Un poco di editing al talent

Invidiosi, radical chic, intellettualoidi, snob paraintellettuali, inutilmente aggressivi…
Così sono stati liquidati i “critici” e il loro massiccio live twitting che ha accompagnato la prima, disastrosa, puntata di Masterpiece. Inutile spiegare ai difensori dell’esperimento che uno spettatore non livoroso ha il diritto di nutrire delle aspettative, osservare senza preconcetti, esternare una opinione ed esprimerla senza dietrologie e/o aggressività represse.

A parere della scrivente l’“incipit” del talent è stato fiacco. Di positivo – sigla e colonna sonora a parte – c’era poco da segnalare.

I concorrenti? Un manipolo di cavie da laboratorio, mica autori: casi clinici allo sbaraglio, autobiografia-muniti, pronti a mettere in piazza se stessi più che a raccontare una storia. Oltre al delirio egocentrico dei concorrenti c’era pure lo zampino della triade: i giudici che hanno parlato di tutto tranne che di scrittura. Insomma più che un talent, una fiera della disgrazia.

Ecco perché ero molto curiosa della seconda puntata. Quella delle “aggiustate”, quella in cui si raccolgono le critiche e si cerca di correggere il tiro.

E il miglioramento si è visto, a parer mio. Autori non da ricovero, anzi; spazio (vero) alle loro storie; sovraimpressione del testo, così che lo spettatore potesse leggere qualcosa dei romanzi, e alcuni appunti sulla scrittura interessanti.

La giuria continua a non convincermi. A cominciare dalla composizione. Perché tre scrittori? Non sarebbe stato meglio un critico, un editor, un libraio, uno scrittore? E avrei pure scelto un litblog per sondare il polso della rete. (Guai ai dietrologi complottisti!).
Al momento abbiamo:
– il poliziotto buono De Cataldo, che qualche appunto ce lo regala ma non dispensa mai delle chicche concrete di scrittura.Il peso dei libri
– De Carlo più che il poliziotto cattivo è il poliziotto maleducato (patetico il lancio del libro di una candidata) e neppure lui ci illumina con perle di saggezza.
– Taye Selasy (è già un sollievo che non sia De Selasy) è bella e sorridente ma con tutte le autrici italiane conosciute non capisco la scelta; inoltre direi che qualche problemino con la lingua che deve valutare ce l’ha.

Il punto? Mi aspetterei che ogni tanto il giudice raccontasse la scrittura e gli scrittori. Spiegasse cosa diavolo è una autobiografia, un romanzo di formazione, l’autofiction, un incipit fiacco, un incidente scatenante…
Con tutti quelli che vogliono scrivere e non hanno i soldi per un corso, lo share salirebbe!
Capisco anche il bisogno di “far vedere” la scrittura ma le prove di creatività lasciano a desiderare. Son proprio tristi… Fategli scrivere un tweet allora! Così possiamo leggerlo tutti.

E poi non dovremmo valutare il loro romanzo? Non sarà quello a essere pubblicato? Allora fateci leggere l’incipit per bene, fateci assaporare un dialogo – con degli attori, dio, perché chi scrive non è tenuto a saper leggere decentemente la sua roba! –, fateci vedere l’editing su una parte del testo con conseguente martirio sui ceci del povero candidato (e qui lo share si impenna!), chiedetegli di raccontare i loro personaggi, il loro lettore ideale e pure cosa leggono. Che non è un dettaglio inutile.

Insomma, serve un po’ di editing al talent ma forse c’è speranza!

Note:
(Aggiunte alle ore 22.18 che cenare fa venir voglia di chiacchierare)
1. Non ho parlato di Siti, perché il povero Siti non ha potuto parlare. E un pitch è una prova che ha senso per uno script e per uno sceneggiatore. Se proprio vogliamo, valutiamo una sinossi.
2. Coppola è sprecato. Usatelo come presentatore, ché la trovata della chiacchierata precox con l’autore che verrà inesorabilmente chiamato dalla giuria è trita alla seconda replica.
3. Le interviste degli autori sul finale? Signori, non potette permettervi di scialare, usate e usate bene!
4. Temo che il problema qui sia il titolo. Se non si chiamasse Masterpiece ma Writers, potremmo sbizzarrirci con prove di scrittura, giochi e amenità simili. Poi, trovati i finalisti, potremmo davvero concentrarci sul romanzo… ma se volete Masterpiece datece er romanzo!

