Il profumo del pane e il sapore dei biscotti, la carezza ispida di un golf ruvido ma caldo, e l’immagine delle caviglie, bellissime e sottili, della donna che ama.
Nino riempie il suo presente con l’unica cosa che ha a disposizione: i ricordi. Sono loro a tenerlo in vita, in quel campo di prigionia in Austria dove i tedeschi lo hanno trascinato durante la Seconda guerra mondiale.
Il dolore, il coraggio
Ogni giorno è fatto di ferro gelido e lavoro incessante. Bisogna costruire ferrovie, spaccarsi la schiena. Bisogna lavorare fino allo sfinimento, fino a che la testa si annebbia e provare a resistere e portare a casa le ossa.
L’unico conforto è l’amico francese che condivide con lui qualche prelibatezza, un pezzo di formaggio –che buono il sapore del formaggio! – un biscotto duro e secco e senza zucchero ma che sembra il paradiso. Poi c’è Lorenzo, Lorenzo con i suoi “vedrai”, sempre a fare piani per il domani.
E, in effetti, un piano Lorenzo ce l’aveva e ha funzionato: adesso non sono più a costruire ferrovie, adesso se ne stanno in cucina a preparare zuppe così misere che ti fanno dimagrire solo a guardarle. Basta fare i bravi, basta non discutere con le guardie. Basta non attaccare briga con il piemontese che lo provoca sempre per ottenere una reazione o forse per ammazzare il tempo.
Devono stare buoni, aspettare che fisica la guerra e che qualcuno se li venga a prendere. O forse no, bisogna fare una pazzia e rischiare tutto, racimolare l’energia e il coraggio per regalarsi la possibilità di una vita.
Ingabbiare i ricordi dolorosi
Antonio Albanese nel suo primo romanzo ci racconta l’incredibile epopea di Nino che, dopo essere stato catturato dai tedeschi e detenuto in un campo di prigionia, fugge dall’Austria e tenta di fare ritorno nella sua terra, la Sicilia.
Una storia che ha il sapore della leggenda familiare raccontata e tramandata in casa. È così, in effetti, visto che si tratta della vera storia di uno zio sopravvissuto che però della sua impresa parlava controvoglia, tentando di ingabbiare i ricordi dolorosi.
Per far ridere le persone devi conoscerle bene e devi anche avere il magico dono del ritmo e della sottrazione. Doti che Albanese usa con naturalezza in questa piccola storia che si fa immensa per raccontare quella dei tanti giovani – oltre settecentomila – che hanno condiviso la prigionia in Germania.
Una scrittura semplice che si concentra sui gesti, le minuzie che fanno veri i personaggi e danno corpo alla loro paura. La paura del nemico, della fame, del freddo ma anche di chi dovrebbe essere amico e invece spara. La paura che toglie la voce.
Perché leggerlo
Per ritrovare l’energia e affrontare le piccole e grandi imprese della vita. Per ricordarsi quanto coraggio serva per restare umani, quando tutto intorno invita alla disumanizzazione.
“Tutti avevano paura di tutti. E l’unico rimedio contro la paura evidentemente era sparare.”
L’autore
Attore, regista, comico e autore, Antonio Albanese è uno dei volti più noti e amati del cinema e della televisione italiana. Celebre per personaggi come Cetto La Qualunque, Epifanio e Frengo, ha sempre alternato il comico al poetico, il grottesco all’umano. Con La strada giovane debutta nella narrativa.
La strada giovane
Feltrinelli, collana Narratori, 2025
Il romanzo è disponibile in formato cartaceo, digitale e audiolibro

