Nagasaki - Éric Faye – Clichy

Nagasaki – Éric Faye

Comincia con Nagasaki di Éric Faye la rubrica Interruzioni di Laura Imai Messina, scrittrice, docente e ricercatrice che dal 2004 vive in Giappone e, ogni settimana, ci regalerà pillole di libri sul Sol Levante. 

Laura Imai Messina.com
Autore: Éric Faye
Casa editrice: Clichy
Traduzione di Tommaso Guerrieri
107 pagine
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Ogni libro è un interruttore. Spingerlo equivale ad azionare qualcosa, ad attivare il funzionamento di un qualche macchinario emotivo o cerebrale, ad accendere una luce.

Letteralmente, poi, l’interruttore è capace di interrompere un flusso. Così, il modo che si aveva di considerare qualcosa, cambia radicalmente grazie a una lettura stimolante. Che sia saggistica o narrativa non importa.

E se il libro è scritto proprio bene, ed è un romanzo, e se ti schiaffa all’interno della mente dei personaggi tanto che risulta poi difficile uscirne, ecco allora che vale decisamente la pena di spingere il bottone, di ruotare la presa, di attivare il sensore e di fare tutto quello che è necessario per accendere una luce.

Nagasaki 長崎 di Éric Faye è così, un interruttore. Perché? Da prima a dopo cosa cambia?

Ecco perché: la sua lettura riesce a farti cambiare totalmente prospettiva sugli spazi inesplorati di una casa, sulle abitudini che abbiamo di ignorare certi spazi di costante transizione e tuttavia sfuggenti, proprio perché la nostra percezione non li accoglie in quanto usurata.

Di per sé la trama è semplicissima. Il protagonista di questo sottilissimo romanzo (vincitore nel 2010 del premio dell’Académie Française), nota l’impercettibile mutamento di posizione delle cose nel suo appartamento, la diminuzione soprattutto dei prodotti riposti in frigorifero ed inizia a sospettare. Perché lo yogurt finisce? E il succo di frutta?

E quanto scoprirà, cioè che c’è una donna che abita nelle pieghe nascoste della sua casa da mesi, giorno e notte, e si ciba discretamente delle sue provviste, pare una strabiliante trovata narrativa.

Ma la cosa davvero strabiliante è un’altra, ovvero che questa è una storia vera, tratta da un fatto di cronaca realmente accaduto in Giappone.

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