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0 Commenti

  • Carlotta Borasio Reply

    25 novembre 2013 at 20:20

    Guarda, non sono d’accordo. Deppiù.

  • LFK Reply

    25 novembre 2013 at 20:57

    Il problema della giuria l’avevo già sollevato la settimana scorsa e sono pienamente d’accordo. Tra i tre solo uno ha pubblicato più di un libri, ma mi sembra di capire che nessuno ha comunque mai fatto selezione di manoscritti. Quindi quale sarebbe la competenza specifica per diventare giudice? Uno che è giudice davvero, uno che ha l’aggressività del giudice cattivo televisivo, e una che oltre che donna è pure di colore e ha così pareggiato lo squilibrio dei due uomini bianchi. Hai ragione, perché non una donna italiana? E sinceramente avrei messo, come terzo giudice, qualcuno della casa editrice, che si trova invece a subire la scelta di tre “non esperti”.
    Una bella idea, in definitiva, ma gestita male. Correggere in corsa non è giusto, perché le cavie, oltre ai concorrenti, così diventano i telespettatori. Come dire “Mandiamolo in onda in Italia, correggiamo gli errori in base alle lamentele, e poi vendiamo il format perfezionato all’estero”.
    No, non mi è piaciuto, ho visto una puntata e mezzo, e la mezza è già tanto. Lo share passa dal 5,14% al 3,91%, considerando le defezioni in corso ho ipotizzato una discesa sotto il 2% per domenica prossima. E questo, salvo miracoli, significherebbe chiusura.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      25 novembre 2013 at 22:27

      Correggere in corsa non mi turba, se la correzione dimostra attenzione verso il pubblico. Allora ecco che smette di essere una cavia.
      Mi stupisco non abbiano approfittato dello “pseudo corso di scrittura” avrebbero avuto un discreto zoccolo di seguaci 😉

      • LFK Reply

        25 novembre 2013 at 22:31

        Anche secondo me. Io ipotizzavo una sorta di sfida tra gruppi di studio in stile Amici: consigli, aggiustamenti, dritte e alla fine i finalisti avrebbero dato una rilettura dei propri manoscritti per le correzioni legate a quanto appreso. Sarebbe stato bello, avremmo conosciuto i concorrenti e compreso qualcosa in più di scrittura. Certo, sarebbe stato un programma più lungo, ma secondo me più interessante per tutti. 🙂

        • Chiara Beretta Mazzotta Reply

          25 novembre 2013 at 22:36

          Guarda dopo cena (il vino aiuta) ho pensato (ahi, ahi ahi): gli autori non hanno messo a fuoco il programma.
          Se lo chiami Masterpiece devi stare sul pezzo, cioè sul romanzo, e lavorare su quello in tutte le salse. Ché uno scrittore può essere una cippa in un racconto (sono due formati diametralmente opposti e un centometrista non è un maratoneta), così come non è detto che chi non sa parlare e riassumere la sua trama sia un cattivo autore. Se il punto è il romanzo, quello conta. Anche se poi non scriverai più un tubo.
          Se invece volevi trovare degli autori, allora via libera alle prove. Il racconto, l’incipit perfetto, la chiusa, usa un indizio, scrivi prendendo spunto da una melodia… e poi, selezionati i migliori ecco che scatta la fase manoscritto.
          Però il secondo è un altro programma!

          • LFK

            25 novembre 2013 at 22:42

            Il secondo è un altro programma infatti. Stile Amici. Ma mettere al centro il manoscritto specifico è troppo difficile. Servirebbe molto tempo, troppo. Forse (come giustamente dici) neanche gli autori hanno capito cosa volevano. E da considerare anche il tempo: una seconda serata domenicale da un’ora e mezza scarsa. Cosa puoi fare?

          • Chiara Beretta Mazzotta

            25 novembre 2013 at 22:46

            Mah io da sadica li valuterei pure sul qual è 😉
            (E da casa tutti a godere sul divano!)

