Citizenfour: siamo tutti sotto controllo?

Citizenfour-image locandinaHa vinto il premio Oscar 2015 ma dai noi è passato solo in qualche sala (trenta). È un documentario realizzato da Laura Poitras incentrato sulle scottanti rivelazioni di Cittadinoquattro circa i metodi di sorveglianza informatica cui sono sottoposti i cittadini americani (e non solo).

laura-poitras-director-regista-citizenfour.Nel 2013 Laura Poitras stava lavorando a un film sugli abusi della sicurezza nazionale e ha cominciato a ricevere delle mail criptate da un informatore che si faceva chiamare Citizenfour. Le rivelazioni erano tanto scottanti che la Poitras, per la sua sicurezza e per quella della fonte, ha coinvolto due giornalisti del “Guardian” – Glenn Greenwald ed Ewen MacAskill – sperando che la visibilità mediatica, fungesse anche da tutela.

Edward Snowden, dipendente 29enne della Booz Allen Hamilton e della NSA (l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale), ha infattiEdward Snowden denunciato – portando prove dettagliate – i metodi di sorveglianza informatica di cui sono vittima gli Americani (e non solo) condividendo le informazioni in suo possesso e, sostanzialmente, condannandosi a una vita da esiliato.

Dopo l’11 settembre in America sarebbe infatti attivo un sistema di intercettazione globale: tutti i cittadini, le loro conversazioni – mail, telefonate, chat… – i documenti scambiati con i colleghi, le ricerche in rete, i siti frequentatati, gli acquisti fatti sarebbero captati e a disposizione del Governo. Ogni interazione tra essere umano e computer sarebbe sotto controllo. Ogni dato che ci identifica come essere umano – mail, password, numeri di telefono, numeri delle carte di credito… – sarebbe archiviato, indiscriminatamente e senza alcuna autorizzazione.

L’NSA – l’organo che dovrebbe tutelare i dati sensibili, quelli che transitano ogni giorno dagli uffici del Pentagono, della Casa Bianca NSA-Phone-Records-Bluffdale-Utah-il più grande sito di intercettazioni al mondopassando per le Ambasciate – sarebbe attivo a questo scopo su tutto il territorio. E lo fa con la Direttiva presidenziale 20 l’attività del SSO e programmi come Stellar Wind o UDAQ. Esistono siti come Bluffdale (nella foto a sinistra) nello Utah – il più grande centro di intercettazioni al mondo – che sarebbero veri e propri punti di raccolta dati che lavorano in collaborazione con le compagnie di telecomunicazioni. “Stiamo costruendo la più grande arma di oppressione nella storia dell’uomo” dice Snowden. “Ma la sorveglianza sotto cui viviamo è un Paradiso in confronto a quello che accade nel resto del mondo”. Per esempio? La Gran Bretagna. Dove è attivo  Tempora il programma della GCHQ (Government Communications Headquarters il Quartier generale del governo per le comunicazioni) che viene anche soprannominato fulltake (pigliatutto): si tratta del più efficace sistema di sorveglianza informatica al mondo, capace di intercettare contenuti e non solo metadati.

Di cosa stimo parlando? Ogni cittadino produce dati e perciò è vittima della linkability (collegabilità/correlabilità): certe informazioni, confrontate con altre dicono molto (troppo) di ognuno di noi. Basta prendere la vostra carta di credito eSicurezza informatica diritto all'inviolabilità dei dati l’abbonamento alla metro. Se correlate questi due elementi, conoscete spostamenti e acquisti di un individuo.  Potete quindi prevedere le sue mosse. E se incrociano questi dati con quelli di persone che hanno abitudini simili, allora conosceremo anche il profilo delle persone con cui entra in contatto il soggetto. A questo basta aggiungere i dati delle compagnie telefoniche (telefonate, servizi di geolocalizzazione…) ed ecco che avete a disposizione i metadati della vita di una persona.

I dispositivi elettronici generano masse di informazioni di grandissime dimensioni e avere a disposizione i big data significaEsempio di Big Data conoscere il nome delle persone coinvolte in una comunicazione, la durata dell’interazione, la loro posizione geografica… informazioni che permettono di sapere molto della personalità di un individuo, delle sue attività e della sua vita.

