Tramiro d'oro 2015

Il Tramiro D’Oro 2015

Diabolico parto della mente di Giramenti, è una sorta di tapiro tramistico assegnato – non al peggior racconto – ma alla miglior panzana scovata nei racconti. È il trofeo di chi si mette in gioco e, ovvio, sta al gioco. Ecco il racconto del vincitore.

È Dimitri La Rosa il vincitore del Tramiro d’Oro 2015 e il clamoroso trofeo raggiungerà presto il suo proprietario. Nel frattempo, ecco il racconto. Ringrazio il suo autore per humour ed entusiasmo mostrati. Buon divertimento!

Noir
Mi chiamo Jack Frost

Guardo la città dalla finestra della mia stanza. Penso a quanto cemento, quanto grigio sotto questo cielo cupo. Guardo il vicolo in basso, sotto alla mia finestra, e vedo una donna con i tacchi alti che prende una storta e rischia di cadere. Mi scappa una risatina che soffoco con la bocca, ma mi esce dal naso.. insieme ad una pepita verde. Poi, tutto a un tratto, penso al mio lavoro e torno serio. Un altro giorno ad aspettare una chiamata che mi possa far mangiare per un paio di mesi. Mi sdraio sul divano e mi metto il cappello sulla faccia e provo a schiacciare un pisolino.. ma non ci riesco. Insonnia. Mi chiedo, ma perché tutti i maledetti detective soffrono d’insonnia? Forse per il passato turbolento.
Sghignazzo pensando al passato. Mio nonno che mi disse: “Nella vita figliolo, sii stravagante!”. Lo ripeteva sempre portando le mutande sopra ai pantaloni dopo avermi raccontato una barzelletta o fatto un indovinello. Cavolo quanto mi manca, mio nonno. Sarà da Natale che non  lo vedo.
Vago ancora un po’ con i pensieri quando ad un tratto squilla il telefono. Mi caccio dal divano rotolandomi sul pavimento, mi rialzo di scatto con il calcio della mia beretta stretta in pugno puntandola contro la scrivania.
Ah.. è solo il telefono.
Con un’espressione da chi sa affrontare il pericolo rinfodero la mia pistola nella fondina e mi avvicino con cautela. Rispondo.
“Pronto”
Appoggiato alla scrivania vengo a sapere la più tragica delle notizie. Il mio amico Frank è morto. Rimango bloccato sul posto con la cornetta alzata cercando in tutti i modi di reagire. Devo reagire. Lo devo a Frank. Raggruppo tutte le mie forze, ma riusco solo a dire:
“Come?”
Mi spiegarono che è successo qualcosa davanti al balcone di casa sua. Riaggancio sentendo la rabbia che comincia a percorrermi le vene.
Non potevo credere alla notizia. Lo sconvolgimento mi accecava. E poi sbottai dalla rabbia ad un ultimo pensiero.
Frank, ti vendicherò!
Decido così di andare subito ad indagare, anche se quel lavoro non mi avrebbe fatto portare la pagnotta a casa, mi metto l’impermeabile e raccolgo il cappello da terra.

