Libri + crowdfunding = bookAbook

Gli eroi che fecero l’impresa.

Quando un progetto va in porto ci sentiamo un po’ così. Alle volte, però, l’idea, le competenze, il talento non bastano. Ed ecco che il crowdfunding può fare la differenza.
Cos’è? Un sistema di raccolta fondi. Una sorta di rete tra individui che credono nel valore di un dato contenuto e lo sostengono in prima persona, supportandolo economicamente.
Nel cinema, nella musica, persino per mettere in piedi una libreria, questo sistema si è dimostrato vincente. E in editoria? I casi non mancano, ma si tratta più che altro di editori che – non essendo in grado di sostenere un progetto editoriale – contano sulla capacità dell’autore di procacciarsi i fondi facendo rete, così da realizzare una prima tiratura.

Da qualche ora, invece, è online la prima piattaforma di crowdfunding interamente dedicata al libro: bookAbook.
L’idea? Proporre tre testi al mese – narrativa, sia di autori esordienti sia di scrittori – ogni romanzo avrà 30 giorni per racimolare la somma necessaria. Perché questo succeda, servono i lettori e serve una community, ovvio.

Ciascuno avrà la possibilità di leggere l’incipit. Se convinto, potrà investire quanto crede (3 euro è l’investimento minimo). Se il progetto otterrà fondi, si “sbloccheranno” altre sezioni del testo, così il lettore non sarà costretto ad aspettare la fine della compagna per leggere altro.

Se la raccolta non va in porto? Il lettore viene rimborsato.

Il testo arriva all’obiettivo? Per prima cosa chi ha partecipato riceverà – a seconda dell’investimento – una copia digitale (ebook o pdf) o una copia cartacea in tiratura limitata autografata e dei gadget. A questo punto il libro è pronto per essere immesso sul mercato, supportato però da una community che lo ha scelto e voluto. Il che dà al titolo una certa solidità.

BookAbook promette prezzi contenuti e qualità, così da “ingolosire” i lettori e pure chi non legge (il problema della pirateria, favorita da prezzi troppo alti, non va dimenticato, chiedetelo alle case discografiche).

La community non si limita a “sborsare”: la piattaforma è social, perciò ciascun utente può partecipare attraverso il blog, commentare i testi e interagire con gli autori.
L’autore viene seguito per un periodo (non specificato al momento), riceve – in base al suo successo – una sorta di anticipo, non è vincolato da esclusiva, potrà essere distribuito in rete tramite le piattaforme classiche o stipulare un contratto con un editore.

Chi c’è dietro il progetto? Emanuela Furiosi, neolaureata in legge e appassionata di comunicazione, Tomaso Greco, ricercatore e docente di sociologia, e due nomi noti per chi di editoria mastica un po’: Marco Vigevani, fondatore della omonima agenzia letteraria, e Claire Sabatié-Garat, sua socia.

Il dettaglio non è irrilevante perché i testi immessi sulla piattaforma saranno vagliati e scelti dagli editor, quindi editati, corretti, impaginati… non sono chiare ancora le modalità di ricezione dei dattiloscritti (poveretti, prevedo tante ore di ufficio e poche di sonno!) ma quello che conta è che ciascuna proposta affronterà il medesimo percorso che avviene (o dovrebbe avvenire) in una casa editrice. Solo che qui è la community ad avere il ruolo di editore.
Dimenticate l’Eap, dunque, e pure il selfpublishing privo di selezione alcuna.

Tutto bene? Dipende.

Per prima cosa tocca partire da zero e comunicare l’ebook. Vedersela con il solito terrorismo – il digitale annienterà la carta! – e spiegare tutto partendo dai fondamentali. Cosa è un ebook, come si usa, dove si trova, come si scarica, dove si può leggere. Abbiamo quintali di tablet a zonzo per lo Stivale e la gente non sa che basta una app per trasformarli in reader.

Tocca gestire la community. Ché l’aspirante (anelante) esordiente insoddisfatto si fa caustico e irragionevole e ai poveri autori della piattaforma potrebbe toccare la gogna mediatica.

Tocca evitare che l’autore si sponsorizzi da solo: la privacy vieta di rendere pubblici i nomi dei sostenitori della campagna, ci sono i numeri di chi ha partecipato, per carità, ma ho visto esordienti (e pure scrittori affermati) architettare trame diaboliche molto superiori a quelle presenti nei loro libri per farsi notare. Quello che conta è che il tutto non si trasformi in un’auto pubblicazione a pagamento.

Tocca pure verificare la sorte dei testi che hanno raggiunto il traguardo: finiscono sugli scaffali Spopolano in rete? Vendono? E più semplicemente: vengono letti? Altrimenti l’intero progetto servirebbe solo a garantire entrate a una agenzia di servizi editoriali.

Esorcizzate le rogne, ritorno al mio (insano) ottimismo e chiudo in bellezza citando il motto di bookAbook: “Leggere diventa un gioco dove non perdi mai”. E come inizio male non è.