Il punto? Il terrorismo, la sicurezza nazionale e del cittadino sono temi manipolati per giustificare una costante violazione della privacy quindi della libertà degli individui. Perché se non abbiamo diritto alla privacy come possiamo esercitare il diritto alla libertà di parola? Peccato che le informazioni, in realtà, siano adoperate per questioni che hanno a che vedere con la Citizenfour_postercompetizione tra gli Stati, con questioni industriali e finanziarie. Il punto non è la sicurezza ma il tornaconto di qualcuno.

Quindi mentre godete della libertà e delle potenzialità che vi offre la rete, sappiate che ci sono persone che prestano attenzione alle parole che immettono in un motore di ricerca, criptano il contenuto delle proprie mail, staccano la batteria del cellulare sapendo – come dato di fatto – di essere sotto controllo.

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18 Commenti

  • Mario Borghi Reply

    5 maggio 2015 at 18:40

    Pare che una cosa del genere esista già da tempo e faccia riferimento a una grandissima installazione nei pressi di Gibilterra. In pratica si impostano delle parole base e vengono filtrate tutte le conversazioni su quel tema.

    Ora ti lascio, sto organizzando il furto della Gioconda, sarà mia.

  • Marco Amato Reply

    5 maggio 2015 at 19:06

    Tutto ciò è molto affascinante per chi vive nei mondi paralleli della fantasia. Quante storie da scrivere e inventare. Per altri, gli allarmisti/complottisti conclamati, è uno scenario inquietante, da denunciare, da apocalisse, da… da…

    Io credo che non bisogna sottovalutare il problema, ma nemmeno guardare al futuro come all’oblio dell’umanità.

    Fra l’altro i primi accenni al problema (senza citare Orwell e gli altri) si hanno nel film Nemico pubblico (Enemy of the State) del 1998 con Will Smith e Gene Hackman, non so se lo hai visto; all’epoca fu precursore dei piani dell’nsa, quando l’11 Settembre non esisteva ancora. (A meno che 11 Settembre è stato provocato dall’NSA per poter avere mano libera e… Gomblotto gomblotto…). 😉

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      5 maggio 2015 at 19:14

      Marco, essendo un documentario, ahimè qui si tratterebbe di dati di realtà. (Il condizionale ci sta) Il datagate è esistito (esiste) e ha coinvolto, tra gli altri la Germania. Qui puoi leggere gli ultimi sviluppi dell’inchiesta. http://espresso.repubblica.it/inchieste/2015/01/10/news/la-vera-storia-della-fuga-di-edward-snowden-1.194403
      E sì, i complottisti qui ci sguazzano 😉

      • Marco Amato Reply

        5 maggio 2015 at 20:19

        Ma che sia vero è indubbio. Sono parecchio informato. Non ho visto il documentario e lo guarderò.
        Però il mio punto di vista prova ad andare oltre. È un fenomeno irreversibile. La tecnologia sarà sempre più avanzata e connessa. Saremo sempre più rintracciabili da stati e aziende.
        In questo momento Google controlla quello che facciamo per capire chi siamo e mostrarci pubblicità basate sui nostri interessi.
        Facebook è peggio ancora. La quasi totalità degli iscritti ignora che ogni cosa inserita: testo, foto e video diventa di proprietà di Facebook stesso. Non solo, nelle foto viene data la possibilità di identificare la persona con un tag. A cosa serve questa pratica?
        Agli utenti pare uno spasso (guarda sono io metto il mio nome), a loro invece serve per ricavare il riconoscimento facciale dell’individuo. Bastano tre foto taggate per identificare in maniera univoca una persona. In questo momento Zuckerberg ha la possibilità di digitare un nome e rintracciare tutte le foto e i video in cui compare. Dai video viene ricavato pure il riconoscimento vocale. Tutto quello che si è detto, fatto, mostrato o scritto è di loro proprietà.
        A livello commerciale questa tecnologia pensano di utilizzarla ad esempio (oltre per scopi loschi) per i cartelloni stradali. Mentre cammini per strada per i fatti tuoi, il cartellone riconosce il tuo volto e ti propone una pubblicità su misura. Del tipo: il signor Paolo Rossi è un lettore accanito. Su Anobii ha inserito i libri che ha letto. Un algoritmo predittivo calcola i suoi gusti specifici e sul cartellone pubblicitario mostra il libro adatto a lui. Un tocco sul cellulare e acquisto effettuato. Lo stesso accadrà nei supermercati, ristoranti o a casa propria con lo Smart Tv connesso.
        Gli scenari si moltiplicheranno a dismisura.
        Cosa possiamo fare di fronte a tutto questo?
        O si rinuncia alla tecnologia, oppure occorre parlarne, acquisire consapevolezza (e accortezza), creare gruppi di pressione.
        O magari andare su Facebook e taggare col nostro nome le foto sbagliate. Tanto per far rincoglionire l’algoritmo di riconoscimento facciale. 1 a 1 e palla al centro. 😉

