pare di averla già vista? Probabile sia così. Negli scaffali delle librerie circolano parecchi cloni, ma non si tratta di “furto”.

Alcuni temi in editoria son come la marea. Vanno e vengono. Quello delle copertine dei libri identiche, o quasi, è uno di questi. Ieri, per esempio, scoprivo sulla bacheca di Luca Pantarotto, social media manager di NN Editore, questa chicca.

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Qualcuno di Alice McDermott (Einaudi) è uscito il 4 ottobre 2016. Seconda generazione di Howard Fast (edizioni e/o) il 16 giugno 2016.

Come è possibile che due libri a pochi mesi di distanza escano con la stessa fotografia in copertina? Non si tratta innanzitutto di “rubare una immagine”. Perché gli editori comprano le foto alle agenzie che ne detengono i diritti e spesso utilizzano piattaforme come Shutterstock o Getty Images… cioè comprano il diritto a utilizzare quella immagine, non l’esclusiva.

Ne abbiamo avuto un triste esempio di recente con le pirotecniche e suicidarie campagne della Lorenzin a proposito del #FertilityDay.

Se si hanno soldi da investire, si dovrebbe pagare un artista per realizzare una immagine ad hoc e questo assicura di certo originalità al proprio “prodotto” (è l’unico modo per andare sul sicuro).  Ma i soldi sono pochi e i libri da pubblicare tanti. Tantissimi!

Libri che escono e spariscono così velocemente che, alle volte, pure gli addetti ai lavori non se ne accorgono. Ed ecco che può succedere che una stessa immagine venga usata e usata e ancora usata. Alcune foto, peraltro, sono royalty free, cioè gratuite. Non si tratta quindi furberia, si tratta di distrazione o, se vogliamo essere più rigidi, di sciatteria (se investi poco, ottieni un prodotto mediocre).

Non esiste, va detto, un archivio delle copertine, quindi bisogna essere degli attenti osservatori (l’anno scorso sono usciti 60mila titoli in Italia…) per evitare i doppioni. O basta avere gli occhi, direbbero altri. Perché, signori miei, esiste Google immagini che vi permette di fare una ricerca e scoprire se la foto è stata già utilizzata e da chi.

Questo scrivevo qualche ora fa e sbagliavo! Perché su Google basta che l’immagine sia stata modificata per non trovarla. Se cambia il colore dei pixel, cioè se cambia la scritta (titolo, autore, editore) il motore di ricerca non trova le corrispondenze. Senza contare che molto dipende anche dal nome assegnato alle foto. Neppure TinEye ce la fa!

Il discorso vale anche per le cover che escono a distanza di mesi, trovare le corrispondenze è una impresa. O una botta di... fortuna. E la cosa diventa impossibile quando libri simili vengono pubblicati quasi in contemporanea.

Per scrupolo, comunque, prima di stampare un libro io una occhiatina in rete la darei. Anche se credo che più delle immagini copia-incolla, siano disturbanti i titoli scopiazzati. Pensiamo ai vari Codici, Profumi, Proibiti, Segreti, Ragazze che infestano come la gramigna le librerie. E qui l’operazione è di certo più furbetta.

Di sicuro per il lettore attento scoprire i facsimile è un gioco piuttosto divertente. Lo sa bene Copertinario (il vero nome non si conosce, potremmo provare a chiedere al Sole 24 ore...) che dal 2011 raccoglie su copertinedilibri “copertine simili di autori diversi”. Perciò occhi aperti e buona caccia al clone!

2 Risposta

  1. Conoscevo già Copertinario ed è troppo divertente. A parte quelle proprio identiche, ci sono filoni pazzeschi di copertine assai simili.
    Ma fate lavorare un po’ gli illustratori, caspita ce ne sono di bravissimi che non aspettano altro!

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