          • LFK

            25 novembre 2013 at 23:03

            In teoria dovresti farlo, altrimenti parliamo di un lavoro fatto con sufficienza. In pratica però quel lavoro lì lo si farà dopo, poco prima di stampare le 100.000 copie, sempre che non sia già stato fatto. 😉

          • Chiara Beretta Mazzotta

            25 novembre 2013 at 23:06

            Ah, sì. Prima di stampare un occhio lo darei 😉
            Parlavo delle bordate a bruciapelo, ché il correttore word lì non lo puoi usare!

  • sandraellery Reply

    25 novembre 2013 at 21:26

    La prima puntata è stata talmente uno sfacelo, seguito da commenti antipatici rivolti a chi osato criticarlo, che mi ha fatto desistere del tutto. Tv spenta e libro aperto. “L’ultimo dei Savage” un buon romanzo invecchiato, di un’attualità sconvolgente. Sono felice di sapere che Masterpiece sia migliorato, ma non ho cuore di continuare a guardarlo.

  • luisa71 Reply

    25 novembre 2013 at 22:48

    Ho visto la seconda puntata per caso e curiosità. Mi è subito salito il nervoso. Fa molto X Factor di Masterchef, formato writing, passando per la Mole (e relativi 59 secondi) con una immobile ed androide Sgarbi (Ma De Carlo rispetto a lei…). Mi aspetto il televoto, gli scatti alla risposta e pure un definitivo abbandono della scrittura come cosa da prendere sul serio (Non parlo per me ovviamente).
    Non so che avesse in testa quello che ha detto che è un debole pensando che fosse una carta da giocarsi… idem per l’ex anoressica che, dopo essere stata capita/umiliata (Manoscritto strappato con veemenza da un urtato de Carlo che non ha resistito al gusto della drammatizzazione indignata) e sbattuta fuori, rischia di ricadere nel tunnel, perché la psiche di chi vive quei fantasmi è tutt’altro che una struttura rigida. Insomma, non mi piace affatto. Parafrasando qualcuno molto più titolato di me:
    si scrive come si nasce…soli.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      25 novembre 2013 at 22:56

      Luisa, mi sa che hai visto la prima,povera te…
      La seconda è stata “meno peggio” 😉
      Il mio gioco è: come si parla di scrittura e di libri in tv?
      Se parli con gli autori (e leggi le loro cose), se vai in libreria, se dai un occhio ai commessi (non ai librai), se intervisti i “lettori”, altro che scatti alla risposta e televoto… il panico si chiama Nulla!
      O estinzione.
      Gli spazi vanno occupati, di questo sono convinta, e mi piacerebbe capire come un programma (pop) potrebbe parlare in modo piacevole di storie e scrittura. Io sono certa sia possibile.

      • luisa71 Reply

        26 novembre 2013 at 10:44

        Pensavo di aver risposto ieri, ma non ho dato l’invio!
        Tutto è possibile, ma se non si levano il “Talent” dalla testa, con quella arrogante struttura frontale, non se ne esce. De Carlo che strappa i testi, non è che una riproposizione della volgarità del potere, così come si manifesta ultimamente. Ci sono trasmissioni come “Per un pugno di libri” che mi sembrano molto ben fatte. La cosa che si evidenzia in quel programma è che prima di scrivere, bisogna leggere. Qua invece, si veicola il messaggio che avere avuto l’anoressia basti per farne un libro (Cito lei perché è la prima che mi viene in mente). In giro è pieno di gente che ha qualcosa da scrivere.
        Un tipo di mia conoscenza, sull’onda del delirio, se l’ è presa con facebook perché tutti stanno lì e per questo …nessuno lo legge, così, incuriosita vado a vedere il suo sito rivelazione. Sfondo alla “Guerre stellari” con tanto di firmamento che ti esplode in faccia, scritta bianca e in grassetto, ovvero non si legge…e quel poco che si legge, è fatto di lagne noiosissime sul mondo ostile quello di “Loro” i cattivi, mentre “io”…”L’arte è come la vita, e la vita è bella”. Questa l’ha detta Abbado, e per me ha ragione, ma è vero anche che serve un gran lavoro e una dote naturale che nessun talent potrà mai darti, prima di arrivare ad essere bravi scrittori, o per lo meno, scrittori “commerciali”, se la parola è quella giusta.

        • Chiara Beretta Mazzotta Reply

          26 novembre 2013 at 11:04

          Siamo d’accordo. Il rischio di questo talent è quello di scovare cavie per l’Eap…
          Proprio per questo è importante occupar questi spazi bene; è importante pure lamentarsi da spettatore e pretendere qualcosa di meglio. Pretenderlo!
          Per un pugno di libri l’hanno chiuso. Ahimè.