        • Chiara Beretta Mazzotta Reply

          5 maggio 2015 at 20:25

          Ah, vedo che anche tu sei per il “GOMBLOTTO” 😉
          Direi che rinunciare alla tecnologia è inammissibile. Tipo: smettiamo di respirare? Invece parlarne, sollevare i problemi – pretendere spiegazioni – è indispensabile. Come si dice, sapere che abbiamo un problema è già un primo passo. Ma sull’italico suolo è davvero fantascienza.
          Grazie per il commentone! Se lo intercettano, sei spacciato 😉

          • Marco Amato

            5 maggio 2015 at 21:30

            Ah ma io sono tranquillo. Sono spacciato per così tante cose che l’intero gomblotto universale può solo scalfire l’unghia del mio alluce. Al peggio mi tocca il podologo. 🙂

          • El cugino brutto del parente che si crede bello

            6 maggio 2015 at 15:47

            E’ impossibile. Marco “è” l’intercettatore… 🙂

          • Chiara Beretta Mazzotta

            6 maggio 2015 at 15:59

            Lo dicevo io che qualcosa proprio non quagliava!

        • Marco Amato Reply

          6 maggio 2015 at 16:40

          ahah. O sì certo… Potessi raccontarla tutta… 😉

  • Simone, quello di @purtroppo Reply

    5 maggio 2015 at 20:58

    Mi stai facendo diventare paranoico. Ma aspetta… Magari lo fai perché tu sei d’accordo con loro…

  • sandraellery Reply

    5 maggio 2015 at 23:07

    @ Marco, io vorrei solo far notare che ha cambiato la foto del profilo e mi pare molto meglio, che in fondo la rete io la uso per curiosare, tipo spiare da dietro la tenda, in maniera 2.0 come va di moda dire.

    • Marco Amato Reply

      5 maggio 2015 at 23:30

      Ahah Sandra è vero. Ho cambiato immagine per sviare gli algoritmi predittivi…

  • El cugino brutto del parente che si crede bello Reply

    6 maggio 2015 at 15:57

    E comunque secondo me sono già oltre. Stamattina, io e lei, appropinquandoci alla stazione, si discettava dell’eccessiva lunghezza della mia chioma e della relativa necessità di mettere mano e forbici alla questione. Lì, sullo sfondo, un omino tutto colla e manifesti, aveva appena finito d’affiggere la pubblicità d’un hair stylist locale… 😉

  • Chiara Beretta Mazzotta Reply

    7 maggio 2015 at 23:41

    Oggi la Corte Federale ha dichiarato illegale il programma di sorveglianza informatica della NSA. http://www.mediaite.com/tv/glenn-greenwald-snowden-thrilled-with-nsa-ruling/

  • Snowden: il nuovo film di Oliver Stone | BookBlister Reply

    2 luglio 2015 at 7:49

    […] conosciuto a fondo la storia di Edward Snowden grazie all’ottimo Citizenfour (ne ho parlato qui) vincitore del premio Oscar 2015 come miglior documentario. Dipendente 29enne della Booz Allen […]

  • Snowden: il nuovo film di Oliver Stone - BookBlister Reply

    1 luglio 2016 at 21:30

    […] conosciuto a fondo la storia di Edward Snowden grazie all’ottimo Citizenfour (ne ho parlato qui) vincitore del premio Oscar 2015 come miglior documentario. Dipendente 29enne della Booz Allen […]

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