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24 Commenti

  • impossiball Reply

    3 Aprile 2014 at 0:25

    1) Questa frase “Bookabook promette prezzi contenuti e qualità, così da “ingolosire” i lettori e pure chi non legge (il problema della pirateria, favorita da prezzi troppo alti, non va dimenticato, chiedetelo alle case discografiche)” te l’ho fatta venire in mente io stamattina. Sono felice di sapere che qualcuno recepisce la problematica e la diffonde. Sarebbe anche ora!

    2) Secondo me non va. I progetti di crowdfunding, nella mia esperienza, funzionano quando:
    – hai già una base di fan sufficientemente solida, pronta a sostenerti; o hai una storia particolarmente toccante e hai modo di diffonderla
    – puoi offrire dei perks (premi) interessanti (il merchandising legato a film e musica ha senso, coi libri la vedo grama. Chi spenderebbe 30 euro per avere libro + maglietta con la faccia dell’autore? Daaaaai)

    3) la community si forma intorno ad un interesse. L’interesse dovrebbe essere quello di scoprire nuovi talenti, e va benissimo, ma il generico lettore medio/forte sa benissimo che:
    – per un talento che trovi, troppa monnezza devi sorbirti, se ti va bene in rapporto 1 a 10
    – queste community, e i lettori forti lo sanno, rischiano di diventare facile preda di Gennarino Coccolino e simili. Io non mi ci avvicinerei neanche se mi puntassero un fucile.

    4) Vado a mangiare uno dei muffin che ha fatto mia moglie

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      3 Aprile 2014 at 0:29

      1) Tu scherzi, ma loro parlavano e mi sei venuto in mente tu! E ho pensato lo stesso… guarda te, qualcuno che parla di ebook e pirateria!

      2) Non saprei. In realtà hanno gadget di ogni tipo, sconti e borse… ma devo vedere, per capire.

      3) Parlano di tre autori al mese, come partenza. Esordienti e autori noti. Anche qui, devo leggere per capire.

      4) Questa è cattiveria, pura!

      • impossiball Reply

        3 Aprile 2014 at 0:54

        1) leggo un sacco di post in cui si parla di ebook, nel bene e nel male, ma l’idea che pirateria e streaming ammazzeranno il mercato sembra non sfiorare nessuno. I pc su cui avete scritto i post in questione hanno tutti i software originali? No, eh? Ecco.

        2) Mo’ divento acido ma perdonami, è che davvero non capisco: che caspio di crowdfunders vuoi attrarre mettendo come premi la borsa o il pulisci kindle di bookabook? Eddaje! Io ho pagato 120 dollari per finanziare il cd di una band americana che adoro, nel perk era compresa anche una maglietta, il mio nome era nei ringraziamenti e c’è una mia foto (e degli altri che avevano preso lo stesso perk) nel booklet dell’edizione speciale che davano solo ai crowdfunders. E il disco è una figata, en passant
        Gli stessi, nel disco precedente, hanno fatto una edizione solo per i crowdfunders con una canzone in più in cui nella sezione centrale CANTANO i nomi di chi aveva pagato per quel perk! Ancora mi sto mangiando le mani per non aver partecipato!
        Questi sono perk! E ce n’erano anche di più costosi, dato che spendendo x mila dollari ti potevi prendere il basso, una delle tastiere, o l’intera batteria usata per registrare. E la gente i soldi per queste cose li caccia!

        3) Vabbè, vedremo, con l’autore noto è ovviamente tutta un’altra storia (per lui magari la gente qualche soldo lo caccia, mentre l’esordiente si attaccherà al tram e tirerà forte)

        4) 😀

        • Chiara Beretta Mazzotta Reply

          3 Aprile 2014 at 1:09

          1) Siamo d’accordo e lo sai.

          2) Nella musica funziona e pure bene. Però ti posso assicurare che funziona pure per i documentari e lì di perk manco l’ombra! A parte una mail gentile, il dvd consegnato a casa con tanto affetto…
          Stiamo a vedere, insomma.
          Posso solo dire che l’idea che qualcuno provi a far qualcosa di diverso coi libri (senza furberie e mezzucci) mi piace. Sono iniziative che levano la polvere a un mondo di dinosauri. E di polvere ce ne è davvero parecchia…

          3) Vedremo, già.

          4) Non farmi dire cose cattive!

          • impossiball

            3 Aprile 2014 at 8:39

            Sui documentari non saprei, ma l’accoppiata “dvd e stretta di mano” l’ho vista funzionare in un caso particolare, in cui il progetto da finanziare era talmente piezz ‘e core per il fan medio che 10/20/30 euro glieli davi volentieri: questo.

          • Chiara Beretta Mazzotta

            3 Aprile 2014 at 9:09

            No, no, ti parlo di documentari seri. Pure argomenti per cui non è che ci si strappi i cappelli. Tipo questo.

          • impossiball

            3 Aprile 2014 at 10:49

            i personaggi più o meno pubblici riescono ovviamente a farsi finanziare qualunque cosa, sono gli emeriti sconosciuti ad avere problemi (per intenderci, con la mia band non faremo mai un crowdfunding!)

