Il Selfpublishing conviene o no

Selfpublishing sì o no? Meglio l’editoria tradizionale?

Il selfpublishing, cioè pubblicare il proprio libro senza un editore, scegliendo una piattaforma come Amazon o StreetLib è una scelta che paga o è sempre meglio l’editoria tradizionale?

Il selfpublishing consiste nel mettere in vendita il proprio libro su delle piattaforme come Amazon o StreetLib e renderlo disponibile in digitale (scelta più probabile) e in formato cartaceo (grazie al POS, cioè il print on sale, che permette di stampare una copia del testo solo quando qualcuno l’ha acquistata e si differenzia dal Print On Demand che è il servizio che stampa i libri e li fornisce all’autore, ma non li mette in vendita online.).

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Si “pubblica” nel senso che si rende pubblico il proprio lavoro, e acquistabile, ma qui non c’è l’intermediazione di un editore. Cioè nessuna casa editrice ha letto, vagliato, lavorato, corretto il testo. Non è un discorso di qualità ma di prassi. Anche perché spesso gli editori leggono, vagliano, scelgono e pubblicano robaccia.

Quanto si guadagna? Il 70-60 per cento del prezzo di copertina va all’autore (Amazon tiene il 30 e dà il 70 all’autore; StreetLib tiene il 10, dà il 30 alla piattaforma e il 60 all’autore). Un editore tradizionale di solito vi garantisce il 7-8% sul prezzo di copertina e, solo se si vendono parecchie copie si sale al 12%. Amazon vi paga le royalty ogni 30 giorni a differenza di un editore tradizionale che – se tutto va bene – vi dà un anticipo e poi vi salda le royalty dopo un anno.

Secondo Aie (le stime sono 2016) negli ultimi anni hanno scelto il self circa 27-28mila autori. Un numero considerevole se si pensa che nel 2010 gli ebook autopubblicati in Italia erano solo 146. Nel 2015 erano 25.817, cioè il 41,4% di tutti gli ebook pubblicati.

Chi sceglie il selfpublishing?

Si tratta di profili molto diversi tra loro. C’è l’autore che le ha tentate ma non è riuscito a collocare il proprio libro e si è perso nei meandri della filiera tra agenti che non leggevano il suo lavoro o non lo apprezzavano, editori inarrivabili… e a un certo punto ha detto basta. E ha tentato la via dell’indipendenza.

Gli scrittori che hanno pubblicato anche con grandi editori ma sono rimasti delusi: perché l’editore non ha promosso il testo, perché ci sono stati problemi logistici, perché a vendere con un editore non si guadagna alcunché.

I professionisti di qualsiasi settore che scrivono manuali. o testi tecnici, possiedono una propria community e quindi sanno con precisione chi saranno i propri lettori. Persone che hanno solo bisogno di una struttura che agevoli la vendita e la distribuzione del loro testo. Lo stesso vale per docenti e professori.

Ci sono i giornalisti che non riescono a collocare i propri testi sul mercato perché sia per foliazione (testi troppo brevi per diventare un libro o troppo lunghi per finire su un giornale), sia per temi (argomenti che da noi vengono ignorati) e trovano nel self la risposta.

Quali sono le differenze tra pubblicare con un editore oppure optare per il selfpublishing?

È bene ribadire una ovvietà, l’editoria tradizionale non è la panacea – e lo sappiamo – ma neppure il self non risolve tutti i problemi. La valutazione e la scelta va fatta in base al libro e all’autore.

  1. La prima differenza è che non sei tu a scegliere l’editore ma è l’editore che sceglie te. L’accesso all’editoria è complesso, si sa. Mentre per il self non esiste alcuno sbarramento ma ciò lo rende un calderone infernale in cui emergere è una impresa. Cioè non solo si compete con tutti i self ma anche con Dan Brown.
  2. L’editore continua a mantenere un’aurea di prestigio. Se pubblichi con un editore, hai scritto un libro e ti si può attaccare la pecetta di “scrittore”. Qualsiasi cosa significhi… ed ecco che personaggi come Marco Montemagno, Vasco Rossi, Bebe Vio optano per l’editoria tradizionale pur avendo una community di fan e seguaci solida. Lo fanno perché un editore li rende autorevoli (e preferiscono l’autorevolezza e il prestigio ai soldi che invece farebbero con il selfpublishing).
  3. Per il momento nel nostro Paese i giornalisti cultuali ignorano i testi autopubblicati, sono fuori dai loro radar (a meno che il libro venga poi “scoperto” da un editore). Quindi se volete questa legittimazione o finire su un inserto culturale, non scegliete il self. Se venderete moltissimo al massimo sarete il “caso” di cui parlare.
  4. Se guardate al tornaconto economico self batte editore 10 a 0. Ma questo è vero solo se avete prodotto un testo di qualità (un testo che “funziona”), sapete promuovervi e comunicare, avete costruito una community solida. Perché il 60-70% di nulla è nulla… anche se il 6-7-12% di nulla è ancora meno!
  5. Se avete la mentalità imprenditoriale, se sapete fare progetti e portarli avanti, se siete bravi a comunicare sui social, se avete tempo da investire per diventare editori di voi stessi oppure se non sapete fare nulla di tutto questo ma sapete costruire un team (e potete pagarlo), il selfpublishing è una buona soluzione. Se “da soli” è una prospettiva da incubo, non fa per voi.
  6. Il selfpublishing è gratis? No! Non solo c’è il tempo che avete impiegato a scrivere il libro ma c’è tutto il tempo che dedicherete al progetto e alla pubblicazione. E occhio alla sindrome di Superman: scrivere un libro, editarlo, correggerlo, impaginarlo, scegliere la grafica della copertina, realizzarla, scegliere il titolo, scrivere la quarta, le bandelle, promuoverlo, comunicarlo… anche ipotizzando che sappiate fare tutto, non potrete fare altro! E se non siete in grado dovrete pagare dei professionisti.
  7. L’editoria raggiunge tutti: chi ama la carta, gli ebook, chi compra online, chi va solo dal proprio libraio. Quando autopubblicate voi parlate solo a quella fetta di persone che sta online e che compra online. Nella maggior parte dei casi a chi legge ebook. Cioè una fetta piuttosto piccola di lettori. E nel caso la vostra promozione e comunicazione arrivi anche a quei lettori che comprano SOLO in libreria, sarà un bel guaio. Perché voi in libreria non ci sarete! (Esistono dei servizi ma, garantito, al momento non funzionano). È proprio per questo motivo che, chi ha optato per il selfpublishing e ha avuto successo, accetta subito una buona proposta da un editore tradizionale. Perché vuole arrivare in libreria!

