Le ragioni delle mani

Ed ecco che tornano le vostre recensioni! Per gli Scelti da voi, grazie infinite a Peppe Stamegna.

Questi racconti hanno un filo fragile che li lega: i personaggi gravitano tutti nel mondo della musica, da outsider o precari, improvvisati o in declino.
Da sempre diffido di scrittori di canzoni che passano a scrivere libri di narrativa… Di certo non mi aspettavo che Mimì Clementi (Cantante, bassista e fondatore dei Massimo Volume) scrivesse questi racconti.
Nei personaggi ce n’è di stile, nelle loro movenze o nelle loro vite dissolute, e in certe scelte che disegnano un profilo, assai diverso da quello che conoscevamo già. Questo pare che faccia Clementi, che già nei testi delle sue canzoni – secche e aperte – mostra ritratti definiti da gesti o illuminati da una luce di taglio. E mi pare un po’ come il muro che ho appena tinteggiato, che quando ci sparo il faretto da sotto mostra tutte le parti non rasate per bene e i buchi tappati troppo in fretta. Poi mi siedo e dal divano vedo una parete uniforme e bella, e lo è soprattutto perché so quante sfumature compongono l’insieme, e il valore aggiunto sta nelle piccole crepe e nelle ruvidità ricoperte di verde che ne alimentano la bellezza.
Questo libro di racconti è limpido e fresco, nei suoi dialoghi misurati, nelle essenziali e sensibili descrizioni degli ambienti e nella – sempre difficile – discrezione di mostrare con dignità le debolezze umane.
Niente appare di più, o sfocato, perché ogni parola è a posto, ogni attimo è scandito con cura. Ed ecco che la forma si fagocita ogni diffidenza e mi lascia godere dell’affetto che lo scrittore ha nei confronti dei suoi personaggi: Fausto Rossi riappare come nella canzone sotto l’insegna della Sony, ma con una dilatazione che lo restituisce ancora più commovente. Marylin martoriata che risucchia dentro la sua morte ogni presunta innocenza americana. La signora – attrice improvvisata in un film su Glenn Gould – che chiede di essere intervistata e costringe il giornalista e la sua morbosità a bassa tiratura a retrocedere davanti a una vetrata di un ristorante cinese, dove – attraverso una sorta di affinità elettiva – gli lascia intravedere un grumo d’amicizia, nell’ascolto e nell’attesa della reciproca conoscenza. Bello vedere da dietro il giornalista-musicista che si aggrappa alla signora di settantadue anni, arzilla di curiosità nel suo presente.
Capita spesso che le parole colorino troppo le storie, soffocandole in anguste stanze. Quello che riesce a fare Mimì Clementi è riscaldare i racconti senza incendiarli, seppure le vite là dentro appaiono prossime all’autocombustione.
Grazie a Ettore per avermelo prestato, alleggerendomi di un’inutile diffidenza.

Le ragioni delle mani, Emidio Clementi, Playground edizioni, p. 131 (13 euro)

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