Influencer e blogger portano via il lavoro ai giornalisti?

Influencer e blogger portano via il lavoro ai giornalisti?

Influencer e blogger dentro le redazioni spacciati come praticanti, giornalisti che fanno pubblicità a tutto (pure a se stessi). Addio all’etica e alla deontologia? Di sicuro i guai sono dei lettori.

Influencer e blogger portano via il lavoro ai giornalisti? Era questo l’argomento, caldo, di una lezione all’ordine dei giornalisti.

Di certo abbiamo un problema, Houston, perché blogger e influencer vengono sfruttati per 4 euro a pezzo. Prezzi che i giornalisti non accettano (non sempre). Blogger e influencer si lasciano sfruttare, attirati da uno spazio che gli regala visibilità e li rende autorevoli. Il guaio? Sono i direttori di giornale che li arruolano. Direttori che, se vengono richiamati dall’Ordine, dichiarano che queste “nuove penne” stanno facendo il praticantato.

Giornalisti e pubblicità occulta

La cattiva informazione è tutta colpa di influencer e blogger? Non scherziamo! Perché i giornalisti stessi parlano dei prodotti e dei brand. Li promuovono come fossero influencer. E fanno pubblicità occulta. Ma il problema è più ampio: i giornalisti spesso sono anche blogger. Quindi come devono comportarsi, quali limiti hanno? Non che i blogger puri siano Figli di un Dio minore. Anche se trattati da sfigati da tanti professionisti, molti blogger hanno un seguito maggiore, non di un giornalista, ma di tutto il quotidiano.

Serve quindi una normativa per regolamentare l’operato di chiunque scriva su di un giornale, giornalista e non. Peccato che le norme ci siano già! Ma vengano disattese. Allora bisognerebbe sanzionare. Ma accade già! E quindi? Quindi si finge di non vedere.

Ciò che può e non può fare un giornalista oggi pare materia per archeologi della professione. Gente noiosa che rogna sui cavilli. Ma tocca ribadire che un giornalista – professionista, pubblicista a singhiozzo, ad cazzum – pubblicità non può farla. Non può farla per i brand che lo stipendiano, per gli amici che lo ripagano con favori, per ottenere soldi o vantaggi o regali o altro.

Deve fare informazione e fare pubblicità significa manipolare l’informazione a vantaggio di qualcuno. Un giornalista non potrebbe neppure far pubblicità al proprio libro! Non potrebbe sponsorizzare post sulla bacheca social. Figuriamoci se potrebbe mai parlare del proprio libro sul quotidiano per cui lavora. Un giornalista vero non lo fa, un direttore serio non lascia passare un pezzo così. Per il buon gusto e per il rispetto della professione e dei lettori. E invece succede.

Giornalista influencer?

A questi guai paleolitici si aggiungono quelli moderni che ci ha regalato la rete. L’etica, la deontologia, il rispetto dei lettori sono questioni nobili che devono fare i conti con la realtà e i nuovi luoghi di comunicazione: social, siti, piattaforme… Un far west dell’ignoranza dove ognuno la spara più grossa per ottenere un click. Vale tutto ché i giornali, signora mia, non li legge più nessuno! E allora “liberi tutti”, perché tocca sopravvivere.

Solo che si sta smarrendo la ragione. Un esempio lampante: nella summentovata lezione dell’ordine dei giornalisti, una direttrice di giornale ha dichiarato che sarebbe bene “formare giornalisti-influencer che abbraccino il valore del brand”. Perché? Per acchiappare soldi, vendere copie. Per non essere rottamati?

Suonerà incredibile ma un giornalista non può essere un influencer. “Giornalista influencer” è un ossimoro.  Al massimo un giornalista sarà autorevole. Quindi non sposterà consensi o capitali, ma porterà alla luce informazioni, dando loro il potere magico di esistere ed essere reali, non perché credibili ma perché vere e verificate.

Influencer e blogger per combattere la crisi dei giornali?

E adesso mi pare di sentirlo il brusio dei “ma”, delle eccezioni, dei disagi e dei disagiati. Fame, miseria, carestie esistenziali, reali e figurate. Lo faccio per, lo faccio però… Seguono motivazioni giuste, giustissime, e inutili. Perché siamo fuori tema: i problemi di chi scrive non sono un problema di chi legge. E chi fa il giornalista pensa a dare notizie e informare al meglio chi le fruisce e sta dall’altra parte della carta, del monitor, della radio e della tv. Ben sapendo che anche quando non vorremmo, siamo influenzati e influenzabili. Ma farci pagare per le nostre falle, non è scorretto, è proprio illegale.

Così, invece di far la bocca a culo di gallina per vendere il nuovo gloss o di inzozzare la carta stampata con diete da arresto, baggianate sulla cellulite e il detox, i giornalisti dovrebbero restare sul classico: fare il proprio lavoro.

Il lavoro di un giornalista

Sono mesi e mesi che sui social i consumatori, personalità come Beatrice Mautino, Dario Bressanini, Cristina Fogazzi (alias Estetista Cinica), e organizzazioni come il Cicap combattono la disinformazione causata da influencer e blogger stipendiate da noti marchi per vendere improbabili tè e preparati dimagranti. Donne comuni e starlette  che non dichiarano la loro attività promozionale. Non ammettono cioè di essere pagate, e profumatamente, per dire ciò che dicono.

Dove erano i giornalisti a caccia di notizie? Forse si stavano facendo la maschera purificate al viso arrivata in redazione o si godevano il brunch offerto dal brand di sneaker. Perché sono comparsi pezzi sull’accaduto solo quando l’Unione Nazionale Consumatori ha deciso di denunciare il marchio (Fitvia) e le influencer che lo pubblicizzano all’Autorità dell’Antitrust. A fare il lavoro sporco e informazione: una estetista, un manipolo di scienziati e chi i danni della cattiva informazione li subisce.

Ci sono influencer e blogger cialtroni, si sa, ma ci sono influencer seri che fanno egregiamente il proprio lavoro di promozione e blogger che scelgono di informare altrettanto seriamente. Così come esistono validi giornalisti licenziati a causa delle influencer ma anche frotte di venditori di fumo che, non solo fanno male il proprio mestiere, ma proprio non lo fanno. Voi scegliete bene a chi dedicare attenzione.

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2 Commenti

  • Vanina Reply

    23 maggio 2018 at 20:57

    Sono proprio contenta di questo articolo, seguo con molto interesse le persone citate, perché informano in tempo reale, combattono una battaglia della quale ne facciamo parte tutti. Ormai non si riesce più a stare su un qualunque social senza la coach della salute che ti insegna come dovresti mangiare ( chiedendo info in privato ), la bella col fisico fatto in palestra e la confezione dei tè sul tavolo, e potrei continuare. Grazie alla presenza di alcuni influencer buoni, le cose si stanno muovendo.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      23 maggio 2018 at 22:42

      Ciao Vanina! Guarda, le persone che cito mi informano tutti i giorni e dimostrano che puoi avere grande seguito con contenuti di qualità. Che puoi essere serio, fare scelte di campo. Le cose si stanno muovendo, sì! Alla prossima 😉

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