La febbre

Ci sono dei cani che si suicidano. Si buttano giù, nel vuoto, senza un latrato. Calmi.
Ce ne sono dappertutto, in ogni edificio che affaccia sui quattro lati della piazza.
Noi siamo al centro della piazza, al centro della scena.
Seduti su una panchina osserviamo quello che succede.
Giochiamo con i cani: il primo di noi che conta cento cani morti vince.
Io sono a ottantasette, sto vincendo.
Andrej è a quota trenta.
Il vecchio Astrologo ne ha contati dodici, ma lui non fa testo, è cieco.
Conta i cani in base ai tonfi che percepisce. Il rumore è come di cachi giganti che si spiaccicano dolcemente a terra. Il silenzio ci avvolge, è facile cogliere il rumore dei cani più vicini.

Non è più tempo di guardare il cielo notturno, cercare stelle cadenti, esprimere desideri.
Questo per due ragioni.
La prima è che da un bel pezzo non esiste più la notte. Il cielo un giorno si è ribellato. Il sole si è incastrato rimanendo appena sopra la linea dell’orizzonte.
Sono anni che viviamo in un perenne tramonto.

La seconda è che, al pari del cielo stellato, anche il futuro non esiste più. O meglio: è drasticamente diminuito, abbiamo quasi esaurito la nostra razione di futuro.
Siamo rimasti in pochi qui ai margini della città e tutti con le ore contate. Esprimere un desiderio? L’unico sensato sarebbe quello di essere catturati e uccisi il prima possibile. Ma non possiamo farlo perché non vogliamo morire.
È contro ogni logica, ma è così.
Cosa rimane da fare allora se non giocare ai cani, ricordare il passato, cercare di stare su?

Andiamo con ordine.
Siamo in tre. Io, Andrej e l’Astrologo.
Siamo esseri umani di sesso maschile, adulti, di età avanzata.

La città negli ultimi tempi è cambiata molto.
Ho già detto che viviamo nell’eterno del tramonto. Da quanto? Non lo so, senza l’alternanza di giorno e notte si perde velocemente la cognizione del tempo.
Non abbiamo orologi. Una volta se ne trovavano disseminati per le strade, ora non più. È tutto finito, molte case sono crollate, altre stanno per crollare. Oltre a noi tre, ci sono pochissimi ribelli, la maggior parte delle persone infatti ha firmato per diventare connivente e se ne sta ben protetta al centro della città. Daremmo un braccio per incontrarli. «Darei la vita per incontrarvi!», è solito urlare lugubremente Andrej.
Non è facile, se ne stanno tutti nascosti.
Per usare un eufemismo, non è una buona idea andarsene in giro per le strade.
Sono terra di nessuno, anzi, qualcuno c’è.

La febbre, Francesca Genti, Castelvecchi Editore, p. 169 (16 euro)

2 Commenti

  • Barbara Reply

    11 febbraio 2012 at 13:32

    Lo hai letto questa settimana per restare in tema influenza? 😛

  • Chiara Beretta Mazzotta Reply

    11 febbraio 2012 at 15:49

    Esatto! Non vedevo i cani morti, però c’eravamo quasi… 😉

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