Scrivere un racconto: perché è così complesso?

 Scrivere un racconto: perché è così complesso?

Il racconto è spesso il primo approccio alla scrittura narrativa ma non è di certo il più semplice!

Il percorso di un autore, spesso, inizia dalla scrittura di un racconto perché pare più abbordabile del romanzo. Ma la brevità è davvero una semplificazione? 

Scrivere un racconto è più facile che scrivere un romanzo? No. Il “dono della sintesi” è un dono perché costruire una storia in poco spazio è appunto un vero talento.

Ciò che è certo: per un autore è facile essere spaventato dalla vastità e ampiezza del romanzo e il racconto può sembrare un primo passo più abbordabile. Motivo per cui, spesso, si inizia scrivendo short story per poi scoprire che sono una vera sfida! E appena è possibile, se non si ha il passo del centometrista, ci si prende più spazio.

Una strada in salita

Trovare un editore con i racconti è piuttosto difficile perché in Italia sono pochi gli editori che decidono di rischiare con le storie brevi. Perché hanno meno mercato, perché sono più complesse da promuovere… perché sono pochi gli autori in grado di scriverne di buoni.

Significa, tanto per cominciare, avere per le mani una raccolta. Che non vuol dire semplicemente mettere in fila un po’ di storie e farne un libro ma avere un insieme di narrazioni coeso, che possiedano quindi un fil rouge ben evidente ed efficace. Più i testi sono collegati (temi, stile, personaggi, punto di vista…) più è possibile pensare di proporre il progetto.

E occhio: trasformare un racconto breve in un romanzo è un lavoro molto molto complesso! Perché aggiungere dettagli e personaggi, dare corpo e maggiore respiro al racconto, inserire sottotrame e intrecci significa far saltare tutti gli equilibri. Vuol dire costruire una nuova trama. È come progettare un appartamento e poi quando ci sembra bello, solido e funzionale, farlo saltare per aria e concepire l’intero palazzo.

Cosa puoi fare in un racconto

Assodato che scrivere un buon racconto è una piccola grande impresa, scrivere storie brevi resta una palestra preziosissima per saggiare le proprie competenze, affinarle e testare nuove soluzioni.

Perché un racconto:

  1. è un ottimo modo per farsi le ossa, per sperimentare tecniche e strumenti della narrazione, e anche idee creative che sarebbe impossibile gestire per tutto un romanzo.
  2. Costringe a focalizzarsi su un’idea (pertanto serve un’ida! E bisogna imparare a valorizzarla, a renderla efficace e solida, e veicolarla al meglio al lettore).
  3. Impone di dare vita a uno o più personaggi con pochissimi tocchi (non si ha lo spazio per seminare dettagli a poco a poco, spesso gestire la backstory è ancora più difficile perché devi trovare il modo per trasmetterla al lettore con una scena efficace, senza aprire parentesi o flashback).
  4. Richiede che sia chiarissima non solo la storia ma come si vuole raccontarla, con quali scene insomma si deciderà di mostrare i fatti al lettore e si farà avanzare la storia. Mentre in un romanzo è concessa qualche parentesi o divagazione, qui tutto deve essere perfettamente necessario.

Scrivere racconti aiuta anche a farsi leggere: sono molti i concorsi a cui si può partecipare e ci sono poi molte riviste letterarie interessanti (che sono utili anche per iniziare a fare un percorso editoriale).

Cosa puoi imparare grazie a un racconto?

Queste sono tutte cose preziose per aiutare un autore a scoprire le proprie qualità, migliorare il passo narrativo (il modo in cui si racconta una storia) e il senso della scena (l’efficacia con cui traduce la storia in immagini).

Quindi il consiglio è di non ragionare troppo sulla pubblicabilità delle storie ma di godersi l’impresa in sé. Sarà tutta fatica ben impiegata. Un utilissimo “corso di scrittura” insomma.

E buone storie. Brevi!

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