La polemica tra il colosso dell’e-commerce e i librai francesi al Festival du Livre di Parigi solleva una domanda che riguarda tutta la filiera del libro: quanto ci rassicura individuare un colpevole e quanto invece servirebbe guardare ai problemi strutturali del settore?
La settimana appena passata ha riportato al centro una questione che nel mondo del libro torna ciclicamente: il rapporto con Amazon.
Il caso parte dalla Francia, ma riguarda un equilibrio che interessa tutta la filiera editoriale. Il Festival du Livre de Paris, una delle principali manifestazioni francesi dedicate all’editoria, aveva annunciato una partnership con Amazon per l’edizione 2026. La reazione del Syndicat de la Librairie Française è stata immediata: ritiro dal festival, invito al boicottaggio, contestazione pubblica della partnership.
Dopo alcuni giorni di polemiche, l’11 marzo Amazon si è ritirata dall’accordo. Gli organizzatori hanno confermato la rottura per evitare che la vicenda compromettesse l’evento.
Le ragioni dei librai francesi
La posizione dei librai francesi è chiara. Amazon viene considerata incompatibile con la tutela dell’ecosistema del libro e con il sistema del prezzo del libro regolato per legge, uno dei pilastri della politica culturale francese.
Le obiezioni riguardano diversi aspetti: il timore di uno squilibrio crescente di potere commerciale, il ruolo delle piattaforme nella visibilità dei titoli, la pressione sui margini della filiera e il peso degli algoritmi nella scoperta dei libri. Tra i temi richiamati nel dibattito c’è anche la diffusione di contenuti generati con intelligenza artificiale.
In Francia il peso dell’online resta comunque più limitato rispetto ad altri Paesi europei: circa un quinto delle vendite di libri passa dai canali online, mentre la maggior parte degli acquisti avviene ancora nelle librerie fisiche.
Il rapporto originario tra Amazon e il libro
Amazon occupa da anni una posizione centrale nella distribuzione online del libro. La sua storia commerciale è nata proprio dalla vendita di libri. Questo dato conta, perché spiega il rapporto stretto che l’azienda continua ad avere con il mercato editoriale.
Il libro è stato uno dei prodotti che hanno accompagnato la diffusione dell’acquisto online su larga scala. Anche per questo continua ad avere, dentro Amazon, un ruolo simbolico che va oltre il fatturato diretto.
Il caso francese è interessante anche per questo motivo. La reazione dei librai nasce dentro un sistema che, pur con molte tensioni, conserva ancora una rete libraria estesa e una politica pubblica del libro relativamente solida. Proprio per questo il confronto con Amazon viene affrontato come una questione strutturale.
Il rischio, soprattutto in contesti più fragili come quello italiano, è diverso. Concentrarsi soltanto sul “nemico” rischia di spostare l’attenzione dal funzionamento della filiera. Amazon cresce dentro gli spazi lasciati scoperti dal sistema: le difficoltà della distribuzione, la fragilità economica delle librerie, la sovrapproduzione di titoli, le difficoltà di accesso ai libri in molte aree del territorio.
Per questo la polemica francese diventa utile anche altrove. Non perché indichi un colpevole, ma perché rende visibili alcune delle tensioni che attraversano l’intero sistema editoriale.
Il problema territoriale
La prima riguarda il territorio. Anche in un Paese come la Francia, che conserva una rete libraria molto più forte di quella di altri contesti europei, la distribuzione resta disomogenea.
Secondo il Centre national du livre, dal 2021 le nuove librerie generaliste hanno continuato ad aprire soprattutto nei comuni sotto i 15.000 abitanti, con più di 270 comuni nuovamente dotati di una libreria nel giro di quattro anni.
In Italia la questione territoriale appare ancora più evidente. Secondo il Rapporto sullo stato dell’editoria 2025 dell’Aie, nel 2024 risultano attive 2.693 librerie. A queste si aggiungono circa 1.500 cartolibrerie e altre tipologie di punti vendita che trattano libri. Complessivamente si stimano circa 4.645 punti vendita fisici dedicati almeno in parte al libro.
