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L'imperdibile Eleonora Marangoni
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L’imperdibile – Eleonora Marangoni

Perché qualcuno dimenticato dalla Storia dovrebbe diventare il protagonista della tua o c’entrare qualcosa con te?

Perché forse anche tu, una volta nella vita, hai trovato un lavoro “normale” con uno stipendio a fine mese. Ti sei alzato al mattino, hai percorso la strada che ti portava in un ufficio e hai svolto il tuo lavoro. Forse il fatto che piangessi nel tragitto, sia all’andata sia al ritorno, è un dettaglio importante da rivelare. Di sicuro, a un certo punto, ti sei sentito un impostore. No, non per quella sindrome che va di moda oggi ma perché stavi mentendo a te stesso. Ti stavi nascondendo, stavi smettendo di cercare di capire chi fossi e perché.
Di provarci, quantomeno.

Eleonora Marangoni forse l’ha capito, comunque sia da quel lavoro si è licenziata (pure io, che piangevo solo in pausa pranzo, però, ai Giardini Pubblici… location che il protagonista del libro apprezzerebbe, secondo me) ed è forse anche per questo che la storia di quest’uomo bizzarro, di questo quacchero garbato e poco avvezzo alle chiacchiere e alla socialità, è diventata per lei un chiodo fisso.

Questo libro andava proprio inventato come le cose che non c’erano e poi, grazie ad Hunt, ci sono state.

Walter Hunt è stato infatti un inventore. E per un po’, all’inizio di certo ma soprattutto quando le cose si facevano dure e campare era complicato, un impostore. Ha coltivato i campi, venduto case, spazzato capelli dal pavimento, fatto riparazioni… ma è sempre stato un inventore.
E forse ti stupirà ma se scrivi o se hai mai sostituito il cursore di una cerniera (la stanghetta che ti serve per scorrerla) con una spilla da balia, hai portato un po’ di Hunt con te.

Perché Walter, nato a Martinsburg, nello Stato di New York, il 29 luglio 1796, è l’inventore scordato di parecchie cose come la stilografica con inchiostro annesso e l’imperdible, che in spagnolo significa appunto “spilla da balia”. Ma ha inventato pure una stufa, un’imbracatura per circensi e un allarme per carrozze che serviva a evitare che qualcuno potesse essere investito.

Ha creato e brevettato un mucchio di cose che per un motivo o per l’altro non l’hanno reso né ricco, né famoso. E di sicuro è stato tanto folle da non brevettare l’invenzione che avrebbe potuto cambiare la sua vita e la vita della sua famiglia e dei figli dei suoi figli: la macchina da cucire. Sì perché, ben prima di quello di Howe e pure di Singer, è nato il suo prototipo di legno, che però si inceppava. E poi c’è stato quello in metallo che invece faceva assai bene il suo lavoro. Ci è voluto un po’, perché servivano i soldi e soprattutto toccava smettere di imitare il modo in cui le donne cuciono e crearne uno nuovo, “è come cucire sulla Luna”.

Diciamo che Hunt potrebbe essere il più famoso per non essere stato mai famoso, nonostante tutto.

Adesso, ne è convinto più che mai, sa che un uomo è responsabile di quello che dice e di quello che tace, di quello che fa e di quello a cui rinuncia. La vita è la curiosa tara fra quello che ci è successo davvero e quello che abbiamo soltanto immaginato.

L’autrice ci porta nella storia di Hunt e nella propria, mentre è alle prese con le ricerche sulla vita di questo eroe mancato e dimenticato. E la sua dedizione ci dà la misura di quanto valesse la pena farlo, di quanto sia magico ed emozionante ritrovare le cose che non si sapeva neppure di aver perduto.

La tenerezza con cui Eleonora Marangoni guarda Walter Hunt è il modo in cui tutti vorremmo essere visti, capiti, perdonati. E amati.

L’imperdibile, Eleonora Marangoni, Feltrinelli

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