I librai e i dati sulle città che acquistano di più su Amazon

I librai e i dati sulle città che acquistano di più su Amazon

Come ogni anno ecco la classifica delle città italiane che acquistano di più libri ed ebook su Amazon. I librai? Dovrebbero studiarla con attenzione!

Autori ed editori che gongolano, librai che soffrono… perché, come ogni anno, Amazon ha pubblicato la classifica delle città italiane (dai 90mila abitanti in su) che, da luglio 2017 a luglio 2018, hanno comperato più libri ed ebook sulla sua piattaforma.

La Top ten 2018 delle città italiane che acquistano più libri ed ebook su Amazon

Milano, per il sesto anno consecutivo, conquista la prima posizione e si conferma anche la città che legge maggiormente in formato digitale (seguita da Trieste e da Padova); Padova e Torino, guadagnano la seconda e la terza posizione del podio. Tornano in classifica anche Bergamo e Cagliari. Per la prima volta, Trieste è la grande assente nella top 10.

Milano è la città che si aggiudica anche il primo posto nelle classifiche dei generi Cucina, Travel, Fantascienza, Self-Help e Business. Padova è la città più appassionata alla saggistica, seguita da Torino e Bologna; Bolzano, invece, è la città che legge più romanzi rosa, seguita da Verona e Milano.

I librai La Top 10 2018 delle città che comprano più libri ed ebook su Amazon

I librai e i dati di Amazon

Che farsene di questi dati? Non abbiamo i numeri precisi – Amazon mantiene il riserbo – ma sono comunque informazioni interessanti per gli autori e gli editori, e per i librai delle città summentovate che con Bezos se la devono vedere tutti i giorni.

In queste città, infatti, se le cose in libreria non vanno per il meglio, non si può certo dare la colpa ai pochi lettori. I lettori ci sono eccome! Qui il problema sono le preferenze di acquisto, l’esperienza di acquisto, le esigenze del lettore cioè del cliente…

E gli sconti? Amazon vince perché li fa? Non è sempre vero. Facciamo un esempio: l’editore EO ha chiuso i rapporti con Amazon da dicembre 2017. Se cercate L’amica geniale però la troverete perché è disponibile grazie ai rivenditori. Se sommate al prezzo di vendita le spese di spedizione, il costo del libro – che in libreria comprate a 18 euro – sale a 20 euro (e l’editore ha confermato di averne venduti tanti). Cioè su Amazon lo pagate di più! Questo cosa significa? Che ormai il cliente non guarda al prezzo, guarda soprattutto alla comodità.

I quattro principi che guidano Amazon

Tralasciamo le considerazioni sull’etica del gigante e la questione della concorrenza sleale, il dato di fatto è che Amazon c’è e vende tanti libri e tanti ebook. Un libraio ha tutto il diritto di dichiarargli guerra ma il modo migliore per farlo è lavorare bene, senza mai dimenticare il proprio obiettivo: far funzionare la libreria. Armi disponibili: il caro e vecchio 3d, cioè la possibilità di parlare con il cliente e consigliargli il libro giusto al momento giusto. E non solo.

Per ottenere  delle indicazioni preziose,  potrebbe essere utile analizzare i quattro “principi guida” di Amazon:

  1. ossessione per il cliente piuttosto che attenzione verso la concorrenza.
  2. Passione per l’innovazione.
  3. Impegno per un’eccellenza operativa.
  4. Visione a lungo termine.

Ossessione per il cliente

Ci sono librerie che a entrarci ti sembra di disturbare. Certe facce ingrugnite dietro la cassa intimidiscono un lettore fortissimo, figuratevi cosa possono fare a uno che legge sì e no un libro l’anno e magari vuole comprare SOLO il super bestseller. Magari il super bestseller manco c’è, tocca fargli capire perché e proporgli una alternativa valida (sì, è una impresa da supereroi ma se fai il libraio è ordinaria amministrazione).

I librai se dici “sconto”, (a ragione) ti rispondono male. Ma il lettore è diseducato e se non sa perché chiederlo sia un insulto continuerà a pretenderlo o, semplicemente, sceglierà chi glielo fa. Librai, fate tanti video e scrivete tanti post per spiegarlo! La controinformazione serve, sempre.

Evviva i buoni rapporti con gli editori! Si sa, il cliente di un editore sono proprio i librai ma i clienti dei librai sono i lettori… quindi, guai a rifilare loro il capolavoro-necessario così l’editore è tanto contento.