Sul marciapiede cammino veloce tra la gente, sinuoso e evanescente come un fantasma e la terribile sensazione di déjà vu. Come l’eco di un grido che rimbalza sui muri dei palazzi e mi ferisce l’anima. Cammino veloce con il cappello abbassato e il colletto alzato. La mia volontà è quella di passare inosservato, ma fallisco miseramente. Tutti mi guardano, ghignano, e si beffano di me. Forse perché andare in giro con l’impermeabile il sette di agosto alle tre di pomeriggio non è la migliore delle idee, ma non mi importa. Non importa perché questo non è un gioco. Non è uno di quei passatempi che fai per ammazzare il tempo, come quando lancio i gavettoni attraverso il lucernario aperto sperando che colpisca qualcuno.
Attraverso la strada dopo aver guardato bene da entrambe le parti e in due minuti arrivo al luogo del delitto. Fortuna vuole che io abiti proprio dietro alla casa di Frank.
Entrando nel giardino condominiale comincio a sentire le mani sudare e una serie di pensieri ammassati cercavano di emergere nella mia mente.
Frank, detto il “pelo” per la quantità esorbitante di peluria in eccesso che portava sulla schiena. Con Danny abbiamo sempre scherzato su questa sua caratteristica e sulla quantità di parrucchini si potessero fare se solo gli avessimo tosato la schiena. Pensai a tutti gli anni in cui ci ritrovavamo a casa di Danny, a giocare, bere e scherzare.
Sento gli occhi inumidirsi e devo fermarmi un minuto prima di giungere sotto la finestra. Non voglio farmi vedere debole davanti a qualcuno. Prendo un respiro profondo e finalmente arrivo.. ma quello che ho davanti non mi piace.
Il corpo di Frank non c’era.
L’ennesimo scherzo idiota da parte di qualche bambino del quartiere? Non penso. Non questa volta. Accucciato esamino l’ambiente circostante.
Solo erba secca calpestata quasi tutto intorno, ma io sono Frost e non mi posso lasciar fermare da della semplice erba. Guardo meglio e noto che in un punto è più schiacciata che in altri, come se qualcosa ci fosse caduto sopra. In questo punto trovo delle tracce di sangue e penso che forse non tutto era perduto. Il mio istinto da investigatore mi dice che c’è qualcosa di più e con i polpastrelli tasto il terreno circostante.
È umido.
Mi concentro ancora sul sangue che non fa pensare ad una grande ferita. Ne deduco che possa essere ancora vivo e se ne sia andato. Mi aggrappo a questo pensiero in un ultima disperata speranza. Ma forse.. chi l’ha aggredito dopo l’ha portato via!
Assurdo. Perché fare una cosa del genere a Frank?
Continuerò a pensarci dopo alle varie ipotesi. Ora devo concentrarmi sugli indizi. Potrebbe essere ancora qui in giro!
Prendo la mia lente di ingrandimento e comincio a guardarmi intorno. Niente. Per tutto il cortiletto non c’erano tracce di sangue.
“Acciderboli!” esclamai. Mia madre mi aveva cresciuto con un’educazione molto ferrea riguardo le parolacce. Se ci ripenso, sento le mie guance rosse e doloranti come se mi avesse schiaffeggiato ieri.
Se non ci sono tracce di sangue significa che davvero è stato portato via senza nemmeno essere stato trascinato. Frank non pesava molto.. anche se si può essere ingannati, dato che la sua massa è amplificata dalla peluria.
Decido di seguire l’unica pista che possiedo. Devo parlare con Danny, che mi aveva chiamato poco prima.
Mi rimetto in tasca la lente e mi avvio da lui.

Giungo davanti al suo portone e busso energicamente ancora scosso. Lui mi apre, con la mano fasciata. Si aspettava di vedermi. Era turbato.. molto più di me.
Come non capirlo, povero Danny lui era… ma all’improvviso un rumore di vetri infranti si sente provenire dalla sala. I suoi occhi si sgranano. Io estraggo prontamente la mia sputafuoco.
Dico a Danny di uscire un attimo che poteva essere pericoloso. Lui inizia a sudare come un maiale che sa di star andando al mattatoio.
Mi avvicino cauto alla sala. Nonostante sia da diversi anni che faccio lo stesso mestiere, ancora adesso sentire l’adrenalina salire mi da piacere.
Sbuco all’entrata con le braccia tese pronto a far fuoco con la beretta che trema leggermente. Con le pulsazioni a mille e il respiro che si poteva sentire fin da fuori lo vidi.
Nessuno.
La finestra spalancata.
“Corbezzoli!” esclamai di nuovo. Non mi era mai capitato di essere così scurrile in un arco di tempo così breve.
Sembra che in questo caso tutti decidano di non farsi vedere. Mi aggrappai all’ultimo tentativo disperato e corsi alla finestra per vedere se l’intruso se la stesse dando a gambe.
Un’ombra volta veloce l’angolo. Troppo veloce.
Mi darei all’inseguimento, ma l’ultima volta non era finita bene e mi fa male ancora il ginocchio che non riesco a muovere.
Un’altra ondata di rabbia mi torna su dalle viscere. Con le spalle alla finestra faccio per andarmene, ma al primo passo…
Crack!
Mi fermo per vedere cos’ho calpestato.
Vetro e legno. La cornice che, cadendo, aveva tradito l’intruso, ora è sotto il mio piede mentre contiene una vecchia foto. Faccio un passo indietro per vederla meglio. All’improvviso mi succede come se il cervello prendesse un respiro d’aria fresca e mi viene in mente una cosa!
Nella foto eravamo ritratti io, Frank, Danny e.. Billy!
Riemerse con prepotenza dai miei ricordi più profondi e bui come un volto ghignante del passato.

