La grammatica di Dio

 La grammatica di Dio

Per gli Scelti da voi, ecco la recensione di Andrea Pialorsi.
Stefano Benni è un autore che conosco da molto tempo, l’ho apprezzato leggendo Elianto, mi piace il suo stile visionario e fantastico aggrappato, però, all’esistenza quotidiana, alle debolezze e ai limiti del genere umano.
È  un libro di racconti, si tratta di venticinque storie brevi, a volte anche di una sola pagina. Raccontano la condizione dell’uomo, variegata  certo, anche se la solitudine e la precarietà sono sempre insite nel suo animo e lo accompagnano nella vita.
Le trame sono molto diverse tra loro ma il cinismo e la follia sono sempre presenti, come del resto il pregiudizio, la prevaricazione sugli altri, il potere, il dominio, la morte.
I personaggi sono sia reali sia fantastici e rappresentano ogni categoria sociale, dalla piccola strega predestinata all’uomo che conta nella società. Ciascuna storia è a sé e non manca mai di regalare uno spunto per riflettere, senza però scivolare nella banalità. Sono trame che scavano nel nostro animo, mettendone a nudo i lati più nascosti e cupi.
L’ho appena letto e sono ancora fresche le piacevoli sensazioni che mi ha lasciato. Difficile elencarle tutte, ma spero che queste poche righe bastino per far scoccare la scintilla, per accendere il fuoco della curiosità di leggerlo.

La Grammatica di Dio, Stefano Benni, Feltrinelli, p. 173 (7,50 euro)

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3 Commenti

  • Il primo libro di Benni che abbia mai letto è stato “Bar Sport”. E’ stato amore dalla prima pagina con la controindicazione di non riuscire più a ritrovare lo stesso feeling in niente di suo. Mi piace, lo leggo, ma il mio cuoricino continua a battere solo per il passato.

    • Succede spesso, è difficile e credo inevitabile ritrovare le stesse sensazioni ricevute da un autore in un suo libro che ci è particolarmente piaciuto.
      Potranno essere sensazioni diverse ma mai le stesse…nella vita tutto cambia

      Buona lettura!

      Andrea

      • Eh già.
        Innanzitutto sono cambiato io quindi leggo i libri in modo diverso, poi è passato del tempo ed ha reso più intenso il ricordo di quanto non fosse la realtà. Dall’altro lato è sicuramente cambiato lo scrittore, sia nello stile che nei contenuti.

        Insomma … siamo impantanati nel panta rei.

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