E poi ci sono i librai che “nessuno legge e chi lo fa legge schifezze…”. I lettori italiani sono anche questi, se ti repellono il problema è serio. Il dialogo nasce dall’accoglienza e se ti senti giudicato non ti senti di certo accolto, e la comunicazione diventa una chimera.

Se la libreria è un luogo accogliente, se i librai sono empatici e competenti, il lettore la frequenta con piacere ma i libri che legge – tutti i libri che legge – li compra lì? No? Allora tocca migliorare l’esperienza al di fuori dalla libreria (social, sito, e-commerce) in tutti i modi possibili.

Passione per l’innovazione

Alle volte il guaio è confondere la passione per la lettura con il lavoro del libraio, la prima serve, ma non basta… La questione innovazione è un tasto dolente, diciamocelo. Pensare di competere ad armi pari con il signor Bezos è ridicolo, ma avere delle buone idee non lo è mai. Quindi se non si hanno le recensioni dei clienti, lo shopping 1-Click, le raccomandazioni personalizzate, Prime… come si possono declinare questi servizi all’interno di una libreria?

Le recensioni dei clienti si possono pubblicare in rete o su di una bacheca (chiederle è già un modo per fidelizzare la clientela), l’e-commerce non è una impresa impossibile (date un occhio a E-commerce per editori e librai di Maria Letizia Fabbri e Davide Giansoldati) né dare ai lettori la possibilità di prenotare i testi. Le raccomandazioni personalizzate, come detto, sono il superpotere di ogni libraio (come migliorare? Ragionarci su è importante).

Sappiamo che gli italiani comprano soprattutto nelle librerie fisiche, che non solo forniscono un servizio ma diventano luoghi di aggregazione, ma le librerie online sono altrettanto preziose: 13 milioni di persone vivono in comuni con più di 10mila abitanti e altri 16 milioni in comuni con 10mila abitanti tutti sprovvisti di librerie. E uno store gestito da un libraio, non da un venditore qualsiasi, può avere una marcia in più (e regalare al libraio una miriade di dati preziosi).

Eccellenza operativa

Puntare all’eccellenza è doveroso, in ogni settore. Chi mira a galleggiare il più delle volte affonda. Un libraio come eccelle? Ciascuno si dia la sua risposta, ma chiedere ai lettori non è mai tempo perso.

Rubando qualche suggerimento a chi di marketing ne sa, ogni libraio dovrebbe fare alcune domande ai propri clienti:

  1. che cosa stava per frenarti dal comprare un libro in libreria?
  2. L’ultima volta che hai comprato su Amazon perché lo hai fatto?
  3. Che cosa ti manca quando compri un libro su Amazon?

E poi c’è sempre la domanda più sgradevole: cosa non ti piace di questa libreria? Cosa non va bene? Cosa ti delude? Le critiche sono come i sassi nelle scarpe… danno fastidio ma, se fingi che non ci siano, finiscono per fare male sul serio.

Visione a lungo termine

Quella di Amazon? Il monopolio, cioè trasformarsi nel retailer. IL retailer, nel senso dell’unico al mondo… Non chiudere non può essere la visione a lungo termine di una libreria! Vedo librai che si spaccano la schiena, fanno trilioni di proposte ai propri lettori – gruppi di lettura, eventi, presentazioni… – e non convertono mai questi sforzi in un risultato soddisfacente. Prima o poi l’energia finisce, prima o poi i mutui non bastano.

Chi non fa questo mestiere, chi guarda dall’esterno ha poco diritto di dare consigli e di giudicare. Ma fa il tifo per le librerie, perché quelle valide fanno la differenza per un lettore. Di certo, come in ogni settore: serve un piano e servono dei consulenti, perché la tuttologia è solo un modo per fallire su più fronti. Tocca conoscere il presente assai bene, a cominciare dai numeri e dai dati del mercato. Bisogna sapere chi sono i propri clienti, conoscerli fino alla nausea (l’e-commerce serve anche a questo, ad ascoltare e osservare il proprio “target”), bisogna studiare, essere preparati e avere degli obiettivi.

Sì, c’è poca poesia in questo approccio, poca “teoria della passione” e tanta concretezza. E quella, per pagare le bollette, serve. Anche per avere delle soddisfazioni.

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