Amailija

Anno 1342. Il patriarca di Aquileia lancia un terribile anatema su tutte le terre di Margareth, ultima Signora del Tirolo, additata come donna dai facili costumi e dalla condotta  discutibile. Calamità e sciagure sconvolgono il paese e sollevano l’odio del popolo contro di lei, chiamata da tutti strega. Ma cosa si nasconde davvero dietro la maledizione della principessa triste, questa figura così concreta e pure impalabile della quale, oggi, non si conosce neppure il volto? E soprattutto cosa la lega, quasi sette secoli più tardi, al destino di Alice, guida giovane e inesperta che dopo centinaia e centinaia di anni si trova proprio a lavorare nel castello della Signora?
Tutto comincia con una catenina dal potere misterioso. Segni inquietanti si susseguono tra passato e presente, facendo ripiombare il mondo di Alice nei secoli bui di un Medioevo dagli amori impossibili, teatro di scomuniche papali e cupe superstizioni, fino a costringere la giovane a una scelta molto più grande di lei. Ad aiutarla, però, c’è una ricca compagine di affetti: Vera la sorella svampita; i nonni decisamente eccentrici e una coppia di amici speciali, Matt e Melanie. È c’è persino un conte, un giovane pieno di fascino che pare uscito da un libro di fiabe e che sembra amarla dalla prima sera che l’ha incontrata, salvandola da un incidente in macchina.
Nulla è come sembra tra le stanze del castello e nelle pieghe del tempo si agitano oscuri demoni pronti a tutto per dare corpo al proprio destino.

L’incipit
Ci fu una donna, tanti secoli fa, il cui nome risuonava in tutto il Tirolo. Veniva sussurrato, nel silenzio della notte, ai bambini cattivi che non smettevano di piangere. Al solo sentirlo bisbigliare, i preti facevano il segno della croce e alzavano gli occhi al cielo.
Qualcuno diceva di averla incontrata nella foresta, in una notte di luna piena, mentre cavalcava sul suo destriero dagli occhi infuocati, coperta appena dalle lunghe chiome sciolte al vento. Altri raccontavano che il suo viso fosse orribile come la peste, cosparso di piaghe e bubboni, il corpo deforme.
I pochi ad averla vista davvero, però, giuravano che non ci fosse al mondo creatura del Signore pari a lei, dolce e perfetta come un angelo del Paradiso, la voce più dolce del miele, la pelle candido alabastro. Dicevano anche che i suoi occhi, meravigliosi, fossero attraversati da una tristezza raggelante. Demoni terribili laceravano la sua anima senza pace.
Alcuni la chiamavano la sanguinaria, altri la lussuriosa, altri ancora la ripugnante, ma per tutti lei era Margareth,la dannata.

Amailija, Romina Casagrande, Anguana Edizioni, p. 283 (18 euro)

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