Eloy Moreno

Ricomincio da te

Esce oggi in libreria Ricomincio da te (Corbaccio editore) un caso editoriale – 70mila le copie vendute – che mi ha particolarmente entusiasmata per la sua genesi.

Eloy Moreno è la dimostrazione che volontà, carisma e capacità imprenditoriali possono permettere a un aspirante scrittore di realizzare il suo sogno. Certo, serve anche una buona storia e la giusta voce per raccontarla.

Moreno ci mostra la vita insoddisfacente di un quarantenne – casa, ufficio, casa – che ha perso il contatto con se stesso e con la propria famiglia. Sopravvive vagheggiando un cambiamento che, però, non ha il coraggio di mettere in pratica. Finché un giorno, sarà costretto suo malgrado a scegliere.

Questa la storia che tocca temi “caldi”, interrogandosi sulla qualità della vita di ciascuno di noi – ingabbiati in pochi metri quadrati – costretti a dei lavori che non ci gratificano e circondati da persone con le quali non riusciamo più ad avere rapporti autentici. Ma la sorpresa, come detto, è lo spirito di Moreno e il modo in cui ha affrontato la sua avventura letteraria.

Il tuo romanzo comincia con il momento magico dell’infanzia e poi si piomba “all’età in cui sembra che tutto precipiti verso il peggio”.
Be’, l’idea è di raccontare il salto dall’infanzia al momento dell’età adulta, e quindi parlo del contrasto tra quando si è piccoli e si ha la libertà di fare ciò che si vuole, si è felici… per me l’infanzia è un “tesoro”. Poi arriva il momento in cui cambia tutto e si diventa adulti e si finisce per avere una vita fatta di lavoro, responsabilità. Insomma vincoli che ci allontanano, lentamente e progressivamente, da quella felicità pura.

Anche se oggi ci sono ventenni che hanno una percezione fallimentare del proprio futuro…
Forse perché viviamo in una società in cui se non possiedi non sei nessuno. E quindi l’educazione è impostata in modo tale che l’infanzia duri poco, così che tu possa diventare quanto prima un consumatore. Solo che quanto più hai, più devi. Perciò finisci con l’essere uno schiavo di ciò che è materiale. Ecco perché nel libro quando parlo di cambiamento lo intendo in senso generale: ci vuole una diversa mentalità, un diverso approccio.

C’è bisogno di qualcosa che rompa quello che tu chiami il “grande sbadiglio”, una routine fatta di sveglia, lavoro, vita matrimoniale?
Certo. Noi siamo, senza saperlo, in un carcere. Viviamo la nostra vita – basta fare i conti – in pochissimi metri quadrati. E siamo legati, trattenuti da mille cose diverse che ci limitano. E anche se tante persone si rendono conto di ciò, non osano pensare al cambiamento, perché non hanno il coraggio di mollare tutto per ricominciare da capo.

Infatti Sara, una collega del protagonista, dice proprio che “la peggior paura è l’incertezza”. Siamo messi male, allora, vista l’epoca in cui viviamo!
E in effetti per molte persone è più facile fare finta di nulla. Perché il cambiamento, il fatto di non sapere quale sarà il risultato ci spaventa. Solo che oggi se aspetti di avere la certezza per muoverti, sei finito! Non farai mai nulla. Il protagonista della mia storia, per esempio, va a dormire, immagina di fare un sacco di cose e il giorno dopo non mette in pratica nulla.

Di sicuro abbiamo anche un problema nella gestione del nostro tempo.
Certo, magari spendi un’ora in macchina, mezz’ora a cercare parcheggio, otto ore inchiodato alla scrivania e solo dieci minuti con tuo figlio. È frustrante, no?

Per questo bisogna avere il coraggio di provare a realizzare i propri sogni. Come hai fatto tu! E questo è qualcosa che ti lega anche con il tuo personaggio.
La differenza è che lui è costretto al cambiamento, non lo sceglie. Accadono delle cose che lo portano a fuggire, a sottrarsi addirittura. E il cambiamento che sperimento è qualcosa più grande di lui, qualcosa che non è in grado di metabolizzare. L’idea che io voglio trasmettere è i cambiamenti sono in positivo. Invece molte persone credono che cambiamento sia sinonimo di problema, un peggioramento della propria qualità della vita. E, invece, non è quasi mai così! E poi nel momento esatto in cui ti interroghi sul cambiamento significa che non sei felice di ciò che hai, perciò tanto vale tentare.

