Vuoi scrivere? Allora occhio alle “d”!

Corsi di narrativa a parte (io vi suggerisco quelli dello scrittore Raul Montanari e, se non potete frequentare, è utilissimo, e pure spassoso, quello dello sceneggiatore Fabio Bonifacci) direi che non si scappa: per imparare a scrivere, i libri sono la scuola imprescindibile.
A patto di essere dei lettori attenti.
Perché se si ha la fortuna di leggere buoni libri, si “frequenta” gente che sa fare il proprio mestiere. Scrittori che mascherano ogni sforzo con naturalezza, che costruiscono la propria macchina narrativa mimetizzando le regole di cui si sono serviti.
Chi scrive, in effetti, dovrebbe partire da un presupposto: c’è un modo per ottenere (quasi) ogni risultato desiderato. E ogni parola, ciascun segno di interpunzione, ha una valenza. Non c’è nulla che sia neutro in narrativa. Quindi il trucco consiste nel conoscere gli effetti di determinate scelte, per farle a proposito.
A cominciare dai dettagli apparentemente irrilevanti. La “d” eufonica, per esempio, ovvero quella consonante che si frappone tra una preposizione e una parola che inizia con vocale (non vi venga in mente di usarla davanti a consonante! Otterreste obbrobri come “ad Milano”, “ad Torino”).
La consonante ha infatti il compito di rendere più leggibile questo tipo di parole attigue. E, per farlo, va ad aggiungersi alle preposizioni “e”, “a” (in passato anche alla “o” ma oggi, avvocati e notai a parte, guai ad usarla!) trasformandole in “ed” e “ad”, evitando così al lettore di accartocciarsi su alcune frasi tipo “a aiutare”, “e esistere”.
Forse incontrerete pareri discordanti, ma nel 2012 ha senso utilizzare la “d” eufonica solo davanti a parole che iniziano con la stessa vocale (ed entrai, ad andare, ed Enea). In tutti gli altri casi – a cominciare da follie cacofoniche come “od entrando” – è meglio ometterla, a parte le eccezioni come “ad esempio” (cioè quando, nonostante la diversità di vocali, la “d” rende comunque tutto più leggibile).
Perché evitarla?
Non è un errore grammaticale metterla e non è per colpa di una fissazione degli editori che bisognerebbe toglierla (le norme redazionali delle diverse case editrici concordano su questo punto).
È solo che non si tratta di una presenza neutra. Regalerebbe al vostro testo un che di antico (alcuni direbbero: polveroso). Certo, potrebbe essere utilizzata come “tic verbale” per conferire una certa solennità al registro di un professore d’altri tempi. Ma se posso permettermi, non andate a complicarvi la vita.
Fatto sta che basta una consonante piazzata nel posto sbagliato per ottenere un effetto devastante. Immaginate di leggere, in un improbabile romanzo di formazione, cose come: “Ehi, raga, mi fumo una siga ed entro in disco. Serata tecno od oggi è quella hip-hop?” Ed eccolo il comico involontario sbucare da dietro l’angolo!
Qualcuno sostiene che il lettore non se ne accorga.
Sbagliato.
Il lettore che si trova per le mani un testo che trabocca di inutili “d” eufoniche, magari non capisce perché e dove, ma sente che qualcosa non gira per il verso giusto.
Adesso voi, invece, lo sapete.

5 Commenti

  • Barbara Reply

    16 febbraio 2012 at 18:17

    “od” per fortuna non l’ho mai usato o incontrato nella mia vita 🙂

  • Daniele Reply

    16 febbraio 2012 at 18:34

    Ho smesso da tempo di usarle 🙂

    In alcuni casi non le uso neanche davanti alla stessa vocale.

  • Carla Monticelli (@ladyanakina) Reply

    16 febbraio 2012 at 19:37

    Credo che sia tutta una questione di suono e con questo intendo quel suono che vuoi che emerga dal tuo scritto. Io per la “d” eufonica non uso una regola rigida. Evito di metterla laddove inutile o addirittura deleteria. In alcuni casi, però, anche se le vocali sono diverse preferisco usarla, semplicemente perché la pronuncia scorre meglio. In questo senso “ad esempio” non è l’unica eccezione, ma spesso quando le due vocali sono proprio la “a” e la “e” si fa fatica a pronunciarle una accanto all’altra.
    Non trattandosi di un errore grammaticale, credo che stia solo alla sensibilità di chi scrive.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      16 febbraio 2012 at 20:27

      Capisco il tuo punto, Carla. Gli editori, però, cassano tutto quello che non rispecchia la regola che ho citato. Diventa anche una questione di uniformità redazionale…

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