Siti condannati all’invisibilità

Dal 21 aprile Google ha cambiato l’algoritmo che sta alla base delle ricerche online penalizzando così i siti non mobile-responsive.

È il curriculum, l’ufficio, il contatto con i clienti, lo strumento per promuovervi… il vostro sito internet racconta anche chi siete e qual è la vostra storia lavorativa. Ebbene, dal 21 aprile questa storia potrebbe diventare meno accessibile per i lettori fino a essere del tutto invisibile.

Sì, perché Google, il più noto e utilizzato motore di ricerca, ha cambiato l’algoritmo attraverso cui restituisce agli utenti i risultati delle loro ricerche. L’algoritmo è il responsabile del ranking, cioè della classifica, quindi risulteranno privilegiati – e saranno posizionati in alto – tutti i siti progettati per funzionare sui dispositivi mobili, vale a dire smartphone e tablet, garantendosi così un maggiore numero di visite.

Non si tratta certo di un aggiornamento arbitrario perché, per esempio in Italia, gli studi dimostrano che il 61 per cento del traffico online arriva proprio dai dispositivi mobili e sono 15 milioni gli utenti unici risetto ai 12 milioni che si collegano da computer. Ed è, ovvio, una questione di soldi: la raccolta pubblicitaria di Google che proviene dal mobile è arrivata a 6.3 miliardi, cioè è quasi triplicata dal 2012, ed è quindi naturale che l’azienda preferisca privilegiare questo segmento.

Ciò significa che i siti non ottimizzati – che hanno il problema dei caratteri troppo piccoli per essere visualizzati e, al contrario, collegamenti più larghi dello schermo – verranno declassati, scalando in basso nei risultati.

La notizia è stata accolta con la solita pacatezza e si parla infatti di mobilegeddon… che fare? Per prima cosa vi consiglio di verificare lo stato del vostro sito qui e se non risponde ai requisiti è bene prendere provvedimenti alla svelta. Avere uno spazio invisibile, manco a dirlo, è come non averlo.

Nel settore editoriale ci sarà da ridere! In questi giorni, in preparazione al Salone del libro di Torino, sto contattando alcune agenzie e mi sono accorta che un buon 30 per cento degli operatori non è presente in rete. Non compare sui social (a parte qualche desolante profilo Linkedin che, se fossi in voi, non snobberei come piattaforma), né possiede un proprio sito. E chi ce l’ha, nella maggior parte dei casi, non è ottimizzato (compreso quello della mia agenzia) ed è tecnologicamente obsoleto.

Perciò tutti a rompere il salvadanaio – se volete fare le cose per bene, ci vuole un professionista – perché chi prima arriva, almeno non sloggia.

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19 Commenti

  • Serena Reply

    7 Maggio 2015 at 18:35

    Sì, credo che con siti complessi non resti altro da fare che rompere il salvadanaio. Per quasi tutti i blogger, per fortuna, il problema non si pone: gli ultimi temi WordPress sono tutti mobile responsive. I blog di Blogger, ovviamente, pure. Però… insomma, sono contenta di averci pensato prima di aprire il blog.

  • LFK Reply

    7 Maggio 2015 at 19:18

    Io domani metterò mano al vecchio blog, perché quello non è responsive. I nuovi sì, ma il sito no… ma quello lo risolvo senza problemi. Il problema è trovare un tema simile al mio ma responsive. E va bene. Uffa. Grazie.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      7 Maggio 2015 at 19:20

      Lo so. Uffa! Uffa e ancora uffa…

      • LFK Reply

        7 Maggio 2015 at 19:34

        Ho già trovato il tema perfetto. Stesso fornitore ma con funzione responsive. 😀

      • LFK Reply

        7 Maggio 2015 at 20:15

        Ecco, siccome sono uno che si fa prendere dalla fretta, l’ho già sistemato alla buona. Il risultato è perfetto. Ora è responsive. Devo sistemare qualche particolare ma il grosso è fatto. 😀

  • Evaporata Reply

    7 Maggio 2015 at 20:52

    Il mio blog è un piccolo investimento che faccio su me stessa, anche se inizialmente mi era stato regalato ed ero anche abbastanza scettica sulla necessità di averlo. Ora che sono senza lavoro e mi ci dedico quotidianamente, ne comprendo l’utilità. Essere sul web può aiutare benché sommersa da una incalcolabile quantità di siti, scrivendo “evaporata” su google appare subito il mio blog.

  • Come si cambia per non morire - Storie d'AltriMenti Reply

    8 Maggio 2015 at 10:02

    […] particolare. Infatti pare che il colosso americano abbia cambiato il proprio algoritmo. Se è vero, come pare, che la maggior parte del traffico proviene ormai dai dispositivi mobili, ho dovuto adeguare […]

  • Barbara Reply

    8 Maggio 2015 at 12:35

    Questa cosa la capisco e non la capisco. Commercialmente parlando costringeranno un po’ di siti all’evoluzione. Perchè questa mossa? Forse qualche loro partecipata opera nel business della riprogettazione del sito in tal senso?
    Da utente semplice, la posso anche capire. Dal telefono faccio una ricerca e consulto tutti i siti più velocemente, perchè saranno adeguati runtime.
    Da utente evoluto, essendo io uno sviluppatore, dico: ma che bella ca22…….!!
    Intanto i dispositivi mobili hanno appositamente l’ingrandimento a due dita per scorrerti un sito come e dove vuoi. Non ho mai avuto alcuna difficoltà in merito, nemmeno con i più vetusti. Secondo, dovrebbe essere una scelta del singolo utente, sul suo dispositivo mobile, non un’imposizione dall’alto! A me per esempio non sta affatto bene.
    E, visto che sono in ufficio, qui in parecchi storcono il naso. Dicono che stavolta Mountain View potrebbe prendere una grossa cantonata….

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      8 Maggio 2015 at 17:56

      Però l’ottimizzazione è un’altra cosa, Barbara. Io ho un vecchio sito e consultarlo è una rogna e graficamente è proprio bruttarello… è una faccenda economica. Loro investono sul comparto che gli dà i maggiori ritorni (in termini di pubblicità). Ovvio che quello penalizzato è l’utente. Immagina chi ha fatto da poco il sito da sé e adesso deve rifare tutto! Poveri lui 😉 Ciao!

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