💊💊💊💊💊 (cinque pillole Blister su 5)
Che cos’è il coraggio? E chi lo sa.
Ryland Grace – Ryan Gosling – vive una vita al sicuro: niente relazioni, niente famiglia, niente legami. Il meglio di sé lo dà ai suoi allievi: è un insegnante di scienze appassionato, uno di quelli che accendono le menti.
Peccato che il mondo sia alle prese con un disastro: una strana sostanza sta divorando lentamente il sole.
E cosa c’entra uno così con una missione straordinaria?
Ryland, coraggioso, non si è mai sentito. Eppure ha avuto un tipo preciso di coraggio: quello intellettuale. Ha preso posizione, si è esposto con una teoria, ha rifiutato la versione più comoda, quella che gli avrebbe reso la vita più facile. E per questo si è guadagnato una specie di esilio.
Lui, che dovrebbe essere uno scienziato, si è nascosto nel posto più invisibile che esista: una scuola.
Finché l’universo non ha avuto altri piani.
Tipo la fine del mondo.
Perché se qualcosa sta mangiando il sole, tra trent’anni – più o meno – tre quarti della popolazione rischiano di essere sterminati da carestie e fame su larga scala. Sempre che i potenti della Terra riescano a organizzare le risorse. E quindi, realisticamente, metà dell’umanità potrebbe sparire molto presto.
Il film si apre con una sequenza clamorosa: il protagonista si risveglia da un coma indotto senza ricordare nulla. Non sa chi è, non sa perché si trovi lì. Scopre lentamente di essere a bordo di una nave spaziale, lontanissimo dalla Terra. E, a poco a poco, riaffiorano i ricordi della missione che lo riguarda: trovare un modo per fermare questa forma di vita che si nutre dell’energia solare.
L’unica possibilità? Individuare il pianeta che sembra immune a questa sostanza.
Ovviamente andrà tutto storto. Ma in modo sorprendente.
Ci sono così tante idee – brillanti, divertenti, profonde – che è difficile tenerle insieme. A partire dalle citazioni – una, peraltro, al mio film del cuore, Incontri ravvicinati del terzo tipo – fino a una sceneggiatura che funziona alla grande: dialoghi, ritmo, tempi comici, tutto è calibrato con precisione.
E poi c’è un incontro.
Un incontro clamoroso, che cambia completamente il senso della missione e permette al protagonista di continuare la sua ricerca per salvare la Terra – e non solo la Terra – e tutte le persone che la abitano e non solo loro.
È un film poetico e brillante sull’amicizia, certo. Ma ancora di più sulla forza dei legami.
Ryan Gosling è in forma smagliante e, per la maggior parte del film, regge da solo la scena, riuscendo a trasmettere tutte le sfumature di un essere umano normale, spaventato, messo davanti a qualcosa di eccezionale. Uno che però ha un talento preciso: sa cosa conta.
Che cos’è il coraggio?
Forse è qualcosa che scopri di avere solo dopo che hai avuto la forza di fare le cose.
Ma spesso serve un aiutino. Non tanto non avere via di scampo. Piuttosto, avere qualcuno per cui valga la pena giocarsi tutto.
Perché vederlo se scrivi
Perché questo film lavora su una cosa che in narrativa si sottovaluta continuamente: la relazione tra costruzione del personaggio e tenuta della struttura.
Ryland Grace è un protagonista fortemente contraddittorio. Non è un eroe naturale, non è un leader, non è neanche qualcuno che desidera esserlo. È uno che scappa. Uno che si nasconde. Uno che ha già scelto, nella sua vita, la via più defilata possibile.
E questo è il primo nodo strutturale forte: il personaggio è in disallineamento rispetto alla funzione narrativa che dovrà ricoprire.
Quando questo disallineamento è chiaro, la storia parte già con una tensione interna altissima. Perché ogni passo avanti della trama implica una forzatura del personaggio (il bisogno profondo del personaggio è proteggersi, la richiesta della storia è esporsi fino alle estreme conseguenze, ogni scelta crea quindi una tensione).
Questo produce una cosa fondamentale: il movimento del personaggio non è mai neutro. Ogni decisione ha un costo.
Ed è qui che il film fa una cosa molto intelligente: usa la struttura della memoria frammentata – il risveglio senza identità, i flashback progressivi – non come espediente, ma come dispositivo di caratterizzazione. Il passato non serve solo a spiegare. Serve a mettere continuamente in crisi l’immagine che il personaggio ha di sé. E questo è un punto chiave per chi scrive: la backstory funziona davvero quando modifica la percezione del presente, non quando lo giustifica.
A questo si aggiunge un altro elemento molto forte: la relazione.
Il film introduce un legame che non è accessorio, non è decorativo, non è neanche semplicemente emotivo. È strutturale. Senza quel legame, la storia non va avanti.
Ultimo punto, forse il più importante.
Questo film dimostra che un personaggio “difettato”, imperfetto, persino codardo, può reggere una storia enorme. A patto che:
– il suo asse emotivo sia chiaro
– le sue contraddizioni siano attive
– le sue scelte producano conseguenze reali
Quando questo accade, non hai bisogno di forzare la trama. È il personaggio che la genera.
Credits
Regia: Phil Lord, Christopher Miller
Cast: Ryan Gosling (Ryland Grace), Sandra Hüller (Eva Stratt), Milana Vayntrub (Olesya Ilyukhina), Ken Leung (Yáo Li-Jie), Lionel Boyce (Officer Carl)
Sceneggiatura: Drew Goddard
Soggetto: dal romanzo di Andy Weir (2021)
Produzione: Amy Pascal, Ryan Gosling, Phil Lord, Christopher Miller, Aditya Sood, Rachel O’Connor, Andy Weir