  • luisa71 Reply

    25 novembre 2013 at 22:51

    “Si vive come si SOGNA” …NON COME SI NASCE! 🙂 PARDON…ed era Conrad, ovviamente.

  • Scott Pilgrim Reply

    25 novembre 2013 at 23:09

    Ho guardato distrattamente solo il secondo episodio. Il format non mi convince, vorrei che approfondissero di più il lavoro fatto, il libro per il quale sono stati selezionati.
    La prova del tema in trenta minuti non mi sembra affatto interessante o utile a capire qualcosa di un autore. Molto meglio la proposta di sottoporli a fasi di editing. Costruttivo per gli spettatori e utile anche a capire meglio qualcosa del libro al di là della paginetta messa sul sito.
    Mi accodo alle perplessità sulla giuria. Avrebbe dovuto essere più variegata e composta di chi i libri li giudica.
    La nota positiva è stata la colonna sonora. Xx e anche i miei amati Mùm, ma per quello c’è il lettore mp3.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      25 novembre 2013 at 23:12

      Sulla sigla e sulla colonna sonora nulla da dire, già.
      Per il resto concordo su tutta la linea. Il format più che non convincere, direi che non c’è ancora…
      Gli tocca sgobbare ancora un bel po’!

  • impossiball Reply

    26 novembre 2013 at 11:03

    Per me non mangiano il panettone.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      26 novembre 2013 at 11:06

      Non lo so, mi concederò una sbirciata alla terza puntata prima di esprimermi.
      Certo che, oltre ai problemi del format, l’orario non aiuta…

      • impossiball Reply

        26 novembre 2013 at 11:12

        Sarà una emorragia di spettatori continua:
        – il classico “lettore forte” ha già abbadonato una volta capito che non si parla nè di libri, nè di lettura, nè – soprattutto – di cultura.
        – l’aspirante scrittore sta lì e guarda ma è perplesso pure lui (oppure sta lì a dire “ma che merda di manoscritti, come hanno fatto a scartare il mio”)
        – l’appassionato di talent show in generale magari resiste, ma gli sbadigli sicuramente non mancano. Ovviamente quelli che sono fan dei giudici cattivoni che stroncano senza pietà (alla Rudy Zerbi) hanno già abbandonato (ma si sono visti su youtube le sfuriate di De Carlo che avevano perso)

        e infine, Bompiani ha spedito i suoi scagnozzi in giro per l’Italia a caccia di quelli che hanno lo scatolotto dell’Auditel, costringendoli a non guardare Masterpiece: se lo chiudono, loro non devono stampare 100000 copie di un libro che nessuno leggerà 😀

        Chi rimane? Gli appassionati di live tweeting (potrei considerarmi tale, nel senso che ho guardato la prima puntata giusto per quello), ma quelli basta che abbiano un impegno anche piccolo piccolo e addio (infatti la seconda non l’ho vista).

  • Andrea Atzori (@AndrAtzori) Reply

    27 novembre 2013 at 10:28

    “ROME: Masterpiece, an Italian TV Reality show on Rai 3, the new experiment to discover the Next Big Writer and boost reading in Italy, has been discussed with much sarcasm in the European and American media.” (PublishingPerspectives)

    Ciao Chiara, complimenti per il blog.
    La tua riflessione mi ha fatto ripensare alle numerose critiche estere (non che fosse sarcastica, tutt’altro). Io – ammetto – stando fuori non ho visto il programma, ma l’intero buzz che ha generato è molto curioso. Sarà banale dire che “chi disprezza compra”, ma sono ancora più curioso di vedere la copia British di Masterpiece che, senza dubbio, a breve approderà nelle Tv di mezzo mondo. Che le Tv estere riescano a migliorare il formato? In ogni caso, abbiamo creato un mostro 🙂

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      27 novembre 2013 at 10:59

      Ciao Andrea,
      grazie! Sì, ovviamente un nuovo talent non poteva altro che fare notizia. E in effetti, nonostante lacune e goffaggini (pure qualche orrore dai!), è una sfida non da poco.
      Temo tu abbia ragione: abbiamo creato un mostro! 😉 Attendo, curiosa, gli sviluppi…

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