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Nella carne
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Nella carne – David Szalay

C’è una scena che per me dice tutto del lavoro dell’autore.
È il compleanno di Istvàn, il protagonista di questa storia. Ha ricevuto svariati regali, finché ecco, per ultimo, quello della moglie.
Avvertiamo in lui un certo imbarazzo – pudore, anzi – mentre lo apre e gli ospiti, curiosi, attendono di sapere che cosa sia; la moglie ribadisce quanto sia stato difficile accaparrarselo all’asta.
Stacco sul protagonista che sorride e ringrazia.
Fine.

David Szalay non ci dice che cos’è. E non serve che lo faccia, perché nella scena c’è davvero tutto quello di cui abbiamo bisogno per capire. Per vedere e per sentire.

Se dovessimo scegliere una operazione matematica capace di descrivere questo romanzo, sarebbe senza alcun dubbio la sottrazione. Una capacità di ridurre al necessario i fatti e anche le parole. Pochissime, reiterate, a cominciare da un diluvio di “Okay” che dice tutto del modo in cui Istvàn partecipa alla vita: c’è, agisce, sì, ma di rimbalzo. Desidera se desiderato, sceglie se scelto…

Saltiamo così nelle tante vite che il protagonista si trova a vivere attraverso ellissi temporali decisive, che lasciano il lettore nella grandiosa posizione di dover completare gli spazi bianchi. Perché l’autore si fida di chi sta dall’altra parte della pagina e lo lascia lavorare, e faticare, con l’immaginazione.

E di bianco da colorare, nei quarant’anni di vita raccontati, ce n’è parecchio.

Non voglio rivelare altro della trama, a parte la scena raccontata in apertura. Perché leggere questo romanzo non è tanto assistere a ciò che accade al protagonista, quanto stare nella sua carne, mentre attraversa quello che la vita – prepotente e generosa – ha da offrirgli.

Una vita costellata di presenze manipolatorie e di guai che non vengono mai problematizzati per davvero. Perché i traumi, qui, causano ferite che stanno ben al di sotto della pelle e non giocano un ruolo decisivo. Non sono comode trovate dell’autore per far procedere la trama e definire l’arco del protagonista. Basta qualche seduta e un farmaco per andare avanti. Basta berci su.

Ciò che conta sta altrove. In ciò che Istvàn (non) desidera, in quello che fa nonostante tutto. Nell’unica decisione che, seppur dopo aver tentennato, prende davvero lui: la sente decisiva, eppure non sa dirsi perché.
Una decisione che lo rimette al suo posto, in effetti.
Sbagliato, come tutti gli altri.

Nella carne, David Szalay, traduzione di Anna Rusconi, Adelphi

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