Un ragazzo d’oro

 Un ragazzo d’oro

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Un film di Pupi Avati del 2014 con Riccardo Scamarcio, Cristiana Capotondi e la partecipazione straordinaria di Sharon Stone.

Qualcuno sogna di essere nudo, magari davanti alla commissione d’esame. Io no. Io, nei miei incubi peggiori, sono vestita di tutto punto ma alla meta – un colloquio di lavoro o altro – non riesco ad arrivare. Mai. Nella mia faticosa vita onirica ho insomma un problema di tempismo, ma qualcuno sta messo peggio e i suoi guai accadono dove tutti possono vederli: nella vita vera.
Pupi Avati un ragazzo d'oroPupi Avati, per esempio. Temo non abbia capito che (da un po’) l’autobus è arrivato al capolinea e tocca scendere e godersela. E fare qualsiasi cosa ma smetterla con i film. Cioè in un mondo ideale lui legge d’un fiato il suo ultimo copione e pronuncia la fatidica battuta “no, ’sto film è una ciofeca e non lo faccio manco morto”. E invece un ragazzo d’oro l’ha scritto e girato, ché il mondo è un postaccio, si sa.

Chiamarlo film è già un complimento. È un crash test di topiche. Una summa di luoghi comuni in equilibrio precario sulla banalità.  Abbiamo il classico antieroe, Davide Bias (Riccardo Scamarcio) che vorrebbe fare lo scrittore ma i suoi racconti non li vuole nessuno – scriva il romanzo, gli dicono, sai che notizia! – e ovviamente, da buon creativo incompreso, marcisce dentro una agenzia di pubblicità. È figlio di un regista di B movie, tale Achille Bias, un fallito che ha replicato il suo pessimo film all’infinito. Ed è una sorta di figlio di papà in negativo ché lui è schiacciato dall’insuccesso. Il risultato? È tanto infelice e sofferente, un ossessivo compulsivo che tira avanti a suon di pillole e tampona l’ansia con la terapia (poraccio, ha una psicologa nel balordone che si commuove davanti ai suoi disastri, quindi può solo peggiorare).

La vita privata? Fa schifo, ovvio. Davide, il nostro “eroe”, sta infatti con Silvia (Cristiana Capotondi) che rimembra ancora e pure Un ragazzo d'oro Scamarcio Capotonditroppo l’ex che, guarda caso, è pure il capo dello sfigato protagonista. Oddio, “sta” è una parola grossa, lei c’è ma non si concede… il massimo dell’amore che riserva al disgraziato è una o più carezze sul suo faccione (alle volte, tanto il gesto è insistito, hai l’impressione che la poverina si stia pulendo i palmi delle mani.).

Tutto precipita – lo so, più di così sembra dura – quando Achille, il padre, muore in un incidente stradale. Si scopre però presto che l’uomo, in realtà, si è suicidato. E allora al nostro Davide tocca trasferirsi a Roma per aiutare la madre (una Giovanna Ralli in crisi macchiettistica), fare i conti con il passato e con la figura paterna. E soprattutto con una di lui amica (in tutti i sensi, sì), tale Ludovica Stern (Sharon Stone), una editrice che rivelerà al giovane disagiato che il padre stava scrivendo una scomoda autobiografia. E indovinate chi deciderà di ultimare cotanta opera?

E qui mi fermo ché abbiamo sofferto abbastanza. Per primi i personaggi, cedevoli e del tutto incongruenti. Difatti li vedi ’sti poveri attori mentre annegano in un pantano di battute sfilacciate. Per secondo lo script. Un figlio che prende in mano la propria vita Un ragazzo d'oro Scamarcio Stoneriscoprendo quella del padre e portando a termine i suoi progetti incompiuti: mica male come conflitto ed evoluzione! Certo, se sai metterli a fuoco e affidarli a dei personaggi-persone e non a dei pupazzi, dementi, preda di una dose eccessiva di psicofarmaci. Quella messa peggio? La star che, lucida e sgobbona, recita il suo ruolo senza porsi domande (né decidere per il meglio, cioè saltare sul primo aereo): così ci tocca assistere alla biondissima e liscissima Stone che passa dallo scavallo smutandato allo sproloquio mal doppiato. Eccola aprire bocca e, fuori sinc, venire annientata dal mostruoso gracidare sconnesso di Jane Alexander.

Perciò nudi o vestiti, in orario o no, fatevi del bene, lasciate perdere e continuate a pensare ad Avati e alle sue belle storie. Qui, altro che ragazzo, è il silenzio che sarebbe stato d’oro.

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1 commento

  • Tipo “Una gita scolastica” film spettacolare del 1983. Peccato Pupi Avati era molto nelle mie corde, ma anch’io negli ultimi lavori (questo non l’ho visto) ho notato che perdeva colpi. In quanto ai sogni, lasciamo perdere, che giusto sta notte è stata appunto una nottataccia in tal senso. Buone storie Chiara, buone storie Pupi.

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