          • Chiara Beretta Mazzotta

            3 Aprile 2014 at 11:14

            Per adesso il primo titolo ha racimolato 189 euro. Mancano 27 giorni per tirare su 3.811 euro…

  • polimena Reply

    3 Aprile 2014 at 9:03

    Insomma Chiara, tienici aggiornati. A me per ora non convince. Però potrei ricredermi.

  • sandra Reply

    3 Aprile 2014 at 13:23

    Il mio essere da sempre abitudinaria, stanziale e poco social chiaramente cozza con una novità di questa portata, tuttavia potrebbe esserci del buono, e, soprattutto, è un qualcosa, è un tentativo per uscire dalla palude stagnante ed è questo che apprezzo nel progetto, perchè i buoni libri vanno fatti circolare, ma anche le buone idee, e quelle davvero sono quasi inesistenti: il self è diventato quasi una discarica, l’EAP non smette di vivere, crescere e figliare, gli editori tradizionali falliscono e noi lettori forti siam sempre qui su bookblister a farci domande. Un bacione

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      3 Aprile 2014 at 16:47

      Condivido il tuo spirito! Le buone idee, soprattutto in questo periodo, sono in apnea. Dobbiamo dare loro ossigeno e toglierne a quelle cattive. 😉

  • tonino75 Reply

    4 Aprile 2014 at 11:48

    A mio parere l’idea è buona. Finalmente si cerca di battere nuovi sentieri per pubblicare esordienti. Se ho capito bene, questo progetto prevede che tutto il lavoro a monte (editing, correzione bozze ecc. e una buona parte di pubblicità, nonché una % all’autore) venga fatto con il crowdfunding. Questo permetterebbe alla casa editrice di trovarsi un libro bell’e pronto da stampare e distribuire, (se solo in formato ebook manco questi costi…) quindi risparmiando moltissimi soldi, soprattutto soldi “iniziali”. Questa potrebbe essere una buona soluzione per le case editrici per pubblicare esordienti. Perché diciamoci la verità nelgi ultimi 2/3 anni tutti gli editori hanno ridotto la pubblicazione degli esordienti del 70/80% ad essere buoni…
    Magari per incentivare le donazioni si potrebbe pensare a ringraziamenti nel libro oppure a uno sconto forte (30/40% del prezzo) per chi ha donato.

  • impossiball Reply

    7 Aprile 2014 at 12:28

    Ho notato che manca una cosa: un perk da, che so, 1000 euro del tipo “produttore esecutivo”, che qualcuno particolarmente danaroso che non sa più come spendere i soldi possa prendere per dare una bella botta al crowdfunding. Perchè 68 contributori non sono pochi, anzi, ma aver raccolto 600 euro su 4000 significa che il versamento medio è stato di 10 euro. Così ti servono 400 persone, e quando affitti?

  • Tale's Teller Reply

    7 Aprile 2014 at 21:21

    Idea interessante, ficcanaserò…

  • “Libri + crowdfunding = bookAbook”, la siora Beretta Mazzotta mi chiede un parere. | giramenti Reply

    8 Aprile 2014 at 8:01

    […] siora Beretta Mazzotta posta sul suo Bookblister un interessante articolo dedicato al crowfunding – siamo in tanti, sborsiamo pochi spiccioli a testa e partiamo alla […]

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      8 Aprile 2014 at 10:37

      Temevo peggio, siora!
      Il lettore, in fin dei conti, fa sempre la sua parte (che lettore è se no?!) esponendo la propria opinione. Dando un giudizio sul testo, asfaltando il povero narratore e altre amenità. Se poi mi vogliono assoldare come ufficio stampa, pretendo ben altro che la loro riconoscenza, concordo 😉
      E per quel che dice Luca: la prima cosa che va verificata è che nessun autore si autosponsorizzi da solo, ci siamo capiti (molti editori il crowdfunding lo “gestiscono” così, in allegria insomma). Ma non essendo i signori di BookABook degli editori e non essendo i lettori gli autori, direi che ci troviamo in una terra di mezzo che non si può definire Eap.
      Che poi la faccenda abbia del buono o no, lo scopriremo solo leggendo 😉

  • Editing? Lo fanno i lettori! | BookBlister Reply

    1 Ottobre 2014 at 12:42

    […] qualche euro – senza finire nel baratro dell’Eap – ecco che ci si è appellati pure al crowdfunding: si chiede ai lettori di finanziare il testo (consentendogli di leggerlo in parte o tutto) dando in […]

  • Editing? Lo fanno i lettori! Reply

    17 Marzo 2016 at 8:35

    […] qualche euro – senza finire nel baratro dell’Eap – ecco che ci si è appellati pure al crowdfunding: si chiede ai lettori di finanziare il testo (consentendogli di leggerlo in parte o tutto) dando in […]

  • Stevendupt Reply

    12 Luglio 2019 at 3:42

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