Vendite libri

Libri, sconti e marchette editoriali

Ogni volta che varco l’ingresso della mia libreria, ho la sensazione di essere stata a zonzo per la galassia almeno un mese. Leggo parecchio, grazie agli uffici stampa ricevo aggiornamenti quotidiani sulle novità e cerco di tener d’occhio collane e  ristampe. Eppure, superato il rassicurante muro dei libri in classifica, impatto contro le varie “isole”, edificate con pile di libri di genere e testi consigliati, zeppe di titoli a me ignoti.

La mia libraia, poveretta, mi osserva sbuffare di fronte a tutte le copertine di cui non so nulla che – mi informa – sono “vecchie” (cioè sono lì da due minuti) e poi mi fa un cenno con il mento indicandomi lo scaffale delle novità (messe lì da nove secondi e qualche primo) che, oltre i soliti noti, contiene un mare magnum di nomi sconosciuti. Secondo me neppure certi editori riescono a leggere tutti i libri che pubblicano.

Anche se, va detto, il numero di titoli immesso sul mercato è lievemente calato: si è passati dai 58.829 del 2009 ai “soli” 57.558 del 2010, numero in cui non sono conteggiati i titoli self published; pensate che di tutte le copie stampate ogni anno 122milioni sono prime uscite, il 59 per cento (fonte AIE). Temo quindi che i titoli nuovi al giorno siano intorno ai 160. Che, tolte le ristampe, fa la bellezza di un’ottantina di novità al giorno.

E come si fa dico io? Si fa che si finisce per trattare un prodotto privo di scadenza come fosse un barattolo di marmellata. Perché un libro ha una vita media di due-tre mesi e dopo, se non vende, viene piazzato nel magazzino della libreria ed è così pronto per essere reso all’editore (e da qui il suo destino è il macero).

Come mai? Semplice, i librai hanno ottanta novità al giorno da piazzare sugli scaffali e non hanno troppo tempo da perdere perché, in un mese, un libro è vecchio. E sapete quanto vende un titolo? Best seller a parte, mille copie è un risultato normale. Con cinquemila l’editore si stupisce e dalle diecimila si è considerati un affare. Ma ho visto con i miei occhi consuntivi di vendita sotto le cento copie (fatevene una ragione, come in politica si sa che amici e parenti non ti votano, in editoria è cosa nota che non ti comprano né parenti né amici, loro si aspettano di ricevere la propria copia gratis).

E questa specie di gara alla stampa immette sul mercato 208milioni di copie (dati del 2010). Ma come si può sbolognare una mole così? Be’, per esempio si fanno gli sconti. Bene, direte voi. Ne siete convinti? Con questa politica si finisce con il privilegiare le grandi catene e alcuni titoli. È come tamponare un’emorragia con un cotton fioc. Perché costringere la filiera a un tour de force privo di senso?

E se si pubblicassero meno libri (evitando che cloni del Codice da Vinci, frotte di vampiri innamorati e di assassini nordici invadano le librerie ammorbando i lettori)? E se si contenessero i prezzi così da abbassare quelli di copertina, soprattutto per le novità e gli esordienti? Forse non ci sarebbero titoli che dopo un anno finiscono fuori catalogo…

Sempre in tema di farneticanti ottimismi mi appagherebbe pure sfogliare quotidiani e settimanali senza trovare le recensioni dei soliti noti, cui si aggiungono quelle di pochi eletti: gli esordienti unti dall’editore. I fortunati che le case editrici hanno destinato al successo e per cui è stato previsto un titanico battage pubblicitario.

E per chiudere, sapere che la giornalista non parla del libro del proprio direttore, che lo scrittore non fa la marchetta al collega aspettandosi lo stesso trattamento, mi farebbe dormire sogni più tranquilli. E aiuterebbe pure i lettori a non affogare nel mare delle proposte  (a questo proposito date un occhio a quello che scrive Paolo Melissi su Satisfiction) con il rischio di perdersi storie che meritano e salvando quest’ultime, non tanto dall’oblio, ma dall’indifferenza.