Comunque sia, qualsiasi cosa facciate, fatela con cura, soprattutto perché state vendendo un prodotto speciale che è il libro e il lettore non è una cavia. Bastare a se stessi, si sa, è una gran cosa ma, occhio, come dice il detto Zen: “Qual è il suono di una sola mano che applaude?”

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9 Commenti

  • Il Selfpublishing conviene o no? - BookBlister Reply

    16 Novembre 2017 at 17:35

    […] Preferisci leggere il post? Eccolo! […]

  • Daniele Reply

    17 Novembre 2017 at 10:27

    Il self paga di più ma solo se riesci a vendere più copie di quante ne venderesti con un editore. Questo, però, sfugge a quasi tutti quelli che scelgono di autopubblicarsi.

    Il 70% equivale a nulla se non vendi neanche una copia o ne vendi poche decine in 5 anni.

    L’editing non si può fare da soli e un editor costa. Quanti possono spendere 4-500 euro di editing?

    E, come hai ribadito nell’ultimo punto, se scegli il self ti escludi dalle librerie.

    • Kinsy Reply

      17 Novembre 2017 at 16:50

      Io ho pubblicato con un piccolo editore e sono arrivata in libreria solo dove ho portato io le mie copie in conto vendita. Ed è proprio per questo motivo che mi sto chiedendo se non mi convenga passare al self…

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      20 Novembre 2017 at 16:26

      Concordo su tutto. Infatti il self funziona per numeri grandi, per autori con notevoli competenze narrative, per autori che scrivono testi tecnici. Cioè chi non deve spendere e investire moltissimo in editing/revisione testi. Altrimenti è un gioco in totale perdita.
      Essere fuori dalle librerie è un super problema. E fino a che non si risolve, il self ha un limite enorme.

  • marcello Reply

    17 Novembre 2017 at 21:09

    Mi pare d’aver letto, non so dove, che dopo aver autopubblicato uno scritto gli editori non prendono più in considerazione la pubblicazione dell’opera medesima. In questa conversazione si dice che così non è. Allora domando: se non vi sono ostacoli all’esser considerati da un editore successivamente al self, perché non autopubblicarsi comunque, in attesa di essere eventualmente accettati da una CE? Ci dovrà essere qualche controindicazione in questa strategia, altrimenti non sarebbe un buon metodo, anche considerando i lunghi tempi richiesti dall’iter editoriale?! (E’ decisiva l’emissione o meno di ISBN?)

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      20 Novembre 2017 at 17:57

      Ciao Marcello, guarda, tanto per dirne una: Paola Barbato ha scritto il proprio libro su Wattpad e questo non ha cerato alcun problema. Gli autori come la James e Todd ma anche la Premoli… sono tutti esempi che ti confermano che gli editori prendono volentieri autori che hanno successo con il self.E perché non passare dal self? Perché devi fare tutti i passaggi che fa un editore e ha un costo! Anche in termini di tempo. Perché richiede molte energie e perché molti autori, giustamente, non sono certi della bontà del proprio lavoro.

  • Il Selfpublishing conviene oppure no? - BookBlister Reply

    24 Novembre 2017 at 15:35

    […] Preferisci leggere il post? Eccolo! […]

  • Agente letterario: chi è, cosa fa? Serve? - BookBlister Reply

    9 Novembre 2018 at 7:49

    […] La correzione bozze è davvero necessaria? Sì, se siete un autore che ha optato per il selfpublishing e ha bisogno di una revisione attenta prima di buttare il proprio libro in pasto ai lettori; […]

  • Jeajunk Reply

    9 Marzo 2019 at 4:16

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