Chandra Candiani per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli che oggi ci parla dell’estinzione di parole.
come in autunno
tutto cade e niente manca.
Potremmo dire che in questo momento manchino le parole per dire. Oppure che le parole esistenti non bastino più. O che non siamo più capaci di riconoscerne il significato. Potremmo azzardare che leggere poco e ascoltare raramente produca una sorta di congelamento della parola o di estinzione. Forse l’estinzione di parole è qualcosa a cui dobbiamo imparare ad abituarci e certe adozioni, stile WWF o simili, andrebbero applicate anche al linguaggio.
Ammesso esistano davvero parole da salvare. Su questo faremmo bene a interrogarci.
Le parole sono povere
ma vanno pronunciate lo stesso
messe al mondo, a dimora
nella spaccatura sul tronco del faggio.
Questa poesia di Chandra Candiani prosegue con la storia di parole che fanno tribù, e di battezzi lunari per quelle che sorgono o nascono, e poi sì, finalmente, arriva il sole che riscalda solo quelle / che vogliono essere finestra / di un fiato messo a tacere.
Auguriamoci che possa essere così, nei libri che scegliamo, nei film che guardiamo, pronunciate dalle creature umane che decidiamo di ascoltare.
In questo nuovo libro di Candiani vivono sogni e boschi, felci e api. Crepe e fratture. E tanti bambini e bambine laboriose. Una bambina sarta che cuce cappotti di tempo capaci di riparare da molti mali, una bambina vigile del fuoco che protegge la fiamma nelle mani a nido. Esseri viventi che conoscono i mestieri delle briciole e non hanno paura.
Quella resta addosso a noi adulti, consapevoli di essere foglia la cui caduta passerà inosservata e nuvole che passano.