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13 Commenti

  • Valentina Maran Reply

    17 Gennaio 2012 at 13:41

    Io ne ho vendute 10.000 e sono comunque sparita subito dagli scaffali. E pure dalla casa editrice che oltre a non ristamparmi (vai a sapere perché), neanche mi tiene più nell’archivio web del suo sito come propria autrice!!!! Ho provato l’altro giorno e non compaio neanche per sbaglio!!!
    magari si sono vergognati dopo il successo ; )

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      17 Gennaio 2012 at 16:22

      C’è sempre la possibilità che non si siano accorti di averti pubblicata… magari pensano tu sia uscita con la concorrenza. Sai con tutti ‘sti titoli è dura stare sul pezzo 😉

  • laura venturini Reply

    17 Gennaio 2012 at 14:44

    Sono d’accordo, troppi titoli, troppe repliche e cose ritrite e se per caso tra le miriadi di ‘novita’ capti qualcosa che ti incuriosisce non è detto che riesci ad acchiapparla perché sparite le 10 copie arrivate in libreria, altre 10 di un altro titolo compaiono nello scaffale.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      17 Gennaio 2012 at 16:27

      In effetti pare di avere un mercato che si lobotomizza da solo… ogni giorno si ricomincia e via!

  • recensionesitiweb Reply

    17 Gennaio 2012 at 15:38

    La frase sui cloni andrebbe incorniciata. 🙂

    Tempo fa ho scritto un post proprio sui cloni che, a quanto pare, continuano a uscire…

    D’accordo sul prezzo dei libri, se tutte le spese fossero più basse… C’è anche da dire che molti piccoli editori neanche vanno alle fiere perché costano troppo e sarebbero in perdita. In questo modo chi ha più soldi è sempre più conosciuto.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      17 Gennaio 2012 at 16:45

      Il codice segreto dei libri (http://pennablu.it/il-codice-segreto-dei-libri/) spaventoso… Altro che se continuano a uscire!
      Più che altro si cerca di copia-incollare alcuni successi, dimenticando la regola più ovvia: per non deludere un lettore soddisfatto da un titolo, bisogna cambiare tutto. Bisogna dargli un’altra storia, un altro mondo così che non possa, non solo rimpiangere il suddetto titolo, ma fare tristi paragoni. La varietà, la ricchezza di proposte – curate – questa sarebbe la risposta.

  • Carta straccia | Plutonia Experiment Reply

    17 Gennaio 2012 at 16:31

    […] sui social network non mi bastava, perciò lo segnalo qui, in bella vista su Plutonia. Rarissimo caso di articolo che cita numeri e cifre a proposito del mercato dell’editoria italiana. Giusto per farsi una […]

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      17 Gennaio 2012 at 17:31

      Per i numeri, l’AIE ne erutta parecchi… poi bisogna metterli insieme 😉 Oppure l’Istat (per me che ho bisogno del pallottoliere, un tantino più ostica)… Direi che l’immagine scelta per il blog è perfetta. Tristemente.

      • Davide Reply

        17 Gennaio 2012 at 22:27

        Il problema con ISTAT è che molto spesso le loro statistiche devono essere filtrate con cura… specie su faccende come l’editoria e le preferenze del pubblico.

  • la Lu Reply

    17 Gennaio 2012 at 16:44

    Condivido tutto, che corte dei miracoli.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      17 Gennaio 2012 at 20:48

      Per non parlare della distribuzione… perché anche lì ci sarebbe parecchio da dire.

  • tonino75 Reply

    18 Gennaio 2012 at 11:36

    Non riesco a capire il modus operandi delle case editrici. Se ho ben capito inondano il mercato di titoli, il più delle volte simili uno all’altro come soggetto, un libro quindi ha una vita media di poche settimane. Così facendo non si cannibalizzano loro stessi, cioè non si fanno concorrenza al proprio interno? Non sarebbe meglio ridurre drasticamente il numero di libri in catalogo, magari effettuando una scelta ponderata degli stessi? Oggi davvero esce qualsiasi boiata, il più delle volte senza una seria correzzione bozze.
    In questo modo si potrebbe dare l’opportunità a tutti i libri di essere conosciuti e apprezzati, se lo meritano. Probabilmente ci sono delle dinamiche che ci sfuggono, non posso credere che le grandi case editrici siano totalmente folli.

  • Il lettore moscio e l’aspirante dopato « BookBlister Reply

    24 Gennaio 2012 at 19:37

    […] l’anno, sia – e questo non pare del tutto scontato – quelli più avvezzi alla lettura. Dei troppi libri abbiamo già parlato. E la sovrabbondanza di offerta trasforma la libreria in un caotico magma di […]

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