Salone del Libro di Torino, Fiera di Milano: fratelli coltelli?

Di sicuro coltelli ma a far da paciere sta arrivando il ministro Franceschini che propone un incontro tra le parti agli inizi di settembre. 

Stiamo per arrivare alla puntata clou di Libriful? La telenovela dell’estate che porta in scena la tragicomica lotta tra il Salone del Libro di Torino (che, come le frecce dei carabinieri, ha un presidente ora sì, ora no, ora sì, ora no…) e MiBook la Fiera del Libro di Milano.

I titoli dei giornali sono piuttosto gustosi “evitiamo lo scontro totale” “la guerra fratricida”. Eh, sì, perché essendo una telenovela scopriremo pure che sono fratelli il Salone e la Fiera… comunque sia, a far da paciere – che dio ci aiuti – è arrivato Dario Franceschini.

Il ministro dei Beni culturali sta infatti tentando di organizzare – per i primi giorni di settembre – un incontro tra la Fondazione per il Libro (quella che organizza il Salone del libro di Torino) e l’Aie, cioè l’Associazione italiana (di alcuni) editori, che ha deciso di realizzare un’altra fiera a Milano. Presenzieranno inoltre Giuseppe Sala e Chiara Appendino, i sindaci di Milano e Torino, e i rappresentanti della Fiera di Rho.

Il primo obiettivo? Evitare che le due manifestazioni si facciano la guerra e, soprattutto, che abbiano luogo entrambe nel mese di maggio 2017, vampirizzandosi l’una con l’altra. Il Salone è fissato infatti per il 18-22 maggio e MiBook potrebbe invece avvenire a novembre (quindi immagino che lo si voglia accorpare a BookCity, l’altro evento libresco meneghino).

Franceschini propone anche che le due manifestazioni si specializzino in qualche modo. Torino, per esempio, potrebbe puntare sugli editori indie – visto che moltissimi editori indipendenti hanno abbandonato Aie per supportare il Salone, più che una proposta potrebbe essere una conseguenza della frattura – e anche le nuove promesse (visto il notevole successo del BookStock Village, la sezione dedicata ai giovani lettori, non è una idea astrusa).

Quindi? Parole, parole, parole... ma nulla di fatto. E poi è una telenovela! Tocca avere un po’ di pazienza e aspettare la prossima puntata.

2 Risposta

  1. Voglio dire: qualche torinese ha mai detto che il Duomo andrebbe spostato a Torino? Te lo dico io: no. Nessuno lo ha mai nemmeno pensato e guarda che di posti dove metterlo ce ne sarebbero. Qualcuno ha forse detto che La Scala starebbe bene al Lingotto? No, nemmeno questo. Però i milanesi che di idee nuove evidentemente ne hanno poche, si sono già portati via, nell’ordine: il cinema (che in Italia era nato a Torino) la moda, la pubblicità (Armando Testa ricorda qualcosa?) e la Telecom. E mi fermo qui nell’elenco per mancanza di memoria. Adesso il Salone del libro? E prendetevelo, che dobbiamo dirvi? Sono anni che lo volete. Lo farete senz’altro più bello, più ricco e più colorato. Noi siamo sabaudi e non alziamo la voce per questo. Inventeremo qualcos’altro e magari ci metteremo l’antifurto.

  2. Il problema è più ampio. (Ma tu ha visto che casino sta facendo la Fondazione solo con la nomina del presidente?!) Se hai seguito le puntate precedenti sai come la penso. Il Salone non si sposta (peraltro non si può è un marchio registrato e resta a Torino) il punto è: ce la fa il Salone a fare le cose per bene? Per Milano: si sa. Qualcuno una volta mi ha detto: il punto non è copiare, ma copiare e migliorare… (comunque faccio il tifo per i sabaudi).

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