Il mio Salone: scrittori (alcuni), buone idee (diverse) e folla (tanta)

Sopravvissuta alla due giorni di Salone!
E felice di esserci stata e di aver partecipato attivamente. Perché penso che “spazi” come questo vadano “occupati” facendo, banalmente, il proprio meglio.
I padiglioni sono sempre 5. Ma ogni anno c’è qualcosa in più a dimostrare che lo spazio,Ibf peggio di un Tetris, può essere ottimizzato.
Quest’anno oltre all’Ibf – la  zona dove “accadono cose e si decidono libri” – facevo base allo stand Kobo. Se non la conoscete, la prima sigla sta per “International book forum”, cioè la zona business del salone che nasce per far incontrare editori e agenti, italiani e stranieri, e pure le case di produzione cinematografica. Avete presente uno speed date? Ecco. Immaginate un centinaio di tavoli, contrassegnati con una sorta di bandierina di appartenenza (Stato, società) in cui ciascun
editor/agente incontra altrettanti colleghi con lo scopo di acquistare e vendere titoli. Insomma qui i colpi di fulmine decidono i best seller di domani…
20130518_103927Allo stand Kobo – l’e-reader targato Mondadori – invece mi occupavo di interviste. Un gradevole salottino per chiacchiere con gli scrittori – grazie a Sara Rattaro, Francesco Gungui, Franco Matteucci, Enrico Pandiani! – e pure per incontrare un bel po’ di “bookblisteristi”. Bello avervi conosciuti e bello aver incontrato la ciurma di Reader’s Bench (ahimè il mio video su di loro è sparito, merito della prestigiatrice SataNana, mia figlia).
E poi: il delirio. L’impressione, tra file e ingorghi, è quella di una notevole affluenza e i dati me lo confermano: 330mila i visitatori, ovvero il 4 per cento in più rispetto al 2012. Mi è anche parso di vedere parecchi acquisti. Concordo però con la visione pessimistica di Jacopo De Michelis: “Comprare libri non è più atto quotidiano, ma lusso per occasioni speciali”.

Come sempre l’agenda di eventi è fittissima: presentazioni di comici, attori, vip della tv e una pletora di politici. Mi chiedo e gli scrittori veri? Dove sono?
Qualcuno c’è.
LìberosLieta, per esempio, di essere stata alla presentazione di Marco Marsullo (e lieta che esista Lìberos!) che è un piacere da leggere e da ascoltare (oltre a essere un ottimo “buttadentro” che mentre presenta coinvolge i passanti). Di aver ascoltato Paolo Nori, Michela Murgia, Mauro Covacich, Giuseppe Culicchia (reading e musica per ricordare al mondo tutto che parlare di libri può essere coinvolgente e divertente). Di aver incontrato e ascoltato Elisabetta Bucciarelli che quando intervista gli scrittori usa la bellissima espressione “scelta di campo” che, come una porta spazio-temporale, racchiude mondi e significati.
Mi sono piaciuti gli incontri intorno al mestiere, difficilissimo e indispensabile, del traduttore. Da come si fa una proposta editoriale – affascinante dimostrazione della passione di un traduttore per il suo lavoro – a cosa significhi tradurre libri per i bambini.
E il Paese ospite? Il Cile. Un inno a premi Nobel come Gabriela Mistral e Paolo Neruda. Devo dire che lo spazio nel padiglione 3 a lui dedicato era abbastanza vuoto… e che il tutto – a parte Luis Sepùlveda – è passato un po’ in sordina.Casa CookBook
Sempre nel padiglione 3, quest’anno c’era spazio anche per la cucina: nella Casa Cookbook non sono mancati gli chef, una caterva di ricettari e un programma di dimostrazioni ininterrotto. Insomma un attentato alla linea senza soluzione di continuità (e la dimostrazione che il cibo, sul suolo italico, è un buon business anche sulla carta).
Tutto il mio amore va per il padiglione 5. Uno spazio pensato per la specie più bella che ci sia: i piccoli lettori (per la verità si va dagli 0 ai 20 anni). Laboratori, mostre, giochi… e tanti libri (niente sconti. Niente sconti? Niente sconti!) e qui si è svolto uno degli incontri a mio avviso più belli del salone 2013. Quello con Henry Winkler, alias Fonzie, che da qualche anno si dedica alla scrittura e ci racconta le avventure di Hank Zipzer (pubblicate dalla mitica DSC00571Uovonero), un ragazzino dislessico  simpaticissimo, creativo e pieno di idee geniali, che se la deve vedere con qualche difficoltà di apprendimento. E poi c’era la pioggia. Fitta e immancabile. Come le parole intorno alla crisi. E i soliti dibattiti sull’editoria digitale – fa bene o male alla filiera? – che spero si traducano in politiche più lungimiranti. Vale a dire prezzi equi, competitivi, che diano spazio al digitale e non lo affossino. Altrimenti è chiaro, il settore dovrà vedersela sempre più con la pirateria (imparare dal settore musicale no?). E adesso che è finita, si pensa già all’anno prossimo.

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8 Commenti

  • sandra Reply

    21 maggio 2013 at 16:39

    Spero che tu abbia portato a casa qualche contatto interessante oltre a tanta acqua nelle scarpe, l’anno scorso c’erano 40 gradi, ricordo una fila lunghissima sotto il sole.
    Ma come ti invidio Fonzie!!!! Grazie!!

  • Tale's Teller Reply

    22 maggio 2013 at 16:43

    Io continuo ad aggiungere nodi al fazzoletto ed a pensare… andrà meglio l’anno prossimo. Me tapino assenteista.

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