Nonostante questa presenza, la distribuzione resta disomogenea. L’8,7% della popolazione italiana vive in comuni con più di 10.000 abitanti che non dispongono di una libreria o di una cartolibreria. Si tratta di 348 comuni e di circa 5 milioni di persone che non hanno un punto vendita di prossimità dedicato ai libri.
In queste condizioni, l’acquisto online risponde a un’esigenza concreta di accesso. Per una parte dei lettori, ordinare un libro online significa poterlo reperire con facilità.
Il ruolo per i piccoli editori
C’è poi un secondo aspetto meno discusso ma decisivo. Amazon rappresenta anche uno strumento di vendita e di reperibilità per una parte dell’editoria indipendente.
Molti piccoli editori lavorano con margini ridotti e con cataloghi di nicchia. La distribuzione tradizionale seleziona i cataloghi, impone soglie di sostenibilità e favorisce chi ha maggiore massa critica, capacità di investimento e continuità produttiva. Per chi resta sotto una certa soglia, la disponibilità online diventa una condizione essenziale di esistenza sul mercato.
Qui emerge una contraddizione che la filiera conosce bene. Amazon viene criticata sul piano culturale e politico, ma continua a essere utilizzata come infrastruttura commerciale da soggetti che altrimenti avrebbero meno possibilità di arrivare ai lettori.
Questo vale per molti piccoli editori e per una parte consistente dei cataloghi che le librerie fisiche non riescono a tenere stabilmente sugli scaffali.
L’effetto della sovrapproduzione
La produzione editoriale italiana resta molto ampia e negli ultimi anni si è stabilizzata su livelli elevati.
Secondo il Rapporto sullo stato dell’editoria 2025 dell’AIE, nel 2024 sono stati pubblicati 85.872 titoli a stampa, tra novità e nuove edizioni. Se si escludono la produzione scolastica e le opere autopubblicate, restano oltre 69.000 titoli di varia adulti e ragazzi.
A questa produzione annuale si aggiunge un catalogo sempre più vasto: i titoli commercialmente disponibili sul mercato superano oggi 1,5 milioni. Anche la struttura del settore contribuisce a questa crescita. Nel 2024 più di 8.600 case editrici hanno venduto almeno un titolo nei canali trade e oltre 5.300 hanno pubblicato almeno una novità nell’anno, segno di un mercato molto frammentato e popolato da molti piccoli operatori.
Questo aumento dell’offerta produce effetti diretti sulla filiera. Le librerie lavorano con spazi fisici limitati e con una rotazione molto rapida delle novità. Ogni titolo deve trovare visibilità in tempi brevi, spesso nelle prime settimane dopo l’uscita. In caso contrario rischia di scomparire rapidamente dagli scaffali.
In questo contesto i circuiti online svolgono una funzione diversa rispetto alla libreria fisica. Le piattaforme digitali e l’e-commerce permettono di mantenere disponibili molti più titoli nel tempo e di intercettare nicchie di lettori difficili da raggiungere attraverso la distribuzione tradizionale.

Il ruolo dell’online nel mercato del libro
Questa dinamica aiuta a capire anche il peso crescente del commercio online nel mercato editoriale. In un contesto caratterizzato da una produzione molto ampia e da cataloghi sempre più estesi, l’e-commerce consente di mantenere disponibili e rintracciabili molti più titoli rispetto agli scaffali delle librerie fisiche.
Secondo il Rapporto sullo stato dell’editoria 2025 dell’AIE, nel 2024 le librerie online rappresentano circa il 39,6% del mercato del libro di varia a valore, mentre le librerie fisiche restano il canale principale con circa il 56% delle vendite. La grande distribuzione organizzata copre invece una quota molto più ridotta, intorno al 5%.
Questi dati mostrano che l’online è ormai una componente strutturale del mercato del libro. Non riguarda soltanto la comodità dell’acquisto a distanza, ma anche la capacità del sistema di rendere reperibili cataloghi molto ampi e di intercettare lettori che la rete fisica delle librerie non riesce sempre a raggiungere.
I margini delle librerie
C’è poi la questione economica delle librerie. Le librerie indipendenti lavorano da anni in una condizione di forte pressione.
