Marrakech

Siamo nei pazzi Sixties. Lucy ha cinque anni e l’attende un’avventura da raccontare con lo sguardo, speciale e curioso, di bambina.
Insieme con la sorella maggiore Bea, infatti, seguirà sua madre – single a caccia di emozioni e di se stessa – che ha deciso di abbandonare Londra e la monotonia delle convenzioni borghesi per un viaggio in Africa che la porterà tra suk, spezie e caffetani colorati.
Una mamma sui generis, certo, hippie patita di yoga e i-Ching che sorprende per le proprie scelte anticonvenzionali ma che sa arrangiarsi e con poco. Il mondo in cui approdano sembra al contrario, ma le piccole – come tutti i bambini – hanno il potere di rendere ordinario l’eccezionale (e viceversa), trovandosi perfettamente a proprio agio.
Un romanzo autobiografico della discendente di Freud (e figlia del pittore Lucien) che apparentemente ci parla di donne ma, in realtà, è costellato da figure maschili, atipiche e convincenti. Pedro, un acrobata, un agente immobiliare patito di cinema… Uomini che le bambine vorrebbero trasformare un po’ in padri, mentre il loro, distante, sarà solo il ricco italiano che paga – in ritardo – gli assegni di mantenimento.
La storia vi suona familiare? Forse avete visto il film, Hideous Kinky (titolo originale del libro) con Kate Winslet nei panni della mamma. Come sempre, però, vale la pena di girarsi il proprio lungometraggio leggendo il libro. Perfetto per chi ama il Marocco ed è a caccia di uno sguardo unico, per visitarlo con gli occhi e con il cuore.

L’incipit
Solo dopo aver attraversato mezza Francia ci accorgemmo che Maretta non parlava. Sedeva in silenzio nel retro del furgoncino e ci guardava con occhi splendenti. Mi avvicinai a lei avanzando carponi sul materasso. “Maretta, ci racconti una storia?” Maretta sospirò  e voltò la testa dall’altra parte. John guidava. Andava veloce e teneva il volante con una mano. John era il marito di Maretta. Aveva deciso di portare anche lei solo all’ultimo minuto, lo sentii dire a mia madre, perché non stava bene.
Bea mi fulminò con un’occhiataccia.
“Maretta…” riprovai ubbidiente, ma lei posò la mano bianca e leggera sulla mia testa e la lasciò lì, finché mi si accapponò la pelle e mi affrettai a liberarmi della sua presa.
“Non gliel’hai chiesto come si deve” sibilò Bea. “Non hai detto per favore.”
“Allora chiediglielo tu.”
“Non sono mica io a volere una storia.”
“Ma sei stata tu a dirmi di chiederglielo. Gliel’ho chiesto per te.”
“Shh” nostra madre si sporse dal sedile davanti “Svegliereste Danny. Venite a sedervi qui con me, leggo una storia a entrambe.”
Guardai speranzosa Bea. “E va bene” cedette, saltammo oltre il corpo addormentato di Danny e ci arrampicammo tra due sedili anteriori.
“‘Vuoi andare un po’ più lesta?’ disse un merluzzo a una lumaca. ‘C’è qua dietro una focena che mi pesta la coda’.”
Ero rannicchiata al caldo vicino a mamma e mi unii a lei quando arrivò il punto “Vuoi venire sì o no, no o sì, vuoi venire o no a ballare? Vuoi venire sì o no, no o sì, vuoi venire o no a ballare?”, poi sentimmo il fruscio del sacco a pelo di Danny che si tirava su bel retro.

Marrakech, Esther Freud, traduzione di Monica Pesetti, Voland, p. 198 (14 euro)

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