Frequentavamo Billy molto tempo fa. Mi ero completamente dimenticato della sua esistenza. Di capelli rossi come il fuoco e pallido come la morte. Ma era un tipo robusto e più grosso di noi. Ed eravamo amici.. Già, amici.
Ci siamo frequentati fino a quando, un giorno, non ebbe una zuffa. Povero Frank, non avrebbe avuto scampo in alcun modo. Riuscì a malapena a fargli qualche graffio.
Billy non sopportava Frank. Lo chiamava “Schifoso animale” prendendolo per il collo quando era troppo su di giri. Quasi lo uccise. Non glielo perdonammo mai.
Mi fermo un momento a pensare. Era strano che Danny avesse ancora quella foto incorniciata. Mi sorgono dei sospetti.. ma non reggono per molto.
Sarà perché sono cugini.

Cammino con foga verso il vecchio appartamento di Billy, sperando che abitasse ancora lì, con la testa piena di pensieri.
Perché Billy sarebbe dovuto tornare da Frank dopo tanto tempo? E perché era entrato in casa? Lo stava forse seguendo?
Forse.. non era Frank il suo obbiettivo.
A questo pensiero mi corre lungo la spina dorsale un brivido.
Non sono ancora così vecchio per morire.

Sono passati pochi minuti ed ora mi ritrovo già davanti al portone di legno massiccio di Billy. Ho il cuore in gola e un leggero tremore. Mi rendo conto di sudare. Non che prima con l’impermeabile non stessi sudando, ma ora sono davvero una fontanella.
Citofono mordendomi il labbro. È da troppo tempo che non vedo Billy. Da quanto sarà? Due, forse tre anni. Sta di fatto che avrei preferito lasciarlo là, nelle profondità della mia memoria. Ed ora…
Ed ora mi ha aperto e io mi ritrovo a guardargli il petto. Cavoli, è ancora più grosso di quanto mi ricordassi. Alzo la testa per guardargli quel ghigno che sembrava non togliersi mai. La rabbia mi è praticamente sparita lasciando posto ad una fifa nera.
Prendo coraggio e gli urlo addosso:
“Dov’è?”
Non si è fatto intimidire nemmeno un po’. Mi chiede di chi sto parlando e glielo dico chiaro cercando di mantenere i toni. Mi risponde beffardo che lui non non ne sa niente, ma che è felice. Si è preso ciò che si meritava quel ficcanaso, mi dice.
Mi ha detto proprio così. Ficcanaso. E ciò mi fa subito venire in mente una cosa e lo osservo in viso. Bianco cadavere.
Capisco che non è stato lui perché…
Paff!
E sono per terra. Spintonato da Billy che mi urla di non farmi rivedere altrimenti me le avrebbe suonate. Rimango a terra per qualche istante scioccato da quella reazione. Sento gli occhi inumidirsi di nuovo e la gola stringersi. Sto per.. per…
Ma il detective Frost non può scoppiare in lacrime ora! Non ora che è così vicino  a scoprire cos’è successo.
Mi pulisco il naso con la manica e mi rialzo pronto per ricominciare anche se non ho nessuna pista ora che so che Billy non… e poi un colpo di fulmine. Il terzo in una giornata. Sto diventando bravo!
Affranto e preoccupato assieme comincio a correre come un dannato verso il luogo del misfatto.
Corro e corro.
Corro come se provassi ad abbandonarmi tutta quella storia alle spalle e con la testa crivellata di pensieri a raffica che mi feriscono.
La colpa non è di Billy e non è nemmeno stato un incidente. La colpa è…
Mia.
Ora sapevo dov’era Frank.
Arrivo al parcheggio poco distante dalla casa di Danny e comincio a cercare da tutte le parti sperando di trovarlo. Billy non poteva esser stato perché non voleva nemmeno avvicinarsi. Lui era allergico a Frank. Lo cercai sopra e sotto alle macchine, fino a quando… lo vidi.
Accovacciato sotto il sole picchiante e sul cofano di una Punto rossa mentre respira piano e la schiena pelosa che si gonfia e si sgonfia lentamente. Con i baffi stropicciati, le orecchie con il ciuffetto sulla punta e la coda raggomitolata.
Ed io ho…
Un dolore acuto mi pervade l’orecchio sinistro.

