Conflitti e interessi

 Conflitti e interessi

“Chi esercita la critica d’arte o letteraria professionalmente. Chi si occupa della redazione delle rubriche letterarie, artistiche o cinematografiche di un giornale” dice il dizionario a proposito del critico. Ma se il “giudice” esercita la medesima arte dell’“imputato” il processo è nullo?

Oggi volevo scrivere di critici letterari e di conflitto di interessi. E di giudizi storti che occupano (male) gli spazi e rischiano, sempre più spesso, di risultare non solo inattendibili ma pure dannosi. Volevo scrivere di critici che scrivono libri. O meglio. Di quei critici che, siccome scrivono, si tramutano in scambisti che barattano favori, subiscono pressioni (sentendosi per questo potenti), svendono spazi del giornale per cui lavorano come fossero campi da lottizzare, tacciono eventi che non gli giovano, si dilungano a sproposito su quelli che li vedono coinvolti. Critici che ritengono il favore uno strumento di lavoro.

Mi sono però accorta che avrei dovuto allora parlare di quei caporedattori che danno a questi giornalisti la libertà d’azione. Persone che a loro volta pretendono compiacenza dai propri sottoposti e li ripagano permettendo loro di fare altrettanto con altre cavie dall’ego superdotato (ma dagli scarsi talenti). Di conseguenza mi sarebbe toccato fare un ulteriore passo indietro per cercare di capire come mai alcuni professionisti fingono di non sapere che questo succede. Tutti i giorni. E ho intravisto l’infinito. O forse era il baratro.

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