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Plagio: cosa lo è davvero (e cosa no)
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Plagio: cosa lo è davvero (e cosa no)

Negli ultimi giorni, nella mia bolla, si è tornati a parlare di plagio.

Esce un saggio, ha una immagine di copertina identica a quella di un altro libro, un titolo identico ad almeno altri due libri – ma sono ben di più – e al suo interno diverse pagine sono copiate da un altro articolo uscito circa 9 anni fa. Sono stati cambiati nomi e luoghi, ma i passaggi sono identici.

Come spesso accade la discussione si è rapidamente spostata su elementi che, presi isolatamente, rischiano di generare più confusione che chiarezza. Da un lato l’indignazione, dall’altro una serie di semplificazioni che mescolano piani diversi: ciò che è davvero una violazione e ciò che semplicemente lo sembra.

È proprio per questo che vale la pena fermarsi e mettere ordine, perché il plagio è una questione molto più tecnica e molto meno intuitiva di quanto si pensi, e riguarda in modo diretto chi scrive, chi pubblica e chi legge.

 

Plagio: cosa lo è davvero (e cosa no) di Chiara Beretta Mazzotta

Un caso recente riporta al centro una questione spesso fraintesa: che cosa è davvero plagio in editoria. Perché non tutto ciò che appare uguale lo è sul piano giuridico.

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