“Eccoti qui, mascalzone! Ma lo sai da quanto tempo è che ti sto cercando?! Hai lasciato un lago in soffitta e mi ha detto la mamma di Daniele che è stato bagnato fradicio da un gavettone mentre accarezzava quel gattaccio pulcioso che lo ha graffiato. Ma chissà chi sarà stato a lanciarlo, eh? E poi la devi smettere di prendere l’impermeabile di tuo padre che lo strascichi in giro e poi lo devo lavare!”
“Ahi! Mi fai male!”
“Ora torniamo a casa, che devi rimettere a posto tutti i giocattoli che hai lasciato in giro. Altrimenti niente tele per un mese! Va bene?!”
“D’accordo mamma”

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9 Commenti

  • Gaia Conventi Reply

    3 marzo 2015 at 12:53

    Il Tramiro d’Oro 2015 è già in viaggio.
    E ancora complimenti a Dimitri!

  • Su BookBlister il racconto vincitore del Tramiro d’oro 2015! | giramenti Reply

    3 marzo 2015 at 12:58

    […] Il racconto di Dimitri La Rosa è QUI. […]

  • sandraellery Reply

    3 marzo 2015 at 13:54

    Il vero problema è che ho visto pubblicare di peggio. Il colpo di scena non è male. Nel complesso è un po’ tutta una panzana, ne convengo, ma un pat pat sulla spalla a Dimitri lo faccio volentieri.

  • ilcomizietto Reply

    3 marzo 2015 at 22:43

    Grande senso sportivo di Dimitri. E grande autoironia.
    È un buon segnale.
    Mo’ vado a leggere il racconto.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      3 marzo 2015 at 22:45

      Ecco, la parola “segnale” è perfetta. È un ottimo segnale in effetti e ci dice: c’è vita (spiritosa) su questo pianeta 😉

  • Hector Reply

    4 marzo 2015 at 21:16

    Con qualche piccolo taglio e staccando con molta più forza la figura materna avrebbe meritato il primo premio Tramando. Certo ricorda molto Ale & Franz, ma un bambino gioca con ciò che ha e, purtroppo, spesso è un televisore. (Si potrebbe, però, provare a farlo passare dal lucernario…)
    Mhhh… non sarà che a causa della mira, mira che ti miro, sia finito al Tramiro?

  • sgargablog Reply

    10 marzo 2015 at 14:18

    La paranoia mi impone quasi di scusarmi con voi.
    Ho voluto parteciparvi come primo concorso, ma non sono uno scrittore. Ho forzato la mano per rimanere nei tempi, nonostante sentissi che non era di certo un capolavoro.
    Ma…!
    Incasso i complimenti e custodisco le critiche. Del resto.. ne ho di strada da fare avendo 23 anni 🙂

    Grazie ancora a tutti!

    P.S: Il tramiro è arrivato.. ce l’ha mia nonna!

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