Un libro come diventa una sceneggiatura?

Cosa significa portare al cinema una storia già scritta e quindi fare i conti con una trama, con la voce di un autore e, soprattutto, con le aspettative del pubblico? Complicarsi la vita, di sicuro!

Avete presente la notte degli Oscar, quando si premia la miglior sceneggiatura non originale? E sapete di cosa si tratta? Di uno script – per dirla all’inglese – che, a differenza di una sceneggiatura originale cioè inedita, è l’adattamento di un testo, quindi di una storia che già esiste in un libro.

Qualche esempio? Lolita di Vladimir Nabokov diretto da Stanley Kubrick, Il grande Gatsby di Scott Fitzgerald scritto e diretto da Baz Luhrmann, Il Signore degli Anelli di John Tolkien diretto da Peter Jackson e scritto da Jackson insieme con Fran Walsh e Philippa Boyens.

Come è possibile farlo? Be’ il primo passo consiste nell’acquisire i diritti dell’opera (cosa che rende molto felici gli scrittori perché si guadagnano bei soldini). Alle volte i produttori fanno semplici prelazioni, cioè manifestano il proprio interesse per un libro e lo “bloccano” per un tot di tempo. Opzione che si può rinnovare ma che non è detto porterà al film nelle sale.

Se tutto va per il verso giusto tocca vedersela con la “riduzione”. Termine azzeccato perché nella maggior parte dei casi tocca far “dimagrire” una storia tagliando pagine ma, soprattutto, significa trasformare un plot nato per vivere sulla carta e renderlo adatto al medium cinematografico.

Si può rispettare l’architettura della storia, rielaborarla nel profondo, mantenere solo le scene chiave.

Si tratta di mettere “solo” in scena la storia o di riscriverla? La trama si deve prendere in toto oppure si lavora intorno al messaggio? Cosa si tiene e cosa si taglia? Diciamo che le operazioni che si possono fare sono diverse:

  • Si sottrae, cioè si considera qualcosa non necessario ai fini del racconto e lo si taglia.
  • Si condensa, cioè si mantiene un dato elemento ma gli si dà uno spazio minore.
  • Si addiziona, cioè si aggiunge qualcosa, magari dilatando quei momenti che visivamente hanno maggiore forza e sanno rendere al meglio una storia.

Alcuni elementi poi possono essere lievemente modificati o spostati all’interno del film, dando loro un peso del tutto differente.

Capite bene il perché sia così difficile partire da un libro per fare un film. Le strade sono diverse: si può rispettare l’architettura della storia, rielaborarla nel profondo, mantenere solo le scene chiave. In qualsiasi caso si tratta di guardare una storia con altri occhi e da un altro punto di vista. E arricchirla con gli strumenti propri del mezzo cinematografico (suoni, musiche, immagini, montaggio, recitazione, voce fuori campo, effetti speciali, costumi, trucco…).

Il risultato? La trama viene cambiata, la storia sembra diversa o solo meno “familiare”… senza contare che non è cosa facile rendere con gli strumenti cinematografici la voce e lo stile dell’autore. Ed ecco orde di lettori e critici insoddisfatti per le versioni cinematografiche dei libri che hanno tanto amato (date un occhio all’accoglienza di American Pastorial diretto da Ewan McGregor e sceneggiato da John Romano, tratto dal romanzo di Roth). 

Alle volte, invece, il risultato convince eccome. Per esempio è successo con Arancia meccanica ispirato al libro di Anthony Burgess o con le trasposizioni cinematografiche delle avventure di Harry Potter di J. K. Rowling (soprattutto i primi capitoli della saga).

Trasporre e ridurre, è ovvio, vogliono dire interpretare. E la lettura che uno sceneggiatore e un regista danno di una storia può essere molto distante da quella del pubblico: si dice che il lettore “giri il proprio film” con la sua immaginazione. Ricordo perfettamente che mi stupii molto vedendo 1984 scritto e diretto da Michael Radford perché alcuni luoghi e personaggi erano esattamente come li avevo immaginati leggendo il libro. Per questo mi ha convinto? O perché era un buon film?

L’eterna diatriba: prima il libro o prima il film?

