Non io, Samuel Beckett

 Non io, Samuel Beckett

Il monologo, scritto nel 1972, è interpretato da Gabriella Tambone per la regia di Massimo Marino Memola.

 

Come nasce questo monologo? Immaginate un viaggio in tre tappe. 1 Siamo nel Sud dell’Irlanda e Beckett ascolta i vaneggiamenti di una barbona per strada. 2 Malta: nella cattedrale di San Giovanni a La Valletta c’è un quadro di Caravaggio che ritrae la decapitazione del Santo e Beckett ne è stregato soprattutto dalla folla che assiste all’esecuzione, impotente. 3 Marocco, El Jadida. Beckett, che è qui in vacanza, vede una donna che indossa la djellaba – la tunica araba – e, in disparte, ascolta.

Ecco l’impulso creativo ed ecco la nascita dei due personaggi di questo monologo: una donna (di cui si vede solo la bocca) che in terza persona racconta – delira? Vaneggia? – il proprio doloroso vissuto e affronta temi come il peccato e la misericordia divina. Ai margini della scena un altro personaggio – donna? Uomo? – vestito con una djellaba, che assiste impotente al fiume di parole e, al massimo, solleva le braccia in segno di resa (o sconforto?).

Se vi interessa sbirciare questo piccolo capolavoro in lingua originale due sono le versioni filmate: la prima, del 1973, con Billie Whitelaw e, la seconda, è del 2000 con una eccezionale Julianne Moore. Buona notte.

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1 commento

  • Interessante soprattutto per il secondo episodio, dato che Caravaggio e’ il mio pittore preferito e il tema della decapitazione fu per lui controverso considerando il periodo della sua vita durante il quale lo produsse (se ricordo: si vide lui stesso decapitato nel quadro a seguito delle sue vicende giudiziarie)

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