Questa casa non è un hashtag – Alessandro Curioni
Autore: Alessandro Curioni
Casa editrice: Mimesis
152 pagine
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Questa casa non è un hashtag – Alessandro Curioni

Genitori e figli devono capirsi (almeno un po’) per poter comunicare. E una cosa che i genitori spesso faticano a comprendere è perché i loro figli passino tutto il proprio tempo con lo smartphone in mano (anche se moltissimi genitori fanno altrettanto).

Il punto? Per un ragazzo lo smartphone non è un accessorio, è lo strumento per essere in contatto e per comunicare. Senza, è come se non avesse le braccia o la voce.

Lo strumento tecnologico, di solito uno smartphone, oppure un tablet e un pc è in realtà una estensione di ciò che sono. Da anni le ricerche affermano che i giovani vivono il loro telefono come una droga, personalmente credo sia come dire che l’uomo ha sviluppato una grave forma di dipendenza dalle sue braccia.

Lo smartphone è anche un potente aggregatore di emozioni e attività. Basta pensare ai “ragazzi di una volta”, quelli nati prima della rete: tornavano a casa da scuola e accendevano la tv, dopo un po’ ecco lo strillo di mamma: “Spegni e fai i compiti!”. Accendevano la radio, strillo di mamma, e dopo qualche compito veloce facevano una telefonata all’amica; altro strillo di mamma, altri compiti, e poi videogiochi, il film… adesso, tutto questo mondo di possibilità e attività sta dentro un cellulare.

Il problema è ciò che i ragazzi trovano mentre comunicano, si tengono in contatto, si divertono e informano. Perché un ragazzo, se attraversando la strada vede una macchina che non rallenta, si blocca e percepisce un pericolo. Ma questo senso si allerta, in rete, non c’è mai o quasi mai. E invece i rischi esistono.

Alle volte li ignorano persino i genitori che dimenticano o, peggio, non sanno che per stare sui social network si dovrebbero avere almeno 13 anni, che un ragazzino non potrebbe neppure avere un contratto telefonico (l’età minima dovrebbe essere 15 anni e per intestarsi una Sim serve la presenza del genitore ma diverse “card” sono vendibili dagli 8 anni in su) e che esistono social come ThisCrush nati per dolci dediche d’amore anonime e poi trasformati in una palestra di bullismo feroce.

Tuttavia lo strumento gli apre le porte di un Altro Mondo e voi dovreste sapere che non sono pronti, anzi, sono biologicamente inadatti (come ogni essere umano del resto) quindi non sarà l’istinto a evitargli i guai, ma la conoscenza.

Perché vale la pena leggere insieme con i propri figli questo libro: perché non bacchetta i millenials, né fa terrorismo psicologico parlando di rete ma dimostra, per esempio, che il mondo non è poi così cambiato è solo traslocato dentro alla rete, cioè la rete è un posto con delle regole e dei pericoli che vanno conosciuti. È un libro che non giudica ma osserva, cerca di capire perché l’obiettivo di un genitore è, sempre, guidare, proteggere e amare.

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