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Consigli da leggere # 11

A caccia di un buon libro da leggere? Come ogni settimana ecco tre BookBlister consigli da non perdere per non restare mai a corto di parole e di storie.

VOLTAPAGINA
Prove per un incendio, Shalom Auslander, traduzione di Elettra Caporello, Guanda, p. 319


Se sei afflitto da ossessioni e paure croniche, l’unica speranza è mollare la città e rintanarti in una casetta a Stockton, uno di quei posti sperduti nella compagna inglese dove non succede mai nulla. È questo che pensa Solomon Kugel, quasi alla soglia dei quaranta, quando si trasferisce. Con sé porta la moglie, il figlio e sua madre. Anche la signora non sembra stare benissimo: non solo sembra sempre sul punto di dipartitre, ma nasconde in ogni anfratto della casa il pane, proprio come farebbe un sopravvissuta alla Shoah. Solo che lei Auschwitz lo ha visto da turista… le cose degenerano prima di tutto quando un piromane comincia a terrorizzare il quartiere appiccando fuoco alle fattorie e, una notte, Solomon scopre che c’è qualcuno nella sua soffitta. È una vecchia signora, sta scrivendo il suo secondo libro cercando di replicare il successo del primo (32 milioni di copie! ripete), se ne sta lì da oltre quarant’anni e solo per miracolo è sopravvissuta ai nazisti. Il suo nome? Anna Frank… irriverente e geniale, un libro per tutti quelli che conoscono bene il peso della storia.

LIBRI DA GUSTARE
Le ragazze di Pompei, Carmen Covito, Barbera, p. 144


Pompei nel 63 d.C. è alle prese con le imminenti celebrazioni in onore di Poppea, nonostante gli scombussolamenti – ancora palpabili – dovuti al terremoto che l’ha colpita l’anno prima e con tutto il marcio che segue a una tragedia (clientelismo, intrallazzi e gli immancabili appalti truccati). La protagonista è Vibia Tirrena, un’emancipata matrona romana, figlia di un libraio, che insegna filosofia alle fanciulle “bene”, sperando che si prendano cura del proprio cervello pure dopo le nozze. Tra una lettura di Lucrezio, spettacoli da organizzare e mille altre iniziative Vibia vorrebbe fondare un’accademia, per il momento sopporta due mariti e tre figli. Per chi ama immergersi in un contesto storico ricostruito alla perfezione (ma il linguaggio è di oggi). Spassosissimo!

BELLISSIMI
Venivano tutte per mare, Julie Otsuka, traduzione di Silvia Pareschi, Bollati Boringhieri, p. 140


Sapete chi sono le “spose in fotografia”? Ragazze giapponesi che, agli inizi del Novecento, abbandonavano il loro Paese per sposare un connazionale emigrato negli Stati Uniti. Un uomo che non conoscevano e, al massimo, avevano visto in fotografia. Mariti per procura, insomma. E loro che sognavano un futuro lontano dalla miseria e dagli stenti, e fantasticavano di mariti in carriera, in California ad aspettarle trovavano tutt’altro. Povertà, spesso anche peggiore di quella che avevano lasciato, lavori duri e umili, uomini ben lontani dalle aspettative e pure non pochi pregiudizi razziali. Pregiudizi che degenereranno – con la deportazione nei campi di concentramento – quando  nel ’42 Giappone e Stati Uniti divengono nemici. E loro che per anni avevano lottato, lavorato nei campi di fragole, senza avere neppure una casa, loro che nel nuovo continente avevano avuto dei figli, creato con fatica qualcosa, vedono il loro mondo spazzato via in un istante. La voce narrante è al plurale, un “noi” che vi rimarrà nel cuore. Struggente.

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