Gillo Dorfles Poesie
DiVersi

Gillo Dorfles – Poesie

Gillo Dorfles per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli, che con la scusa della caccia a un “refuso” ci regala una riflessione sul potere dei lemmi,…

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Book Pride che esperienza regala? C’è un problema di esperienza. Dove è finita la creatività? Se ogni stand si distinguesse per una idea, un modo diverso di raccontare il proprio catalogo e la propria storia, la fiera sarebbe una occasione per seminare e creare legami (e bisogni). Il vostro primo libro quale è stato? Perché lo avete scelto? E il secondo? Mettete una carta di identità degli editori, create un jukebox con gli incipit (di carta e voce, bastano due tablet/smartphone con delle cuffie), giocate con i titoli dei libri, proponete percorsi di lettura all’interno del catalogo, fate un identikit dei personaggi, immaginate di creare coppie, far nascere amicizie usando i personaggi … e regalate esperienze. Altrimenti ci sono solo tavoli con dei libri sopra. E non ci sono sedie (se non al bar). Quali problemi risolvi al lettore? Quali argomenti gli proponi? Perché dovrebbero scegliere te? Perché dovrebbe venirti a cercare? Clienti e utilizzatori finali Un'altra questione di peso: il cliente di un editore sono i librai. Se in fiera punto solo sulle novità, forse i librai del territorio faranno poi parecchia fatica ad attirare lettori con quei titoli. E se scontento il mio cliente, sto annientando il mio business. Lo conosco poi il mio cliente? Di certo stando in fiera un editore ha l’occasione di sperimentare cosa significhi essere il libraio “di se stesso”. Cosa funziona, cosa non si comunica bene, cosa crea interesse e perché? Mancano le domande. Gli editori, anche quelli indie, l’utilizzatore finale – cioè il lettore – spesso non lo conoscono affatto. Nel marketing le aziende passano tempo a domandare ai clienti e agli utenti finali cosa pensino del prodotto. Non sarebbe male sentire gli editori chiedere ai lettori perché hanno scelto proprio quel libro, cosa li stava per far cambiare idea dal comprare quel libro, cosa leggono di solito, quando, perché… Cosa non ha funzionato a Book Pride 2018 Tra le segnalazioni dei lettori: pochissima interazione agli stand, maleducazione (sì, mi secca riportare questa lamentela ma l’ho registrata più volte), persone che si fanno i fatti propri tanto che a chiedere informazioni ti sembra quasi di disturbarle; notizie imprecise circa le date di uscita dei libri (non sarebbe meglio ragionare in termini di valore di un testo e di coesione con le altre proposte della casa editrice, e non solo in base alla data di uscita? Per quello non ci sono già i big?), editori che lasciano a casa l’intero catalogo di poesia (e poi, signora mia, la poesia non si vende… chissà come mai!?). Occhio ai ragazzi. Se un ragazzino fa una domanda, perdi un minuto in più per seminare qualcosa. Non ti puoi lamentare che dei tuoi libri non gli importa nulla, se a te importa nulla di lui. Per i corridoi ho sentito: “Mi ricordano la sinistra, sono snob e autoreferenziali” “Ah, perché c’è il secondo piano?” “Quelli del servizio ordine sono proprio boni” “Dove lo leggo il nome degli editori” “Ma indipendenti da che?” “Nelle salette incontri non si sente niente”. Risate a parte (e boni a parte), c’è di che riflettere. Cosa ha funzionato a Book Pride 2018 Gli incontri professionali (ho preso parecchi appunti), gli incontri off (amici lettori si sono emozionati per il programma e alcuni fuori programma). Le persone che conosci e saluti e abbracci per i corridoi; non per posa, perché ti importa. Chi perde tempo, e tanto, a spiegarti i suoi perché. Chi, con poco, riesce ad allestire con cura il proprio stand. Le performance degli allievi di NABA Milano. Gli “umarell” di The FabLab per lavorare sentendosi meno soli (!), il bar che accoglie (le sedie!) e aggrega. Al momento di Book Pride 2018 ignoro gli ingressi e ignoro le vendite, ma alle volte prima dei dati servono occhi e orecchie. E di certo servivano, per essere davvero pride, delle idee in più. Ché tra orgogliosi e superbi il passo è breve.
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Chiara Lev Mazzetti – Poesie

Poesie di Chiara Lev Mazzetti per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli, che oggi ci fa fare (possibilmente) qualcosa di mai fatto per spostare il punto…

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Robert Walser, Poesie, Casagrande1
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Robert Walser – Poesie

Robert Walser per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli, che questa volta ci invita a fare una passeggiata (la meta è speciale). In disparte Faccio la…

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Portami ancora per mano. Poesie per il padre – AAVV

Portami ancora per mano. Poesie per il padre per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli, che questa volta ci ricorda che ognuno è visto (solo) da…

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Francesco-Scarabicchi pic by Vincenzo Cottinelli
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Il prato bianco – Francesco Scarabicchi

Francesco Scarabicchi per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli, che questa volta ci racconta dove va a finire il bianco quando la neve si scioglie… Porto…

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Michel Faber – Undying. Una storia d’amore

Michel Faber per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli, che questa volta ci regala (anche) una idea di per sempre (che sta nella fine, mi raccomando)….

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Cesare Viviani - Credere all’invisibile
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Cesare Viviani – Credere all’invisibile

Credere all’invisibile di Cesare Viviani per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli, che oggi ci parla della natura al suo posto (di bellezza e di distruzione)….

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Patrizia Valduga - Quartine, Seconda centuria - Einaudi2
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Patrizia Valduga – Quartine, Seconda centuria

C’è Patrizia Valduga con Quartine, Seconda centuria per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli. Perché leggere poesia? Per stare in bilico tra sanità e follia. Di…

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