Una domanda che sento spesso fare dai lettori è se sia meglio leggere prima il libro o vedere prima il film. Ma c’è chi, dopo essere stato al cinema, il romanzo non lo legge perché ormai conosce la storia. In realtà non è tanto la storia il punto ma come decidi di raccontarla…

Penso che sia interessante partire da un punto di vista altro per poi arrivare a quello dello scrittore del romanzo. Partire con il tradimento – la riduzione lo è sempre anche se a farla è lo stesso autore del testo – per arrivare alla storia come è stata raccontata dal suo ideatore.

E la parola “tradimento” non è casuale: lo spettatore – a torto – spesso pretende fedeltà tra storia e film, concordanza di visione e intenti, invece dovrebbe esigere solo qualità e una visione, cioè un punto di vista su quella storia. Una pellicola tratta da un libro non è una copiatura di un romanzo né un elenco di scene. È una storia ripensata, interpretata e farlo bene è dannatamente difficile.

6 Risposta

  1. Mi piace vedere film di libri che ho letto, anche se la maggior parte delle volte rimango deluso, forse perché la visione del regista e dello sceneggiatore è diversa dalla mia e certe scene nella mia testa sono diverse, così come lo sono i volti dei personaggi. Solo un paio di volte non sono rimasto deluso, ma in quei casi avevo visto prima il film e poi letto il libro. È successo in Stand by me – ricordo di un’estate e Misery, entrambi tratti da scritti di Stephen King.

    • Adriano! Ma ciao. Come va?
      Da quello che scrivi direi che confermi la mia teoria. Per anni ho creduto il contrario. Da un po’ penso che vedere e poi leggere aiuti ad apprezzare meglio entrambe le versioni.
      Notte!

      • Ciao Chiara, ti seguivo da lontano, nel senso che era da un po’ che non commentavo. Si confermo la tua teoria, ma vado comunque a vedere il film di un libro che mi è piaciuto, sarà una forma di masochismo? 🙂

  2. Ho due regole: 1. mai vedere il film prima di aver letto un libro 2. mai andare a vedere un film tratto da un libro che non ho la tentazione di leggere (se non mi attrae il libro, come potrebbe attrarmi il film?)

    Perché se è vero che spesso un film delude rispetto a un libro, è comunque piacevole ricordare un bel libro vedendo un film, anche se capita di vederne un po’ tradita la storia. Poi, è anche capitato, se pur molto ma molto raramente, di vedere delle felici trasposizioni cinematografiche di libri che ho amato, film che hanno arricchito l’immaginario che la lettura aveva suggerito (ricordo uno splendido Maurice di James Ivory, intenso e commovente quanto il libro letto qualche mese prima…)

    • Ah ma sei spietata! 😉
      I film tratti dai libri che non avevo intenzione di leggere a me incuriosiscono sempre. Anche perché leggenda vuole che sia molto più facile realizzare ottimi film da brutti libri. Di base, lo confesso, sono sempre curiosa di farmi una opinione e il cinema me lo consente in un temo piuttosto limitato.
      Per la faccenda del prima libro o prima il film, facevo così anche io. Da un po’ ho cambiato. E ci sta che lo faccia di nuovo.
      Alla prossima!

  3. Ci sono certi film visti prima, di cui poi effettivamente non ho più letto il libro (perchè già faceva pena il film…)
    Ci sono film che ho visto, per lo più saghe, di cui non potevo aspettare 1 anno o 2 per attendere il seguito e quindi mi sono fiondata in libreria a prendere tutta la saga intera (e avendo visto il film avevo già i personaggi in testa). Ci sono film presi da libri che sono meno di un bignami del libro e per questo li odio (o forse perchè si sono focalizzati sulle parti inutili, o sono stravolti, come I love shopping). Ci sono film che hanno amplificato il libro e li adoro letteralmente (Lo Hobbit di Peter Jackson per dire). Ci sono libri che per fortuna l’autore ha rifiutato di cedere al film, aspettando la serie tv. Che già in 16 puntate a stagione tocca tagliar qualcosina, però, soprattutto se lo scrittore è consulente per la sceneggiatura, sono il meglio del meglio del meglio (No, non è Game of Thrones!! E’ Outlander 😛 )

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