Premio Calvino: gli autori sotto contratto con una agenzia letteraria? Non possono partecipare.

Il premio Calvino è uno tra i più prestigiosi dedicati agli scrittori esordienti ma pare non gradire che gli autori siano già rappresentati da una agenzia letteraria.

Il Premio Calvino è uno tra i più prestigiosi dedicati agli scrittori esordienti. È nato nel 1985 e gli autori concorrono con romanzi, racconti e raccolte. Ogni anno sforna autori che riescono a pubblicare e scova nuove penne degne di nota e, soprattutto, spesso dà anche agli esclusi strumenti ed entusiasmi per perseverare nell’impresa.

Per sua caratteristica intrinseca – per partecipare bisogna sborsare da 100 a 120 euro, meno se si ha un’età inferiore ai 26 anni – non garba a chi non crede si debba pagare per partecipare a un concorso letterario. I soldi sono per la quota di iscrizione ma l’iscrizione comporta anche la ricezione di una scheda di lettura. Quindi si compete ma si ottiene anche qualcosa di concreto, cioè una valutazione.

Quindi, se vogliamo, il Premio fornisce anche un servizio editoriale, come succede con molte agenzie letterarie. E l’idea che si fosse trasformato in una vera e propria agenzia letteraria sembrava confermata nel 2015, quando nel bando era saltata fuori una curiosa precisazione al punto 5: “Tutti i partecipanti non potranno essere rappresentati da un agente. Tale condizione deve permanere dal momento dell’inizio del concorso fino alla Cerimonia di premiazione”. Quindi, evidentemente, volendo il Premio rappresentare gli autori concorrenti, doveva accertarsi che questi non avessero firmato contratti con altre agenzie letterarie.

La qual cosa aveva lasciato perplessi in molti, non perché fosse illecito selezionare tramite concorso autori da rappresentare ma perché era doveroso dichiararlo, prima di tutto agli agenti letterari che, spesso, consigliano ai propri autori la partecipazione ai concorsi. Per mettersi in gioco, per farsi conoscere dagli editori, per creare contatti. Senza dimenticare che al vincitore vanno 2000 euro. Peccato che consigliare la partecipazione nel caso del Premio Calvino equivalesse a perdere un autore!

Le lamentele hanno prodotto il proprio risultato e la faccenda agenti letterari è svanita dal punto 5. Nel bando si precisava anche che il Calvino, con il consenso dell’autore, poteva rappresentare la sua opera – quindi cercare un editore interessato a pubblicarla – dichiarando di svolgere questa attività gratuitamente.

Fantastico? No. Perché nel bando di quest’anno (che potete trovare qui http://www.premiocalvino.it/il-bando-della-xxxi-edizione) al punto 5 si legge ancora: “Per il primo anno successivo alla premiazione l’Associazione, in accordo con gli autori e gratuitamente, potrà rappresentare presso le case editrici le opere finaliste. Gli autori di tali opere si dovranno comunque impegnare con gli editori a far comparire sulla quarta di copertina e/o su un’apposita fascetta la loro provenienza dal Premio Calvino. La prima presentazione delle opere finaliste pubblicate sarà a cura del Premio”.

Peccato che, nel modulo di iscrizione, nella parte finale, compaia una strana clausola contrattuale: “Dichiaro di essere l’autore dell’opera in concorso, di non essere vincolato da alcun contratto né con agenti né con case editrici per il libro in concorso.”

Clausola Premio Calvino

La domanda è: se l’autore è libero, quindi può decidere di avvalersi dell’aiuto del Premio Calvino per la rappresentanza come di non farlo, che cosa importa che abbia già un contratto con una agenzia letteraria? E perché il Premio Calvino tiene tanto alla questione rappresentanza visto che svolge tale lavoro gratis?

Già è discutibile che la rappresentanza sia gratuita – visto che si tratta di un lavoro: farlo bene richiede tempo e una categoria della filiera editoriale vive grazie a questo – ma che un agente debba sciogliere il contratto che ha con il proprio autore per farlo partecipare a un premio è quantomeno ridicolo.

Il Premio Calvino ha ben 31 anni di storia alle spalle. Sarebbe bello che una “istituzione” come questa avesse l’eleganza e l’etica di dichiarare i propri intenti sia agli autori che partecipano sia ai lavoratori della filiera editoriale.

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2 Commenti

  • Manu Reply

    15 ottobre 2017 at 20:03

    Trovo interessanti questi articoli, normalmente leggo (sui forum, blog ecc) solo di gente che paga per i concorsi o peggio per auto pubblicarsi, penso che se devo pagare per essere pubblicato il primo dubbio è che se devo arrivare a pagare io stesso forse non valgo nulla come scrittore. Onestamente dovrebbe esserci una proposta X da un editore Y, l’editore rischia e pubblica il libro, che senso ha pagare da se senza avere la reale certezza che il proprio lavoro abbia un senso? Ammesso che ad un editore interessi a prescindere la bravura di un autore. Qualche giorno fa ho mandato due miei romanzi alla Einaudi, so che non mi risponderanno mai, ma almeno sarò mandato al diavolo da una vera casa editrice.

    Comunque complimenti davvero per gli articoli.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      19 ottobre 2017 at 23:02

      Pagare per pubblicare? Pessimo affare.
      Sempre.
      Qui si tratta di un premio e non si pubblica (cioè può succedere ma non si paga per questo) ma si partecipa e la partecipazione ha un prezzo. Io non amo i concorsi/premi con la quota, ma sarei disponesta se dicessi che non è un premio degno di nota. Sono usciti autori interessanti.
      E per Einaudi: caso vuole che diversi miei autori prima di arrivare in agenzia avevano mandato dei testi a zonzo ed Einaudi è uno dei pochi editori che non solo spesso ha risposto ma lo ha fatto con lettere (lettere! Mail…) degne di nota.
      E li rifiutava.
      Ciao, Manu, e grazie!

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