Lo spoiler ovvero lo spigolo su cui sbatte il mignolo del lettore

Il termine deriva dall’inglese “to spoil” rovinare. Un testo contiene spoiler quando al suo interno sono presenti significative anticipazioni sulla trama capaci di rovinare l’effetto sorpresa dei colpi di scena.        

Ci sono varie patologie che affliggono i recensori. Il grammaticismo, il precisismo, il saccentismo… ma il virus più temibile è Spolier annienta tramal’attitudine allo spoiler. Sì, dico a te. Tu che scrivi recensioni, per quale motivo lo fai? Non mi dire ché ti pagano. Primo, non ci credo; secondo, anche se fosse, tu scrivi recensioni perché ti garba che qualcuno le legga. E magari accade. Anche incidentalmente, eh. Cioè io – davanti al pc – colta da attacco di narcolessia, rovino con il muso sulla tastiera e per combinazione di tasti ecco comparire la tua recensione.

Così lo faccio: leggo il giudizio che tu, meraviglia!, hai scritto per me. Dovresti, almeno. Lo hai fatto per permettermi di capire meglio cosa sta per succedere. Per predisporre il mio cervello, i miei occhi, i miei sensi, a questa esperienza molteplice e sbalorditiva che è il libro. E mi fornisci qualche chiave di accesso per entrare nella storia e capire, meglio. Qualche spunto per valutare, meglio. Mi dissuadi, magari, dall’avventurarmi in questo cammino o mi incoraggi, spiegando perché il percorso valga la fatica. E rendi l’idea, usando quel magico universo che sono le esperienze e le emozioni a esse collegate (li chiamano esempi, sai?, e da qualche era sono adoperati con successo). Non mi dici tutto. Non rovini, tutto. Altrimenti è come se un critico gastronomico, invece di descrivere il misterioso piatto che ho di fronte, si sedesse al posto mio, lo mangiasse e passasse pure alla faseMangiarsi un libro metabolica successiva. Capisci?

E a meno che tu non stia parlando a un gruppo di onanisti della critica (che non il seme, mai i colpi di scena sparge copiosi) o a un convegno di tossici del “io lo so, io l’ho letto”, non puoi depredare una trama, alla terza riga della tua acuta disamina, svelandone le trovate narrative. Sempre che l’autore del libro non sia un/una tuo/tua ex che ti ha annientato l’happy end, salvo che io non sia il detonatore che ha fatto brillare l’idillio – e sul secondo punto mi sento abbastanza sicura di poter dire no – non ce la meritiamo la tua incontinenza verbale.

E soprattutto, se con questa grandine di precisazioni indigeste che crivella il tuo scritto vuoi ribadirmi che il libro lo hai letto – tutto tutto, da cima a fondo, dalla prima all’ultima lettera – sappi che a me, all’autore, ai lettori non importa un cazzo. Lo so, è un colpo di scena, ma questo spoiler sulla tua vita me lo devi concedere.

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0 Commenti

  • sandraellery Reply

    25 febbraio 2015 at 12:44

    Urca. Ci sono poi gli autori che spoilerano scrivendo ciò che accadrà come titoletto didascalico di un capitolo 😀

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      25 febbraio 2015 at 12:46

      Ma lì non c’è problema! Prima che sia stampato, si può sempre risolvere 😉

      • sandraellery Reply

        25 febbraio 2015 at 12:53

        Già fatto. Sempre alla pic indolor 😀 😀 😀 😀 😀

        • Chiara Beretta Mazzotta Reply

          25 febbraio 2015 at 13:09

          Devi dirmi che vitamine usi 😉

          • sandraellery

            25 febbraio 2015 at 20:30

            Solo caffè e che manco è una vitamina. E da sta sera ho sostituito la scrittura con la camminata veloce, oggi 40 minuti, poi vedremo, dopo il lavoro, prima di cena. Intanto penso e decomprimo tutto.

  • Il cugino del parente estromesso ingiustamente per far posto al suppostone d'una "febbre" inconcludente... Reply

    26 febbraio 2015 at 12:22

    Ed invece credo proprio che li paghino (i recensori), soprattutto gli “incontinenti”, cioè coloro che ne vantano centinaia (di recensioni), perlopiù scrittori abbastanza famosi che però vendono pochino ed hanno bisogno del fisso per mutuo, figlio e divorziata… 😉

    PS: … e del foraggio necessario ad alimentare il sogno di scrivere prima o poi un bestseller capace di sopire la fame di fama e, d’incanto interrompere, poiché non più necessaria, l’incontinente sequenza stroncatrice.

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