Chi fa cosa? Il correttore di bozze

Seconda puntata della rubrica che ci porta alla scoperta delle professionalità che compongono la filiera editoriale. Stavolta andiamo a caccia di errori!

Se per l’editor e i servizi di editing avevo trovato l’immagine del personal trainer, stavolta mi affido (ahimé) al Dodo per parlare di correttori di bozze… No, grazie al cielo non sono estinti! Ma sembrerebbe così, tanto (a volte) ne sentiamo la mancanza.

A ricordarci quanto sia prezioso il lavoro di un lettore attento, sono le frotte di refusi che scoviamo nei libri, articoli, newsletter… l’errore, più che in agguato, viene stampato. E non è strano che succeda, perché il refuso è un prezzo da pagare dell’evoluzione. Non ci credete? Provate a leggere:

Gli aggiustamenti del cervello

Anche se pare incredibile, riuscite a capire il testo quasi le inesattezze (è un campo minato!) non ci fossero. Perché il nostro cervello è adattivo e ha come scopo la comprensione (scovare il senso, aumenta le possibilità di sopravvivere), quindi minimizza le incongruenze. Ne risulta che il lavoro del correttore sia una lotta duplice: contro gli errori e contro il funzionamento dei meccanismi percettivi.

Non serve leggere velocemente, bisogna farlo con cura.

Ecco perché, oltre a una predisposizione naturale, a correggere* le bozze si impara: ci si allena a osservare, non solo a guardare, e a rompere certi meccanismi di fruizione. Bisogna certo conoscere l’italiano, essere curiosi (non solo aver voglia di sapere ma anche di controllare con attenzione ciò che si legge), attenti e precisi.

Non serve leggere velocemente! Bisogna farlo in modo proficuo (guai se vi capita di pensare ad altro e trovarvi in fondo alla pagina…) e conoscere qualche trucco (coprire il testo con una cartolina e procedere parola per parola; per i testi brevi, leggere dal fondo e andare a ritroso: il senso si perde ma un refuso non scappa!).

Un correttore di bozze è un alleato prezioso che veglia sulla qualità di un testo.

Sta di fatto che quella che un tempo era un’armata ora si è trasformata in uno sparuto gruppo (per giunta spesso malpagato). I correttori interni alle case editrici sono sempre meno e ci si avvale di agenzie editoriali esterne o di freelance. Il compenso varia dalla complessità del testo, dal numero dei giri di bozze previsto, dal dover o no inserire le correzioni nel file… ma quando sento compensi da 0,20/0,50 euro a cartella (1800 battute) penso che alcuni editori abbiano perso la capacità di individuare e premiare gli alleati preziosi che potrebbero evitare figure come “cuesta”.

Di norma i giri di bozze sono almeno due. Nel primo si trovano gli errori macroscopici (e nella migliore delle ipotesi si risolve l’ottanta per cento dei pasticci). Il secondo è quello più delicato: è una caccia alla minuzia (sempre che quelli che hanno preceduto questo correttore – traduttori, revisori di traduzione, editor, primo correttore bozze – abbiano lavorato bene). Altrimenti sono guai: si va dal pesce (quando il traduttore ha saltato un pezzo di testo) ai contenuti sbagliati (nomi, luoghi, date), passando per le incongruenze (il protagonista si chiama Sandro fino a pagina 58 e poi Alberto). Ricordo molto bene una volta in cui trovai un fucile che veniva estratto da un cassetto del comò; e anche a ipotizzare la canne mozze… e vi assicuro che alla prima lettura era scappato. Insomma, le sciocchezze sanno mimetizzarsi piuttosto bene.

Si corregge sulla carta e si usano dei particolari segni grafici.

Nei giornali il nemico sono le vedove: avete presente quelle parole che se ne stanno sole solette a occupare una riga? Ecco, basta stampare un testo e si notano subito. In effetti non si corregge a video, perché ci si distrae e i refusi spiccano meno, lo si fa sulla cara e vecchia carta. In alcun casi, si inseriscono le correzioni nel file, ma è più facile che queste siano affidate a un altro correttore (che avrà il compito di verificarle e approvarle).

I segni del correttore

Avete mai visto delle bozze? Strani segni, puntini, astine, parentesi quadre… i correttori usano una lingua nella lingua. Il loro è un parlarsi tra le righe e nei bordi. In effetti i correttori vivono negli spazi bianchi e nei margini ma marginali non lo sono affatto.

* Avevo lasciato un refuso nel testo per vedere chi se ne sarebbe accorto. Brava, Barbara, assunta! 😉

10 Risposta

  1. “a correggeRE le bozze si impara: ”
    Io ho imparato??? 😀

    Mi è capitato di trovare errori da primo giro di bozze anche il testi dei Big. E più è Big e più si notano.

  2. Evviva! Evviva! Evviva!
    Non ci speravo più. Allora qualcuno li legge questi post (il refuso lo lascio ché voglio vedere se arriva qualcun altro).
    Ma su di te c’era da scommetterci 😉
    Bacio

    • Ehehe, ho pensato che fosse messo lì di proposito. E se non hanno il coraggio di correggerti? (che già qualcuno qui mi aveva etichettata “maestrina” 😛 )

      • In effetti è un colloquio di lavoro sotto mentite spoglie. Ma quell'”imparare a correggere” era una tentazione troppo grande. Oddio, sperando di non averne messo qualcun altro! Cosa alquanto probabile, peraltro. Ma, grazie al cielo, avendo scritto non posso pure correggermi eh! E no, il correttore di word non basta. Mai.
        😉

  3. Dimenticavo: viva le maestrine! Viva a chi importa, ecco.

  4. Attenzione a Titivillus, il demone degli errori e il terrore dei copisti !!!

  5. Comunque per chi non conoscesse la storia del demone: https://it.wikipedia.org/wiki/Titivillus 😉

  6. Se uno vuole esercitarsi per migliorare l’abilità nell’individuare i refusi, basta leggere i giornali online: il materiale non manca affatto.

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