Vittorio Lingiardi per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli che oggi ci porta dal parrucchiere a caccia di insight.
Se uno psichiatra scrive poesie, il suggerimento è leggerle. Perché rischiamo di trovarci di fronte a un bugiardino. Non che il poeta sia uno sincero, lo sappiamo, è un fingitore, ma di altro bugiardino vogliamo parlare. Un librino che può fungere da istruzioni per l’uso della vita, delle emozioni e delle relazioni. Lo psichiatra, quando è poeta, si dimentica la parcella e, pensando di regalarci balocchi, distribuisce involontariamente prescrizioni, accensioni di luce e, a volte, risolutivi insight.
Per cominciare, andiamo dal parrucchiere.
Oscillano le forbici
di mille parrucchieri
che tagliano le punte
dei miei pensieri neri.
Lo sappiamo già che il parrucchiere funziona? Probabilmente sì, ma repetita iuvant. Anche se poi resta la domanda basica: ma per chi vado dal parrucchiere?
Se tutto quel che faccio
l’ho fatto per qualcuno
allora mi domando
se io sono nessuno.
Pensiamoci seriamente. Ricordando che pensare è un’azione da collocare nello spazio. Vittorio Lingiardi lo fa quando nuota. L’invito a nuotare è chiaro: imparate a stare a mollo, nelle situazioni buone e in quelle difficili, con un piccolo accorgimento, braccia distese e corpo in movimento, perché nuotare è come leggere (oh meraviglia!) e le due perfezioni irrobustiscono l’anima.
Di queste Lezioni di nuoto poetiche, capaci di spostarci in continuazione come le onde, porto con me questa intuizione (la so già a memoria!):
Vogliamo bene alle cose
per la loro pazienza di restare
Vicino a noi, per anni
senza mai cambiare.
È un libro mantra (o manta?). Adesso cercate tra le pagine quello che più vi si addice. Lingiardi è preciso, semplice, quotidiano e leggermente magico. Osserva con precisione i dettagli, che in poesia, come nella vita, fanno la differenza. In più, senza volerlo, quasi gratis, un po’ ci cura.