E la tua avventura come è nata? Da dove è arrivata l’ispirazione?
Dall’osservazione delle persone intorno a me. Persone dalla vita sempre uguale a se stessa che non trovavano mai neppure il tempo per farsi una passeggiata. E non fanno nulla per cambiare, però non smettono mai di lamentarsi!

Quanto ci hai messo a scrivere il romanzo?
Due anni e mezzo. Non ho neppure cercato un editore, non per pessimismo, ma perché essendo un totale sconosciuto credevo fosse una perdita di tempo. E mi terrorizzava l’idea che il mio romanzo potesse finire in un cassetto senza essere mai letto. Così ho deciso di fare l’editore di me stesso. Ho scelto la copertina, sono andato da un tipografo che mi permettesse di stampare una piccola tiratura – mi potevo permettere solo 300 copie – e da lì in poi ho iniziato a visitare le librerie della mia città parlando con i diversi librai. Chiedevo di poter vendere il mio lavoro, però non lasciavo semplicemente i libri, perché sarebbero stati seppelliti da tutte le novità. Rimanevo in libreria insieme con i miei libri!  Il venerdì pomeriggio e il sabato li passavo a vendere e firmare le copie: a chiunque entrasse regalavo un segnalibro pubblicitario e gli raccontavo un po’ la storia, approfittando del fatto che molti entrano senza avere un’idea precisa di cosa comprare…

Scrittore, editore, distributore, ufficio stampa, libraio… di sicuro non sei rimasto a lamentarti e basta!
No! E a poco a poco, anche grazie al passaparola, il libro ha venduto. Così, dopo le tre librerie della mia città, ho cominciato anche con quelle delle città vicine. E mi sono stati davvero utili i social network, perché lì avvisavo i lettori che sarei stato in una libreria e così le persone venivano per comprare e per firmare le copie. E ogni volta che esaurivo la tiratura, ne stampavo altre 300. Ne ho vendute 3mila in otto mesi. Un giorno sono riuscito a far distribuire il libro presso La casa del libro (nota catena di librerie spagnola) che appartiene alla Espasa, la casa editrice, e con Facebook ho chiesto a tutti i lettori di postare la propria opinione sul sito della libreria. E il mio romanzo, in un giorno, è diventato il secondo più consigliato in Spagna. E così Espasa si è accorta che c’era un libro, senza editore, di un autore sconosciuto. Mi hanno letto ed eccomi qui…

Anche in Italia esordire non è certo una cosa semplice. Io mi lamento spesso con gli esordienti che, invece di mettersi in gioco per davvero, si affidano magari a un editore a pagamento. E spesso finiscono con il lamentarsi per la mancanza di pubblicità, di una giusta distribuzione… ecco perché mi ha fatto davvero piacere raccontare la tua storia.
Sai, una delle cose in cui credo davvero è che non sei uno scrittore perché hai scritto qualcosa. Sei un autore nel momento in cui hai pubblicato perché è in quel momento che potrai avere dei lettori. Ma devi vivere questa situazione con la sensazione che tutto sia appena incominciato. Il tuo obiettivo deve essere quello di avere più lettori possibili. Un libro non va da nessuna parte se tu non lo promuovi.

Grazie e in bocca al lupo per la tua prossima avventura! 

Ricomincio da te, Eloy Moreno, traduzione di Giovanni Bogliolo, Corbaccio, p. 379 (16,40 euro)

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2 Commenti

  • Daniela Reply

    19 gennaio 2012 at 13:38

    Grazie Chiara e Moreno di questa belle testimonianze di una bella storia scritta e di una grandiosa storia relae di coraggio: non bisogna mollare mai ed inventarsi sempre con la creatività che ognuno possiede.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      19 gennaio 2012 at 17:36

      Lui è davvero una gran bella persona. Piedi ben piantati a terra e tanta voglia di fare. Fossero tutti così!

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