Scomparsa

Chevy StevensL’incipit di Scomparsa di Chevy Stevens (traduzione di Velia Februari, Fazi Editore).

“Sa, dottoressa, lei non è il primo strizzacervelli che vedo da quando sono tornata a casa. Quello che mi aveva indicato il medico di famiglia subito dopo la mia liberazione era un emerito idiota. In realtà, quel tizio fingeva di non sapere nemmeno chi fossi. Che cazzata: per non saperlo bisogna essere ciechi e sordi. Accidenti, ogni volta che giro l’angolo salta fuori dal cespuglio l’ennesimo rompiscatole armato di macchina fotografica. Ma prima di tutto questo casino? Prima, quasi nessuno aveva mai sentito parlare di Vancouver Island, e men che meno di Clayton Falls. Provi ora a nominare l’isola al primo che passa e scommetto che subito gli uscirà di bocca una frase del tipo: «Non è lì che è stata rapita quella donna, l’agente immobiliare?».
Anche lo studio di quel tizio faceva cascare le braccia: divani in pelle nera, piante di plastica, scrivania di cristallo e metallo cromato. Tutto l’armamentario per mettere il paziente a proprio agio, per farlo sentire a casa. Ovviamente la scrivania era ordinata in modo maniacale. I suoi denti erano l’unica cosa storta in quell’ufficio e, se posso essere sincera, uno che tiene gli oggetti sulla scrivania in perfetto ordine e non si fa sistemare i denti non ha tutte le rotelle a posto.
Per prima cosa, mi ha chiesto di mia madre, poi ha cercato di farmi esprimere il mio stato d’animo con l’ausilio di carta e matite. Quando gli ho chiesto se mi stesse prendendo in giro, ha risposto che stavo opponendo resistenza ai miei sentimenti e che dovevo «abbracciare il processo». Be’, ’fanculo lui e il suo processo. Ho resistito per due sedute, durante le quali ho passato quasi tutto il tempo a domandarmi se uccidere lui oppure me stessa.
Mi ci è voluto perciò fino a dicembre – quattro mesi dal mio ritorno – per decidere di ritentare la strada della terapia. Mi ero quasi rassegnata a restare incasinata come sono, ma l’idea di andare avanti così per il resto della vita… Le cose che c’erano scritte sul suo sito Internet erano un po’ strane per uno strizzacervelli, e lei aveva un’aria simpatica. A proposito, bei denti.”

Scomparsa, Chevy Stevens, traduzione di Velia Februari, Fazi Editore, p. 364 (18,60 euro)

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