Il margine commerciale sul libro è relativamente limitato. In media il libraio acquista i volumi con uno sconto compreso tra il 30% e il 35% del prezzo di copertina. Questo non rappresenta un guadagno netto: da questa quota devono essere coperti tutti i costi di gestione della libreria, dagli affitti al personale, dalle spese energetiche alla logistica e alle rese.
Negli ultimi anni molti di questi costi sono cresciuti, mentre il prezzo dei libri è rimasto relativamente stabile. Il prezzo medio di copertina, secondo i dati AIE, è oggi poco sopra i 21 euro, un livello che nel lungo periodo è rimasto sostanzialmente fermo nonostante l’aumento dei costi di produzione e distribuzione.
In un contesto regolato dal prezzo del libro stabilito per legge, lo spazio di concorrenza sul prezzo è molto ridotto. La competizione si sposta quindi su altri elementi: servizio, assortimento, disponibilità dei titoli e rapidità di consegna. Proprio su questi aspetti Amazon ha costruito una parte significativa della propria forza commerciale.
Il nodo del sistema editoriale
Se si guarda a questo quadro nel suo insieme, diventa difficile sostenere che il problema riguardi soltanto Amazon. La questione riguarda piuttosto il funzionamento complessivo della filiera e le fragilità che attraversano il sistema editoriale.
Uno dei punti più delicati è la distribuzione. I grandi distributori selezionano i cataloghi con cui lavorano, stabiliscono condizioni economiche, richiedono continuità produttiva e la capacità di sostenere rese e rotazioni rapide. Per molti piccoli editori entrare in questo circuito significa affrontare costi elevati e margini ridotti, con una presenza sugli scaffali spesso breve e instabile.
Su questo si innestano dinamiche che abbiamo già visto: una produzione di titoli molto ampia, tirature medie più basse e una rotazione sempre più rapida delle novità. In queste condizioni ogni libro deve trovare rapidamente il proprio pubblico e la permanenza sugli scaffali tende ad accorciarsi.
A queste tensioni si aggiungono altre fragilità del sistema: la difficoltà dei piccoli editori a mantenere visibilità nel tempo e una rete libraria che resta disomogenea sul territorio.
In questo contesto Amazon non crea da sola questi problemi. Si inserisce dentro di essi e ne sfrutta gli spazi: quelli lasciati dalla distribuzione, dalle difficoltà economiche delle librerie e dalla gestione di un’offerta editoriale sempre più ampia.
Il tema dei lettori
Anche il tema dei lettori entra in questo discorso. In Francia il dibattito su Amazon si intreccia con i dati del Baromètre “Les Français et la lecture” 2025 del Centre national du livre, che segnalano una flessione dei lettori regolari e del numero medio di libri letti in un anno (per lettori regolari si intendono persone che leggono libri più volte alla settimana o ogni giorno; nello stesso studio l’86% dei francesi dichiara di leggere almeno un libro all’anno, mentre in Italia la quota di chi legge almeno un libro nei dodici mesi si ferma intorno al 40-41% secondo i dati ISTAT).
Il nodo non riguarda soltanto il luogo in cui i libri vengono acquistati. Riguarda anche la base sociale della lettura, la formazione dei lettori, il ruolo della scuola, delle biblioteche e delle politiche pubbliche dedicate al libro. E questo è particolarmente vero nel nostro Paese.
Una questione di sistema
La vicenda parigina, letta in questo modo, diventa interessante perché porta alla luce una dinamica più ampia.
Amazon cresce anche dentro gli spazi che il sistema editoriale lascia scoperti. Dove mancano librerie, dove la distribuzione non arriva in modo efficace. Dove i piccoli editori hanno strumenti limitati. Cresce dentro un mercato in cui la sovrapproduzione rende difficile la permanenza dei titoli sugli scaffali.
Per questo la domanda chiave non è se Amazon sia il nemico del libro, ma riguarda la capacità della filiera di analizzare fino in fondo le proprie fragilità.
Il rischio è che il dibattito sul libro finisca per semplificare problemi complessi, concentrandosi solo su un soggetto invece di affrontare l’insieme delle condizioni che lo hanno reso così centrale.
Il mercato editoriale 2025 torna sotto i 100 milioni di copie

